YOUMAN, l'insostenibile leggerezza del cinema
Youman, nel suo tourbillon di storie sussurrate e urlate, ci parla di quando il cinema arrivava da lontano, e sorprendeva tutti, il cinematografo. Lasciando allibiti gli spettatori e trasformando i giocolieri, gli imbonitori, i clown, i cantori e tutti gli artisti degli spettacoli dell’epoca in un qualcosa di immediatamente superato, andato, morto. Youman, è il titolo di questo strampalato, delizioso e spiazzante spettacolo, scritto da Antonio Farisi. Ed è proprio in questo suo mettere l’accento sull’uomo, che sta il cuore della storia, delle storie che Farisi racconta, facendole interpretare dal corpo “alieno” di Olek Mincer e raccontate dalla fisarmonica, sottile e sinuosa, di Roberta Montisci. GALLERIA FOTOGRAFICA
Un qualcosa che contemporaneamente (e meravigliosamente) sembra provenire dal passato e dal futuro. Un urlo che arriva da lontano, ma che non sappiamo riconoscere se proviene dal nord o dal sud, come se fosse un’eco, delizioso e straziante, un territorio oscuro e impenetrabile che pure è lì, a un passo, che quasi possiamo toccarlo, sfiorarlo. E invece possiamo soltanto immaginarlo.
Vedendo questo spettacolo “gioiosamente anacronistico”, sere fa, all’Isola del Cinema, in uno spazio/contenitore assolutamente imperfetto, del tutto (apparentemente) inadeguato ad esibire uno spettacolo che fa della lettura un’operazione visiva, tra gente capitata lì per caso, chi arrivava a spettacolo iniziato, chi era lì da un’ora e aspettava confidando che i tecnici non facessero ritardare troppo lo spettacolo, insomma in questo luogo dell’assurdo, dove nessun attore amerebbe mai esibirsi, dove gli occhi, le orecchie e i corpi degli spettatori sembrano anime perdute, si è avuta la sensazione di assistere a un qualcosa di radicalmente diverso, di mostruosamente attuale nella sua, volutamente esibita, obsolescenza.

Tre corpi, una fisarmonica, due luci, anzi tre. Un tavolo, una macchina da scrivere, tanti fogli da leggere. Un reading, diciamo oggi. Il primo che appare in scena è l’autore. Un autore/corpo, dunque, che non si nasconde, anzi si esibisce in un gioco assurdo di parole e suoni, incomprensibile e “senza senso”, eppure doveroso omaggio a chi il cinema lo ha trasformato in un qualcosa che colpiva l’animo di milioni di persone, Charlie Chaplin. Youman, è il titolo di questo strampalato, delizioso e spiazzante spettacolo, scritto da Antonio Farisi. Ed è proprio in questo suo mettere l’accento sull’uomo, che sta il cuore della storia, delle storie che Farisi racconta, facendole interpretare dal corpo “alieno” di Olek Mincer. Un attore che sembra provenire da un est che non è mai abbastanza est…. Come se il mondo stesso facesse fatica a contenerlo e lui provenisse sempre “da un po’ più in là”. E, dall’altra parte di un “immaginario” palco, troviamo l’altra pista, quella sonora, il “coro greco” delle storie, raccontate dalla fisarmonica, sottile e sinuosa, di Roberta Montisci.
Inattuale, definitivamente. Come il cinema. Che però è sempre dentro tutte le storie possibili. Come i protagonisti delle storie raccontate che lambiscono e sfiorano, e infine si scontrano con l’arrivo della settima arte, o del centoventesimo spettacolo, o della milleduecentesima industria, o della quattrocentesima invenzione scientifica. Perché Youman, nel suo tourbillon di storie sussurrate e urlate, ci parla di quando il
cinema arrivava da lontano, e sorprendeva tutti, il cinematografo. Lasciando allibiti gli spettatori e trasformando i giocolieri, gli imbonitori, i clown, i cantori e tutti gli artisti degli spettacoli dell’epoca in un qualcosa di immediatamente superato, andato, morto. Sepolto. Un’epoca in cui lo schermo del cinema era grande, e appariva immenso. Dove all’ombra di quelle ombre in movimento nascevano (e morivano) storie, amori, passioni, ribellioni, rivoluzioni.
Vediamo Olek Mincer declamare le sue letture, lo osserviamo mentre l’autore Antonio Farisi lo ammanetta e sottopone a interrogatorio, e infine – come in uno spettacolo d’altri tempi – mentre l’autore imbonisce il suo pubblico con delle (apparenti) improvvisazioni e la fisarmonica di Roberta Mentisci ne sublima le architetture dell’immaginario, l’attore/corpo entra in contatto con il pubblico, gioca a un consumo interattivo, sposta in avanti – improvvisamente – le lancette della storia. Perché Youman, dice l’autore, “è l'esatto contrario di youtube”. Il vecchio e il nuovo, l’antico e il moderno. Lo spettacolo dei corpi dei suoni e delle luci (la rappresentazione fantastica) contro la modernità del video (la rappresentazione pseudo-realistica).
Ma come spesso accade, l’autore, che
ama giocare con i paradossi, è costretto a subire a sua volta il paradosso della rappresentazione: tanto più Youman cerca di far sentire il cinema, tanto più ne rappresenta un’inevitabile assenza. Il cinema diventa immaginato, piuttosto che immaginario. E non è proprio quello che, giornalmente, sembra involontariamente raccontarci l’universo di Youtube?
Spettacolo per spettatori curiosi e affamati, disposti ad aprire le porte della percezione a un passato che si intreccia col futuro, Youman lascia stupiti per il volume di storie possibili da mettere in scena, per la capacità di Mincer di fare immaginare un’intera compagnia teatrale sulla scena, e ci riporta, come dice l’autore, al tempo in cui il cinema invadeva la vita di tutti.
Oggi le vite di tutti hanno invaso il cinema e, forse, Youman è l’ultima storia cinematografica possibile.
Youman
Niente di tutto quello che sentirete è vero, perché
tutto quello che sentirete è….. cinema.
Youman è una sarabanda di storie scritte da Antonio Farisi,
interpretate in forma di reading da Olek Mincer
e musicate da Roberta Montisci.
Storie che ci riportano al tempo in cui il cinema invadeva la vita di tutti,
per questo youman è l'esatto contrario di youtube.
Oggi che tutti sono attrezzati per scaricare
dal web lungometraggi in formato tascabile,
ecco che il potere del cinema è stato anestetizzato.
Diventa un paradosso allora ricordare quando
lo schermo era davvero grande.
attore, vive a Roma
Antonio Farisi
regista e sceneggiatore, vive a Roma
musicista, vive vicino Roma
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