ZAUM - andare a parare (una cosa di enrico ghezzi)
Nella seconda puntata della ‘cosa in sei parti’ solcata tutta da una sorta di ‘elegìa della catastrofe’ (La catatrofe che viviamo e quella che ci ha prodotti, e da cui proveniamo, che tutte insieme formano la catastrofe che/cui attendiamo), il tema emerge catastrionfalmente. Giovedì 28 luglio, ore 23.45. Raitre
Nella seconda puntata della ‘cosa in sei parti’ solcata tutta da una sorta di ‘elegìa della catastrofe’ (La catatrofe che viviamo e quella che ci ha prodotti, e da cui proveniamo, che tutte insieme formano la catastrofe che/cui attendiamo), il tema emerge catastrionfalmente.
Il Catastrionfo, annunciato al cinema dal capolavoro di james cameron TITANIC, e ai viventi dall’incidente di Cernobyl, è la situazione del presente in cui il presente stesso è già eroso contaminato rinviato, e insieme già riinseguito dalla valanga che lo insegue alle spalle.
Se ne ascolteranno l’eco e il rombo, oltre che nelle citazioni sapienziali (da Lao Tse e da altri) di Franco Battiato e nelle parole del filosofo Paul Virilio, nella voce di Debord, nel rumore di fondo delle immagini. L’immagine, giacimento geologico sul fondo dell’oceano che esse stesse sono. L’immagine, smottamento e dissoluzione del mondo, aura dell’invisibile. Tra valanghe alluvioni cicloni terremoti incendi e altre ‘cadute’ , l’immagine mostra incessantemente il suo proprio ‘cadere’, il suo essere ‘parola materiale’ del mondo che si disfa. E del disfarsi/rifarsi del mondo e di noi stessi, silenzioso o urlato, comunque immerso nello ‘strepito’ shakespeariano, rendono conto i Laurel e Hardy i Tati i fratelli Marx i Blake Edwards i Totò i carmelobene, quanto gli occhi chiusaperti spasmodici di Kubrick o le straordinarie ouverture dei film di Bela Tarr, o la fine del Custer/Flynn di Raoul Walsh.
Intanto, illudendoci o sperando o temendo che l’immagine basti a se stessa, quasi senza aver bisogno di noi che siamo a nostra volta immagini, continuano a accompagnare zaum sequenza per sequenza, , oltre a schegge e rsuhes da JerryLewis a Fellini a orsonwelles (e altri), i due film diversamente epici e fuori dal passo del montaggio: il racconto insieme immobile e eccitato e passivo e radioattivo di SABATO di Mindadze (sul primo giorno di Cernobyl) e A CONFRONTO di Harun Farocki, il trascorrere di una forma (il mattone) nella materia della storia, un istante spaziale tra micromonolito epocale e manufatto semplice primario della forma dell’abitarsi.
(egh)
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unsuccess is the best revenge (titolo ancora più bello ma purtroppo non pensato da js). purtroppo le immagini si vedono a una a una, non tutte insieme, il montaggio citazionistico risultando, per quanto spinto, informe inutile o troppo piccola parte e partitura, dico anche solo rispetto alla libertà del filmare ex novo. il cinema aggirante l'ostacolo ricorre alla storia, zaum al determinato esser 'nuovo programma di' per determinarsi. si può leggere in tanto cinema la corsa al 'success', all'apice, non al neutro informe. 'a livella' di montaggio avrei sicuramente tolto il 'carica!' da settimo cavalleggeri su immagini tsunami, fastedioso nel telefonarsi retorico blobistico certo kubrickistico. su tutto, colpisce l'inquadratura del bambino che tenta di chiudere un portone a roma, con sslazio scritto sul muro lì accanto.
Inviato da bix il 29/07/2011
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