HORROR - Zombies of Mass Destruction
In un paesino nella provincia americana, un virus letale trasforma gli uomini in zombi, e la carneficina diventa metafora del razzismo e della paura di attacchi terroristici. Il tutto, mentre il sangue scorre a fiumi. Un piccolo e vivace horror indipendente, diretto da Kevin Hamedani, tra splatter, citazioni e parodia
Fin dai tempi del leggendario La notte dei morti viventi (1968), gli zombi movies sono spesso stati utilizzati come specchio della situazione sociale e politica della realtà dei tempi. Non fa eccezione questo piccolo horror indipendente diretto da Kevin Hamedani, Zombies of Mass Destruction, uno dei film scelti quest'anno dall'attivissima After Dark Productions per essere inseriti all'interno del festival 8 films to die for, godere di una pur limitata distribuzione nelle sale americane, ed essere poi distribuiti a livello internazionale.
Siamo di fronte a una pellicola che nella sua essenza tenta di mescolare, con discreta efficacia, orrore e ironia, splatter e satira, inquietudine e parodia, fontane di sangue e citazionismo cinefilo, toccando temi più che attuali nella civiltà globale contemporanea.
La vicenda si svolge a Port Gamble, piccola cittadina di provincia, che nelle fasi iniziali assomiglia all'apparentemente innocuo microcosmo dai colori pastello di Velluto Blu di Lynch. In realtà, tra vita quotidiana e sorrisi di circostanza degli autoctoni, si nascondono in profondità ansie, lotte interne, e soprattutto un dilagante razzismo. Ne fanno le spese Frida, giovane ragazza americana (ma di famiglia iraniana), guardata con sospetto dai locali, e una coppia di gay, allontanatasi dal paese per poter vivere il proprio amore, e ora tornati per tentare con molte difficoltà di rivelare alla madre di uno dei due il rapporto che li lega. Nel mentre, uomini sempliciotti (e ignoranti), un sindaco che mira solo al potere, e un diacono dalle idee radicalmente conservative, cercano di estirpare dalla comunità ogni figura “altra”, e in quanto tale immonda e peccatrice, per evitare il rischio che Dio possa punire l'intera comunità.
In tutto questo, poco alla volta, un misterioso virus trasforma le persone in morti viventi affamati di carne, il contagio si diffonde, e gradualmente si scatena il massacro. In pochi si salveranno.
ZMD vive di connotazioni già ampiamente sviscerate negli anni recenti del cinema horror, e cerca di aggiustarle nell'ottica di denuncia sociale che ne ingloba la struttura. Il virus diventa, nelle menti ottuse dei cittadini di Port Gamble, e nelle news televisive, un attacco terroristico perpetrato da un bizzarro arabo che riporta palesemente alla figura di Bin Laden, e l'innocente Frida è imprigionata (e torturata) con l'accusa di essere complice del misfatto. Nelle strade intanto il sangue scorre a fiumi, e le vittime dell'attacco zombesco sono squartate e divorate senza pietà.
Hamedani ci va giù pesante, e non risparmia sequenze estreme e coraggiose, tra madri che tentano di mangiarsi i figli, bambine investite da camion impazziti, figli che ammazzano a martellate i propri padri, e così via. Un blood feast vivace e delirante, nel quale trovano spazio omaggi più o meno palesi a tanti horror di culto, gli zombi romeriani in primis (l'iconografia, l'assedio, i pasti antropofagi), ma anche Braindead di Peter Jackson, 28 giorni dopo di Boyle, il recente ed esilarante Shaun of the Dead, per arrivare perfino a un grottesco esperimento di correzione mentale (a danni dei ragazzi gay) che riporta alla kubrickiana Arancia Meccanica.
Il risultato complessivo di questo marasma è tutto sommato piacevole, e l'obiettivo di base può ritenersi raggiunto, anche se non sempre l'intensità si mantiene alta, e il lato derivativo della pellicola a volte risulta perfino eccessivo, togliendo spazio a potenziali idee talvolta latitanti o lasciate ai margini. Insomma, il film è gustoso, ma in alcuni punti “si accontenta”, e manca di un qualche spunto maggiormente ricercato. In ogni caso, gli appassionati hanno di che divertirsi, e le significazioni anti-razziste messe in atto risultano comunque oneste e intelligenti, per quanto chiaramente prevedibili.
ZMD, con un cast composto da Janette Armand, Doug Fahl, Cooper Hopkins, Bill Johns e Russell Hodgkinson, è stato proiettato ad aprile in Italia, nel corso della sezione Midnight Madness del GLBT Festival di Torino. Per chi volesse recuperarlo, si trova in Dvd edito da Lions Gate (in lingua inglese), mentre sul web sono disponibili i sottotitoli in italiano.
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