“Farelavita” di Tonino De Bernardi

“La vita si fa o non si fa”, recita una didascalia che anticipa le immagini come in un prologo e le interpreta nell’essere chiave di lettura e suggerimento di un percorso. E in questo film la vita “si fa” sotto i nostri occhi

Torna ad essere ciclico il cinema avvolgente, senza fiato e necessario di Tonino De Bernardi. Con “Farelavita” si realizzano i percorsi che da sempre “minano” le sue opere, attraversandole in un sottosuolo di impulsi asmatici e di urgenze espressive. Affiora ad ogni immagine l’assoluto bisogno di fare cinema, di filmare corpi e narrare storie di derive notturne che è come se venissero naturalmente a galla in una Torino che si specchia nelle sue proprie luci e nel suo silenzio. Non sorprende più, dunque, il coinvolgimento di un regista che si mette in gioco sempre e che si racconta e si scopre nei frammenti della messa in scena. “Farelavita” è un film che si muove nel senso di una disgregazione progressiva e continua, composto dalle tessere disordinate di un puzzle che non può prendere una forma e i cui contorni mutano in sovrimpressione l’uno rispetto all’altro. In questo senso inizio e fine coincidono nella perdita regolare di una linearità narrativa che davvero sembra ripetere, nella sua casualità, le regole irregolari della vita vera.
“La vita si fa o non si fa”, recita una didascalia che anticipa le immagini come in un prologo e le interpreta nell’essere chiave di lettura e suggerimento di un percorso. E in questo film la vita “si fa” (non solo, dunque, nel senso della vita sulla strada dei protagonisti) sotto i nostri occhi, con la leggerezza quasi rohmeriana di chi si innamora ad ogni sguardo senza mai potersi sottrarre da un coinvolgimento che si estende con naturalezza a quello dello spettatore. “Non ho fatto un film di indagine sulla prostituzione, ma un film vero a modo mio, cioè con mia testa e mio cuore, su due personaggi come li sentivo io… che si prostituiscono e che vivono così la loro vita”.
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