"Le souffle" di Damien Odoul

Girato in bianco e nero e con una lingua decisamente lontana dalle raffinatezze del francese parigino, l'opera di Odoul ha ottenuto il premio speciale della giuria anche se pecca di un simbolismo talvolta grossolano

Un'altra opera prima matura. Odoul arriva, infatti, al suo primo lungometraggio dopo aver girato più di dieci corti, uno dei quali partecipò al festival di Cannes del 1990. Siamo nella campagna francese del Limousin in un momento che sembra fuori del tempo (potrebbe essere oggi, ma anche gli anni '60 o '70, se non ci fosse un walkman o non si sentisse certa musica) e con personaggi solo maschili. Il protagonista è un quindicenne, David, che è stato affidato dalla madre a due zii per l'estate. David è lontano dalla città alla quale è abituato, si annoia, è anche costretto a lavorare, ma assapora inconsapevole la libertà mentre con la fantasia viaggia in un indefinito altrove. Ad iniziarlo, però, ci pensano gli zii ed alcuni loro amici. David beve per la prima volta e, intorpidito dall'alcol, spara a un suo compagno di giochi. Estetizzante e ricercato, il film di Odoul si compiace nell'ammirare il corpo adolescente di David, spesso nudo e in pose sensuali. D'altro canto, riesce a penetrare nel mondo a sé del ragazzo, nelle sue fantasie e nelle sue aspettative ormai aliene ai parenti adulti che, con il proprio comportamento, con le parole che gli rivolgono, marcano un confine che sembra insuperabile tra le due età.
Girato in bianco e nero e con una lingua decisamente lontana dalle raffinatezze del francese parigino, l'opera di Odoul ha ottenuto il premio speciale della giuria anche se pecca di un simbolismo talvolta grossolano. Difetti compensati da una liricità che rende protagonista una natura aggressiva ma languida.

Regia: Damien Odoul
Origine: Francia, 2001
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