Teheran cede alle lacrime? Finalmente rilasciato Jafar Panahi
Il regista iraniano, tra i più fieri oppositori al regime di Ahmadinejad, era agli arresti dal 2 marzo scorso. Chissà che non abbiano influito, nella decisione dei magistrati che lo hanno rilasciato dietro cauzione, le lacrime di Juliette Binoche, forse il momento più vero ed emozionante del Festival di Cannes 63.
Saremo degli inguaribili sognatori, eppure ci piace pensare che siano state proprio le lacrime spontanee, da meravigliosa attrice che sa raccontare le emozioni con il proprio volto, di Juliette Binoche a far cadere le ultime resistenze del regime iraniano che, alla fine, ha deciso di liberare il regista Jafar Panahi. Il cineasta era finito in carcere per aver provato a girare un film sulle proteste antigovernative. Il ministero dell'intelligence aveva giustificato l'arresto con la realizzazione da parte di Panahi di un documentario sulle proteste antigovernative in Iran, dopo le contestate elezioni presidenziali di giugno, per il quale il regista non avrebbe avuto il permesso per girare a Teheran. «Dopo l'incontro di giovedì scorso nel carcere di Evine la sua domanda di scarcerazione prima del processo è stata esaminata e accettata - ha detto il procuratore generale Jafari Dolatabadi, citato dall'agenzia di stampa Isna -. Ha deciso che sarebbe stato liberato dietro pagamento di cauzione. Le pratiche giudiziarie e amministrative sono in corso».
Il regista, che avrebbe dovuto partecipare al festival di Cannes in qualità di giurato, aveva iniziato da alcuni giorni uno sciopero della fame per rivendicare la propria liberazione. Panahi era stato arrestato nella sua residenza a Teheran da agenti dei servizi di sicurezza dopo aver richiesto alle autorità un visto di uscita per partecipare a una conferenza sul cinema iraniano a Berlino.
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