Una scomoda verità: il clima mondiale al punto di non-ritorno
Il riscaldamento globale ha raggiunto livelli ormai insostenibili, la minaccia climatica è più vicina di quanto possiamo pensare; un documentario con protagonista Al Gore cerca di sensibilizzare governi e opinione pubblica a problematiche ormai non più procrastinabili

Non si è ancora spenta l'eco della dodicesima Conferenza Internazionale sul Clima, svoltasi a Nairobi il mese scorso e alla quale hanno partecipato delegati di duecento paesi, che ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale il problema delle condizioni climatiche del pianeta.
Un problema che ha già avuto negli anni passati, e purtroppo si presume potrà ancora avere, risvolti drammatici, e che può essere riassunto in una semplice quanto inquietante espressione: global warming, riscaldamento globale. Non è più un segreto per nessuno che la temperatura del nostro pianeta ha subìto, negli ultimi decenni, un'incredibile impennata verso l'alto, non paragonabile a nessun'altra nella storia della Terra. Le conseguenze di questo surriscaldamento, provocato dai gas serra che intrappolano il calore solare all'interno dell'atmosfera, sono state tragiche: scioglimento dei ghiacci polari, uragani (tra cui il famigerato Katrina, che nell'agosto 2005 ha messo in ginocchio New Orleans), desertificazione, recrudescenza di malattie che si ritenevano debellate da secoli, siccità, incendi.
La situazione sta rapidamente raggiungendo un livello insostenibile, anche a causa del fatto che i governi hanno a lungo ignorato gli allarmi lanciati dai climatologi di tutto il mondo; anche il noto Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997 dalla maggior parte dei paesi (tranne Stati Uniti e Australia), è stato perlopiù disatteso, né si è riusciti a contenere il livello delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) a un livello accettabile. Ora, però, l'allarme degli studiosi si è fatto ancora più minaccioso: il rischio è quello di superare il cosiddetto punto di non-ritorno, al di là del quale nulla potrà più essere fatto per evitare una serie di danni irreversibili agli ecosistemi: tutto ciò che abbiamo, la natura che ci circonda, potrebbe sparire per sempre.
C'è però un personaggio pubblico che da almeno trent'anni si batte per far conoscere queste problematiche, e che è il protagonista di un film che è già uscito in quasi tutto il mondo e che, presentato in anteprima a Torino in una serata organizzata dal Museo del Cinema, il mese prossimo arriverà anche in Italia. Il personaggio è Al Gore, già vice-presidente americano durante il governo di Clinton e sconfitto da Bush alle elezioni del 2000, e il film è Una scomoda verità (An Inconvenient Truth).

Sulla scorta del documentario di denuncia sociale che, da Michael Moore a Morgan Spurlock, tanta fortuna ha avuto negli ultimi anni, il film, diretto da Davis Guggenheim, racconta, mostrando precisione nell'enunciazione dei dati ma anche una certa dose di ironia, la lunga battaglia che Gore, autore anche del libro omonimo, conduce da molto tempo per sensibilizzare l'opinione pubblica e i governi al problema del riscaldamento globale. Una battaglia che lo ha visto protagonista di convegni in ogni parte del mondo, ma che tuttavia prende la forma, in Una scomoda verità, di una conferenza nella quale il senatore statunitense illustra con implacabile accuratezza una situazione ormai sull'orlo del collasso.
L'intento dichiarato del film è di spazzare via la vulgata secondo la quale il riscaldamento globale sarebbe il semplice risultato di uno dei cicli climatici che da milioni di anni investono la Terra, uguale ad altri già verificatisi e che potrebbero verificarsi in futuro. Ciò che il film invece afferma molto chiaramente è che questa situazione, oltre a non avere precedenti per intensità, è stata creata dall'uomo, e che se non si inverte la rotta non ci sarà alcun futuro. I proclami possono sembrare eccessivamente allarmistici, ma è sufficiente guardare con attenzione Una scomoda verità ed effettuare dei collegamenti logici tra gli avvenimenti degli ultimi anni per comprendere che il rischio è reale e, ciò che è peggio, assai prossimo.
"La situazione è grave ma non seria" direbbe Ennio Flaiano con un'ironia che si avverte a tratti nel documentario di Guggenheim, ma che non riesce a nascondere la sensazione di pericolo imminente che rimane dopo la visione del film. Invertire la rotta è responsabilità di tutti, e ciascuno di noi può fare la sua parte, come con encomiabile scrupolosità avvertono le didascalie che chiudono il film. Perché, prima che possiamo davvero rendercene conto, potrebbe ormai essere troppo tardi.
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