SCONFINAMENTI - Il cinema della cronaca vera
Note a margine sul nuovo docudramma programmatico in Corea e Stati Uniti: confronto a tre tra gialli veri senza colpevole. Memories of Murder, Zodiac e Voice of a Murderer nascono dalla cronaca, che suggestiona la finzione e da questa, a sua volta, è influenzata per risvegliare ansie collettive che si credevano sopite.
Ispirarsi a storie vere è da sempre una costante del cinema, che si identifica nell'attualità della cronaca e ne spettacolarizza, quando necessario, i lati oscuri. Recentemente l'asse Corea - Stati Uniti
ha prodotto un'eco che, a distanza di meno di un lustro, ha permesso al pendolo di completare il suo movimento andata/ritorno. Tre casi criminali insoluti diventano infatti lo specchietto per le allodole per terrorizzare il pubblico, su grande schermo ma contemporaneamente anche fuori dalla sala cinematografica, una volta calato il sipario e terminata la finzione.
Il trucco è facilmente svelato: basta mettere in scena un fatto vero irrisolto per far temere che l'evento mediatico possa ridare vita alle velleità omicide di un serial killer senza volto. A Seoul, quando uscì Memories of Murder (2003, di Bong Joon-Ho), il passaparola popolare fomentò un terrore sotterraneo collettivo ipotizzando, implicitamente, che l'assassino ancora a piede libero potesse colpire, di nuovo, dopo tanti anni di silenzio. La linea di demarcazione tra buona fede e marketing è sottilissima. Se il primo esempio gode del beneficio del dubbio cosa pensare di Zodiac (2006, di David Fincher) o di Voice of a Murderer (2007, di Park Jin-Pyo), che del possibile clamore massmediologico erano ben consapevoli già in fase di pre-produzione?
Prescindendo dai risultati artistici, è da ammettere che le storie prese in esame hanno premesse
intriganti, molto cinematografiche. In Memories of Murder un serial killer terrorizza la provincia rurale sudcoreana; in Zodiac lo stesso avviene in una San Francisco spettrale, ma in più l'assassino sfida la polizia tramite una serie di lettere inviate ad un quotidiano locale; Voice of a Murderer è incentrato sul gioco crudele di un rapitore che tormenta la famiglia dell'ostaggio con centinaia di telefonate. Il fulcro del discorso di tutte e tre le opere è l'ossessione. Dei detective, dei maniaci, delle vittime, ma anche dei registi, nel mettere in scena pulsioni rosso sangue, e del pubblico, nel subirle e somatizzarle. I colpevoli sono spesso assenti ma mai come in questo caso il fuoricampo è, per traslazione, un modo di evidenziare il disagio sociale che colpisce parimenti gli strati metropolitani - San Francisco o Seoul, poco cambia - e le campagne suburbane.
Cosa implica un simile processo di identificazione tra reale e immaginario? Vale la pena di notare che siamo agli antipodi dell'«instant movie» classicamente inteso: qui si rivanga nel passato (sporco). Nel primo caso l'effetto sorpresa è stato deflagrante, riportando in luce, con fare investigativo, un caso morto e sepolto. Il modello americano privilegia, piuttosto, un approccio documentaristico, di studio entomologico della materia; aiutato in questo suo oggettivo scrutare da un romanzo che in precedenza aveva assunto funzione di spartiacque. Non a caso, allora, il terzo risultato, in ordine cronologico, non portando innovazioni di forma o sostanza, risulta il meno interessante, paradossalmente anche per mera resa qualitativa, nonostante il regista abbia un curriculum di tutto rispetto.
Il fascino del mistero, applicato alla psicopatologia morbosa del pubblico moderno, richiede
un'estremizzazione dei contenuti sempre più spinta. In tempi di reality, di telegiornali che nulla risparmiano all'audience in qualunque fascia oraria, occorre ricorrere a temi forti, scottanti, e soprattutto attuali, per conquistarsi una fascia di mercato fondamentale per sopravvivere alla concorrenza televisiva, mai come oggi così agguerrita. Se l'approccio contenutistico è tipico del piccolo schermo - la distanza ideologica da tanti format giornalistici, indipendentemente dalla loro credibilità, è davvero minima - il cinema ha dalla sua il vantaggio di poter orchestrare le storie garantendo confezioni adeguate ed emozioni amplificate. A patto di non esagerare con le ripetizioni e di non ripercorrere in maniera pressante o banale gli stessi stereotipi. Ricordiamoci che stiamo parlando di un sottofilone marginale che ha delle grandi potenzialità ma che è sostanzialmente privo delle radici, nel lungo periodo, per ascendere a genere a sé stante.
MEMORIES OF MURDER
ZODIAC
VOICE OF A MURDERER
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