"Tuhog"(Larger Than Life) di Jeffrey Jeturian

La Verità raccontata non ha mai una sola versione; le violenze non sono solo fisiche; i compromessi non sempre tutelano l'integrità morale; il cinema non è solo Arte

Dal quarantaduenne filippino Jeffrey Jeturian, un film che sembra solo leggero ma che esplora, invece, diverse questioni sociali: la verità e la sua interpretazioni, il cinema come arte e come commercio, l’integrità morale e i compromessi, la società e i suoi modelli.
Una storia, quella di “Tuhog” che, ammiccando e suscitando ilarità, critica duramente alcuni aspetti e ruoli sociali, oltre che le regole che in essa spingono ad agire per comodità personale.
Un triste e umiliante fatto di cronaca dà il via al racconto, e il “pre” e il “post” di una violenza carnale reale e mortificante diventa l’incipit di un nuovo film di un regista che vede nella storia la possibilità di un suo rilancio. D’accordo con il produttore che la pellicola debba essere un porno soft, il regista inizia ad incontrare le protagoniste, a convincerle a vendere i diritti per lo sfruttamento, a interrogarle sull’iter della faccenda e sui rapporti tra le persone coinvolte.
Anche se con difficoltà, Floring e Perla si raccontano e riaprono ferite che ancora bruciano. In una sorta di operazione catartica, sperano di esorcizzare e superare definitivamente la piaga che le ha travolte e si affidano totalmente al regista. Rispettivamente figlia e nipote dell’uomo che le ha ripetutamente violentate, Floring e Perla sono supportate da forza e orgoglio; la prima più scettica, la seconda più ansiosa, si recano alla prima del film in sala, e lì vengono nuovamente violentate, dalla versione dei fatti, dall’interpretazione del regista, dalle promesse non mantenute, dai pettegolezzi sussurrati e dagli sguardi della gente, dalle immagini che ricordano e stravolgono le situazioni reali.
Non c’è un personaggio maschile che esce forte e integerrimo da questo film. Il regista è un altro uomo che le ha tradite; e nascondendo loro le sue vere intenzioni, le ha violentate, non dandole possibilità di scelta.
Stereotipi sociali e culturali vengono continuamente usati in un contesto che ne evidenzia la vuotezza: uomini su un cavallo bianco, eroi senza macchia, donne-bambine che crescono e solleticano ingenuamente l’istinto dell’uomo, violenze approvate… la bellezza, la seduzione, il coraggio, la virilità: ogni concetto trova la sua definizione in stereotipi riconoscibili e volutamente enfatizzati e ridicolizzati.
Tuttavia “Tuhog” non è certamente e solamente una riflessione sui ruoli e suo modelli che ancora si convalidano, ma sulla soglia di interpretabilità che possiede un fatto reale, sulle possibilità infinite di leggerlo, sulla strada diversa che una storia prende, a seconda di chi la racconta.
È una riflessione su quanto siamo disposti ad accettare per rinunciare alla nostra integrità morale e alla nostra lealtà.
Regia: Jeffrey Jeturian
Sceneggiatura: Armando Lao
Fotografia: Sherman So, Shayne Clemente, Boy Yniguez
Musica: Jay Durias
Scenografia: Ron Heri Tan
MontaggioRon Dale
Interpreti: Ina Raymundo, Irma Adlawan, Nante Montreal, Jaclyn Jose, Klaudia Koronel, Dante Rivero.
Produzione: Regal Films.
Durata: 105’
Origine: Filippine
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