MOVIEGAMEs - Morti viventi: “Resident Evil”

Ispirato al cinema di George Romero, il gioco s’inserisce nel filone del “survival horror” ed è caratterizzato anche da un’elevata “cinematograficità” delle inquadrature. In attesa del film di Paul Anderson con Milla Jovovich

Mentre ancora attendiamo che “Tomb Raider” arrivi sui nostri schermi, è stato dato l’ultimo ciak anche a “Resident Evil” mentre un nuovo capitolo “Code: Veronica X” arriva anche sulla PS2 (in Italia viene distribuito da C.T.O. nella versione anglo/franco/spagnolo/tedesco) dopo essere uscito inizialmente per DreamCast.
“Resident Evil” nasce in Giappone col nome di “Biohazard” sfruttando il successo del neonato genere “survival horror” inaugurato da “Alone In The Dark” ed ispirandosi esplicitamente al ciclo romeriano degli zombi. Il successo della serie è travolgente prima di tutto perché alla base di essa sta una storia coinvolgente e credibile: la società americana Umbrella deve sviluppare nuove armi biologiche per il Pentagono. Tra queste il virus-T che “zombifica” gli esseri viventi contagiati facendoli morire e rinascere come mostri decerebrati e affamati di carne vivente ma resistentissimi e praticamente inarrestabili. Ovviamente però il virus sfugge al controllo e infetta la cittadina americana di Raccoon. Poliziotti, truppe speciali dell’esercito e semplici cittadini cercano, nei vari episodi, di salvare se stessi e i propri cari dalle orde di mostri mentre la polizia privata della società deve eliminare tutti i testimoni per coprire l’incidente. In quest’ultimo episodio vediamo una vecchia conoscenza,
Claire Redfield, giunta in RE2 a Raccoon City in cerca del fratello Chris, venire rapita dagli agenti dell’Umbrella e portata su una misteriosa isola dove abita il proprietario della società e dove vengono condotti altri e forse più pericolosi esperimenti. Molto del pathos della storia viene giocato sulla perversione del suddetto proprietario, che assistiamo commettere atti di gratuità crudeltà verso gli animali e affettuosità vagamente incestuose verso la sorella gemella. Egli affronta Claire come se tutto fosse un gioco invece che una sfida mortale. Ci dovremo aggirare tra i saloni sempre più gotici del suo maniero evitando zombi e bestiacce ancora peggiori per riuscire a trovare il modo di scappare.
Il titolo – come già detto – s’inserisce nel filone del “survival horror” che, oltre che per l’azione unita a storie angoscianti, è caratterizzato anche da un’elevata “cinematograficità” delle inquadrature. Esse infatti non sono in soggettiva alla “Doom” ma neppure semplici visuali esterne come per “Tomb Raider” o “Max Payne”: piuttosto in ogni ambiente è piazzata una sorta di telecamera virtuale che si attiva quando il protagonista vi accede, avendo cura di rendere drammatica la sua avanzata (del resto con una dettagliata visuale 3D sarebbe uno scherzo abbattere da lontano i lenti e goffi zombi).
George Romero nel 1997 ha ricambiato l’interesse nei suoi confronti degli sviluppatori giapponesi di Capcom realizzando un breve filmato pubblicitario per “Resident Evil 2” avvalendosi degli effetti speciali di Screaming Mad George. All’epoca iniziarono a diffondersi voci di un interessamento romeriano a dirigere un film basato sul videogioco. Romero ha anche steso diverse sceneggiature di cui la prima, datata 1998, è disponibile in rete. Tuttavia la tedesca Costantin Film, detentrice dei diritti cinematografici della serie, è poco interessata al taglio romeriano in sintonia alle sue precedenti pellicole e vuole invece un film maggiormente d’azione. Ecco dunque venire ingaggiati Paul Anderson, regista che già aveva fatto un egregio lavoro adattando con ironia per lo schermo “Mortal Kombat”, e Milla Jovovich come protagonista. Rendendo però i fan molto perplessi anche Paul Anderson ha deciso di riraccontare da zero la storia non inserendo nessuno dei personaggi già noti della serie. Il film, che ha come sottotitolo “Ground Zero”, è previsto in uscita per aprile 2002 e fino a quel momento non si potrà fare un confronto tra le due impostazioni registiche. Rimane da osservare che la sceneggiatura romeriana a disposizione ha una fase iniziale estremamente coinvolgente grazie anche a scene di grande impatto visivo, mentre sembra perdersi nel finale con il girovagare dei militari nella base devastata e con la loro decimazione da parte di mostri sempre più potenti e incredibili. Ritornando al gioco resta da dire dell’ottima grafica il cui impatto è però minimizzato dal gameplay identico a quello degli altri episodi. E se lo scarso spazio nell’inventario può essere visto come un modo per costringere il giocatore a non accumulare troppe armi tenendolo sempre sul filo del rasoio di una potenza di fuoco limitata (occorre in più considerare che “Code: Veronica X” è l’episodio con il grado di difficoltà più elevato), meno giustificabile appare la permanenza degli stacchetti delle porte che si aprono su sfondo nero ogni volta che si cambia ambiente. Se all’inizio sono più fantasiosi di un fermo immagine con la scritta “loading…”, alla lunga si dimostrano tediose assai.
Infine aggiungiamo che da ottobre viene inaugurata da Mondadori una collana di romanzi da edicola, parallela ad “Urania”, tutta dedicata a “Resident Evil”. E se contiamo uno spot televisivo di caramelle alla frutta in cui assistiamo ad un loro clamoroso cambiamento di dieta, possiamo assennatamente concludere che gli zombi non sono mai stati così vivi.
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