Un adolescente di Eiji Okuda
Okuda, al suo esordio alla regia suggerisce le traiettorie serpentine di un desiderio, che a poco a poco uniscono la storia presente a quella passata e la memoria al suo segno.
Lirico, ironico, passionale. Il melodramma di Eiji Okuda, presentato alla 58° mostra del Cinema di Venezia, è la messa in scena di un amore puro, la rivelazione di una corrispondenza affettiva-emozionale e la scoperta di una segreta complementarietà tra immagini e desideri. Intriso di sottili contaminazioni con elementi propri del b-movie giapponese (erotico e poliziesco), “Shojo” è un’opera rigorosa, attenta, che palesa la propria accuratezza nella precisione dei tagli, negli effetti di chiaro-scuro e nella composizione dei volumi, ma riesce sempre a manifestare il vitalismo e l’impulsività caotica dei sentimenti. Okuda, al suo primo esordio alla regia, suggerisce infatti le traiettorie serpentine di un desiderio, che a poco a poco uniscono la storia presente a quella passata, la memoria al suo segno, la rappresentazione alla sua nostalgia, e attribuiscono ai personaggi quella intensità tragica e lieve che permea ogni loro azione. L’incontro tra il poliziotto Tomokawa e la giovanissima Yoko, diventa così lo spunto narrativo per dare il via a un’esplorazione lenta e dolorosa tra mondi e paesaggi, apparentemente distanti: adulti e adolescenti, uomini e donne, ma anche giovani e vecchi, vivi e morti, folli e non folli, nel tentativo di rintracciare simmetrie nascoste e punti di contatto. Yoko è l’intermediario di questo confronto, un crocevia di sguardi e il vettore scatenante che innesca (e impone) a tutta una comunità la sua necessaria metamorfosi. Tramite la sua presenza e la sua problematica fisicità (la sessualità di un’adolescente è un sempre un elemento critico) non solo prende corpo il non-visibile (ovvero l’immaginario erotico, il passato della madre e di Tomokawa, la follia di Sukemasa e la pulsione figurativa del nonno di Yoko) ma si libera una reazione violenta, che altera ruoli e stati psicologici e smuove dall’inerzia un microcosmo rigidamente vincolato dai propri tabù morali e sessuali. L’amore tra Yoko e Tomokawa, diventa così un’esperienza catartica totalizzante, un icona da farsi incidere sulla carne, da vivere e lasciar vivere, intensamente.
Titolo originale: Shojo
Regia: Eiji Okuda
Sceneggiatura: Izuru Narushima, Katsuhiko Manabe
Fotografia: Hirokazu Ishii
Montaggio: Shigeru Okuhara
Musica: Shigeru Umebayashi
Scenografia: Katsuhiko Hibino
Interpreti: Eiji Okuda, Mayu Ozawa, Ahoji Akira, Mari Natsuki, Hideo Murota
Produzione: Zero Pictures e Naho Hamba Beyotexe
Distribuzione: Zero Pictures
Durata: 132 minuti
Origine: Giappone, 2001
Titolo originale: Shojo
Regia: Eiji Okuda
Sceneggiatura: Izuru Narushima, Katsuhiko Manabe
Fotografia: Hirokazu Ishii
Montaggio: Shigeru Okuhara
Musica: Shigeru Umebayashi
Scenografia: Katsuhiko Hibino
Interpreti: Eiji Okuda, Mayu Ozawa, Ahoji Akira, Mari Natsuki, Hideo Murota
Produzione: Zero Pictures e Naho Hamba Beyotexe
Distribuzione: Zero Pictures
Durata: 132 minuti
Origine: Giappone, 2001
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