Charlie Brown, lo sapevo che non ce l'avresti fatta...
I Peanuts compiono il 2 ottobre sessant'anni. Non troveranno però mai pace, fin quando finalmente quel pallone Charlie Brown riuscirà a calciarlo senza cadere nel solito tranello di Lucy, fin quando la bambina dai capelli rossi ricambi l'amore del bambino tira-e-molla, Snoopy possa levarsi in volo e bombardare il Barone Rosso, il bambino dalla testa rotonda arrivi a vincere la prima partita di baseball dall'alto di quella insormontabile montagna/casa/base, l'aquilone non si attorcigli inesorabilmente e la coperta di Linus si ritiri in un fazzoletto. Coperta di sicurezza. “Come si cura la disillusione, Charlie Brown?”; “Con un cioccolatino e una pacca sulla spalla”; “Buon vecchio Charlie Brown!”
Lucy: “Ancora un altro giorno di depressione e batterai il record dei depressi, Charlie Brown”; Charlie Brown: “Evviva!!!”; Lucy: “Lo sapevo che non ce l'avresti fatta, Charlie Brown...”. I Peanuts compiono il 2 ottobre sessant'anni. Non troveranno però mai pace, fin quando finalmente quel pallone Charlie Brown riuscirà a calciarlo senza cadere nel solito tranello di Lucy, fin quando la bambina dai capelli rossi ricambi l'amore di Charlie Brown, Snoopy possa levarsi in volo e bombardare il Barone Rosso, Charlie Brown arrivi a vincere la prima partita di baseball dall'alto di quella insormontabile montagna/casa/base l'aquilone non si attorcigli inesorabilmente e la coperta di Linus si ritiri in un fazzoletto. Alla festa sono tutti invitati: la critica super-colta e i fan club, l'analisi letteraria, psicologica, semiologica e i cultori "pop" più affettuosi e sfrenati. Tutti a ricordare la prima volta che Lucy toglie il pallone a Charlie Brown che si ritrova steso per terra. Erano gli anni cinquanta: “Avevo paura che avessi le scarpe sporche, Charlie Brown... Non voglio che si calci il mio pallone nuovo con le scarpe sporche”; “Non mi alzo... resterò sdraiato qui per il resto della giornata...”. I bambini di Schulz si controllano abitualmente da un punto di vista psicologico, valutando la qualità del loro benessere mentale come un valido modo per mantenere l'equilibrio. E, in una cultura che tollera poco il sovversivo dialogo di un'anima con se stessa, Schulz rappresenta memorabilmente tutto ciò. I bambini maturano, mirando all'arricchimento e al perfezionamento dei loro poteri e della loro capacità di comprensione. Appare Pig-Pen: “Pig-Pen, sei un disastro!”; “Sei un disastro quando mangi, un disastro quando giochi e un disastro quando stai fermo...”; “Bè una cosa devi ammetterla... SONO COERENTE!, Ho su di me la polvere dei secoli, le reliquie del passato... Chi sono io per profanare la storia?”. La modernità ha un opposto orientamento: non diamo importanza alla maturità e disprezziamo apertamente l'età avanzata (e la saggezza, la filosofia, la cultura e anche l'erudizione) perchè non conta essere competenti per affrontare le difficoltà del mondo che ci circonda. Coperta di sicurezza. “Come si cura la disillusione, Charlie Brown?”; “Con un cioccolatino e una pacca sulla spalla”; “Buon vecchio Charlie Brown!”. Nell'epoca del soggettivismo per eccellenza, di quella preoccupazione per se stessi che i greci chiamavano idiotia, quella mentalità intrisa di infantilismi servili e patetici. “Oh, ecco Charlie Brown!
Buon vecchio tira-e-molla Charlie Brown! Ciao Charlie Brown... è la tua testa, quella, o la tieni dentro un pallone?”. L'idiozia moderna consiste principalmente nel feticismo della giovinezza: le cose puerili da cui ci sentiamo attratti dimostrano che le nostre menti si sono arenate in un momento della prima adolescenza. “Resta su, stupido aquilone! Sporco aquilone, resta su! RESTA SU! Vola stupido aquilone! Vola! VOLA! VOLA!... Sono dalla tua parte, Charlie Brown”. Ci illudiamo di poter rimanere sempre giovani, senza mai pensare se sia legittimo augurarsi una giovinezza eterna. Il corso della natura è opprimente: ci sviluppiamo, diventiamo adulti, invecchiamo e diventiamo più deboli e malati. L'ordine naturale ci mostra che la giovinezza è fugace e noi dobbiamo essere abbastanza intelligenti per indirizzare il nostro sguardo altrove. “E' una palla alta! Prendila Charlie Brown! Prendila, e il campionato è nostro! Devi prenderla! Non mancarla! Fatti sotto, Charlie Brown! Non è eccitante? E se la fa cadere? Lo prendiamo a calci! Se Charlie Brown prende questa palla alta, vinciamo il campionato! Ci pensi, saremo campioni! Avremo il nome sui giornali! E ci daranno la coppa d'oro! E distintivi e bandierine! NON FARLA CADERE! Sta scendendo! La palla alta scende!”; “Se la prendo, vinciamo il campionato e io sarò l'eroe! Se la manco, sarò la schiappa! Lo sento fin d'ora: Charlie Brown, la schiappa! Oddio, come ho fatto a cacciarmi in tutto questo?”; “L'ha fatta cadere! Charlie Brown l'ha fatta cadere! Potevamo essere i campioni e ora non siamo nulla!”. La giovinezza eterna è la divina ispirazione degli stolti: coloro che si occupano di ciò che è transitorio finiscono per rimanere con un pugno di vanità, di polvere. L'infantilismo e il narcisismo portano con sé inevitabilmente una forte delusione, a causa della determinazione a non svegliarsi mai di fronte alla realtà del mondo, alle sue leggi grossolane e alla sua storia tossica. I moderni hanno aspirato all'innocenza ma sono entrati in collisione con l'ingenuità e la fatuità e hanno compromesso completamente l'innocenza che avevano così idealizzato. A quella bancarella psichiatrica, che sembra il banchetto di limonate, Charlie Brown confessa: “Ho un profondo senso di depressione... che cosa posso fare?”; “Fattelo passare! Cinque cent, prego”. Poi arrivò Snoopy, cominciò a pensare per conto suo e ad andarsene in giro su due zampe. Da quel momento la sua cuccia venne sempre disegnata di profilo, non ci entrò più dentro e il suo interno divenne un mistero, un mondo fantastico: “Era una notte buia e tempestosa. Improvvisamente risuonò uno sparo! L'intreccio si infittisce! E vissero per sempre felici e contenti. Fine. Per la prima volta nella mia vita, capisco come doveva sentirsi Leo... Leo Tolstoj, voglio dire!”. La verità è che il senso della prospettiva e della proporzione è esattamente ciò che manca ai bambini. Troppi genitori, condizionati da questo culto della giovinezza e dalle sue premesse collaterali, cercano di rendere l'infanzia dei loro bambini artificiosamente paradisiaca e felice, proteggendoli da ogni aspetto ruvido della vita e dall'aggressività della società. Così la maggior parte dei bambini preferisce seguire il culto ingannevole della giovinezza. Linus: “Non credi alla storia del grande cocomero? Che delusione! Pensavo che le bambine credessero a tutto
quello che si dice loro. Pensavo che le bambine fossero innocenti e fiduciose...”; Sally: “Benvenuto nel 1962!”. i personaggi di Schulz sono nevrotici? Questi piccoli individui si preoccupano di cosa sono e di cosa stanno diventando. Hanno una consapevolezza della realtà del proprio io e continuamente esprimono su se stessi dei giudizi complessi. “Che ne pensi della sicurezza Ciccio?”; “La sicurezza è dormire in macchina sul sedile posteriore... ma non dura! Ad un tratto si è cresciuti e le cose non vanno più in quel modo! Ad un tratto è finita e non potrai più dormire sul sedile posteriore! Mai più...”. Anime alla ricerca di un equilibrio, piccole menti che intingono l'alluce nella piscina della vita. I Peanuts, opere uniche e legate a una voce e a uno sguardo così individuale che nessun altro avrebbe potuto prenderle in consegna. Schulz ha creato un'opera per se stesso, un veicolo per le sue convinzioni e gioie come nessun altro è riuscito a fare. “Pensi che le cose cambino, quando s'invecchia, ciccio?”; “Bè mio padre una volta mi ha detto di un bel cinema che c'era nella zona dove lui è cresciuto... Quando era molto piccolo, il cinema gli sembrava enorme, ma col passar degli anni, il cinema rimpiccioliva sempre più...”; “Rimpiccioliva? E come fa un cinema a rimpicciolire? Cerchi di fare il filosofo con me, ciccio?”; “Forse viene un tempo in cui, quando si diventa vecchi, il cinema torna a ingrandirsi...”; “Alla ragazze non piacciono i filosofi, ciccio”; “Vado a casa... ho la sensazione che il nostro cortile si stia restringendo...”.
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Grazie.
Inviato da Emanuele Di Porto il 03/10/2010
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