SCONFINAMENTI - Apocalypto, now...

Mentre muta il concetto di minoranza in un paese dove l'opinione pubblica combatte le istituzioni/burocrazie, il dibattito sul divieto al film di Gibson mette in scena la "modernità che avanza", che invoca una barriera protettiva per i nostri figli. E allora, da The Village al Giovane Holden fino a Mel Gibson.. dove stiamo andando? Verso un'apocalisse...

C'è qualcosa che sfugge in questo vociare che si sta creando (artificiosamente? Con "simpatia" della promozione del film che vorrebbe ripetere l'esperienza della Passione..?) attorno all'ultimo film di Mel Gibson. Non il fatto che, per una volta, le famigerate "commissioni censura" (anche se nessuno le chiama più così...) siano più aperte e liberali dell' "opinione pubblica", ma semmai per il fatto curioso che stiamo assistendo - in un periodo in cui siamo governati politicamente da una maggioranza risicatissima - ad una singolare rivolta delle minoranze nei luoghi/istituzioni che decidono. E' un segnale interessantissimo, che apre nuove prospettive a chi si sente, all'opposizione, stritolato dal potere (logoro?) delle istituzioni. A Torino la "minoranza" dell'Associazione Cinema Giovani, si dimette uscendo dall'Associazione stessa e, con l'avallo di altre istituzioni (Museo, Assessorati, Film Commission) e l'appoggio della grande stampa (Repubblica, La Stampa, ma non il Manifesto) difatti rivoluziona i poteri nominando un nuovo Direttore del Festival (anche se la battaglia è ancora in corso e vedremo come andrà a finire...). A Roma, la "minoranza" della "Commissione di revisione cinematografica", che ha decretato il non divieto ai minori di 14 per Apocalypto, insorge sui mass media e grida allo scandalo. Sollecitato in tal senso interviene addirittura il Ministro dei Beni Culturali Rutelli, poi l'associazione degli esercenti, infine persino il distributore del film (la Eagle) che "raccomanda «caldamente» una «particolare sensibilità all'ingresso in sala» dei minori"...

E' la meraviglia della democrazia italiana. Siamo tutti vittime di una maggioranza che prende delle decisioni sbagliate? Rivoltiamoci. Gridiamo ai media e ad altre istituzioni e troviamo il sostegno alle nostre battaglie. E la burocrazia delle commissioni che "prendono le decisioni" viene letteralmente spazzata via....

E' una curiosa rivolta, politico-mediatica, che travolge le strutture stesse che governano la gestione comune delle cose pubbliche. Chi ha ragione? Le vecchie strutture, che rinchiuse nelle stanze decide cosa far vedere o meno nei Festival e nei cinema, o i "rivoltosi" che assalgono la Bastiglia delle istituzioni burocratiche?

Permetteteci di non prendere posizione. Ma di ragionare solo su alcune dichiarazioni.

Paolo Protti, presidente dell'Anec, in una nota che pubblichiamo, sostiene che il meccanismo della censura è oggi inadeguato ai tempi, e che "il problema non riguarda soltanto il settore cinematografico, ma tutto l'audiovisivo. I giovani sono sottoposti a scene violente su tutti i media, dalla televisione a Internet ai videogiochi, settori che a differenza del cinema sono sottoposti a minori controlli. Auspico pertanto che il meccanismo di censura venga rivisto e che riguardi tutto l'audiovisivo".

Ecco la modernità che avanza. Perché combattere delle battaglie per proteggere i minori di 14 anni solo nei cinema risulta evidentemente perdente. Oggi qualsiasi ragazzino può vedere ben altro da qualsiasi notiziario tv, internet o videogioco. Quindi consapevoli di questo bisogna intervenire a più ampio raggio. Forse vietare la visione delle news in tv ai minori di anni 14 e anche di internet e dei videogiochi sarebbe la meravigliosa e definitiva "soluzione finale". Una sorta di barriera protettiva per i nostri figli, che gli impedisca di vedere le violenze efferate di cui è stracolma la nostra società. Niente più video con l'impiccagione di Saddam Hussein, e solo deliziosi videogiochi tipo The Sims, dove magari non si tagliano le teste ma ci si prepara culturalmente alla "guerra sociale" del mondo adulto, tra lavoro, rapporti utili, matrimoni, morti e investimenti.

Ora, a parte la difficoltà tecnica (Internet come lo vietiamo ai ragazzi? Con un rilevatore automatico/biologico dell'età di chi si connette?) e quelle di natura economico industriale  (il bacino di utenza dei ragazzi della fascia 8/14 è di straordinaria ricchezza commerciale, quale multinazionale ne farebbe a meno?), ci domandiamo: possiamo trattenere i nostri ragazzi per 14 anni sul confine del mondo? Per poi scaraventarli impreparati e innocenti nel mondo adulto a 15?

Viene da pensare al mondo artificiale di The Village, con i suoi giovani protetti dal mondo  degli adulti attraverso una gabbia/finzione che gli nasconda il mondo reale, regalandogli solo quello immaginario.  Dove stiamo andando? Verso un'apocalisse...

E allora il film di Gibson, al di là dei suoi fin troppo evidenti "limiti cinematografici", diventa un luogo esplosivo, un'iconografia interattiva e danzante, un'iperbolica messa in scena del rifiuto della modernità, con il sacrificio di giovani a un'entità superiore. Gibson straccia ogni complessità, raggiunge il cuore del problema attraverso la banalizzazione più assoluta del conflitto bene/male (se vogliamo leggere i "contenuti" del film... ma esistono?) e al contempo fa esplodere la visione in un mondo/videogame dove il "corpo", martoriato, fustigato, ma curiosamente "salvato" dalla morte, perché non "cristologico", diviene pertanto portatore di un rifiuto del sacrificio umano, corpo impazzito eppure attrezzato al conflitto, ancora capace di trattenere la vita a tutti i costi. Per questo il protagonista corre corre, e poi diventa un Rambo nella foresta, e poi combatte fino alla "visione" che gli cambierà il set mentale: gli "alieni" spagnoli sbarcano, il "nuovo mondo" arriva. E per sopravvivere a quel nuovo mondo non basterà più la foresta concreta, ma neppure quella reale/artificale di The Village. Circa quarant'anni fa il Giovane Holden voleva acchiappare i bambini che cadevano nel campo di segale... tentativo ultimo post-Peter Pan di non far crescere i ragazzi e non trasformarli nell'orrore adulto. Oggi si vorrebbe fermare il mondo per 14 anni e riaccenderlo subito dopo. Apocalipyo: l'orrore, l'orrore....

LINK

L'abbiamo scoperta per caso, ma andatevi a vedere le opere di quest'artista americana, Diana Bryan, ne vale davvero la pena!

www.dianabryan.com

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