VENEZIA 58
Mario Schifano tutto (di Simona Pellino, del 29/11/2001)
Un film in progress, un happening che associa azioni e oggetti e lascia che il senso della sua fruizione si costruisca come un gioco dell’immaginazione, nell’attimo della sua percezione.
La fiebre del loco (di Simona Pellino, del 29/11/2001)
Sul desiderio di cacciare questo raro mollusco, Wood realizza quasi un documentario in cui gli uomini e le donne vengono colti nei loro aspetti più ferini, sorpresi ad amoreggiare, ebbri di quello spirito di conquista che esaspera ogni loro reazione.
Un adolescente di Eiji Okuda (di Simona Pellino, del 27/11/2001)
Okuda, al suo esordio alla regia suggerisce le traiettorie serpentine di un desiderio, che a poco a poco uniscono la storia presente a quella passata e la memoria al suo segno.
“Figli/Hijos” di Marco Bechis (di Giona A. Nazzaro, del 16/11/2001)
E’ come se il film fosse scisso in due: alla parte italiana ascriviamo i difetti di sceneggiatura e la fede nel cinema di denuncia; al versante argentino attribuiamo invece la libertà di uno sguardo che esplode con una forza realmente inusitata
Terra di nessuno (di Massimo Causo, del 31/10/2001)
Venezia 58: un territorio di passaggio, in cerca di novità. Riflessioni sull'ultima Mostra del Cinema
“Elegia dorogi” di Aleksander Sokurov (di Grazia Paganelli, del 25/10/2001)
E’ il racconto di una visione, di un percorso introspettivo che segue la forma del diario e della confessione sussurrata a mezza voce, con la malinconia del rimpianto e dell’addio
“Flower island” di Song Il-gon (di Grazia Paganelli, del 25/10/2001)
Tre donne sole e disperse in un paesaggio mutevole che si fa cornice e commento di disagio e di dolore. Avvolto in un silenzio quasi irreale, è un film dove le azioni paiono intrecciarsi l’una all’altra, avvolgendo di insolita magia luoghi incantati
“Wadi Grand Canyon” di Amos Gitai (di Grazia Paganelli, del 24/10/2001)
Film politico e poetico, è anche saggio teorico sul tempo e su come il cinema possa trasformarlo in segno visibile, renderlo traccia che delimita un cammino del pensiero e della memoria.
“Gege” di Yan Yan Mak (di Grazia Paganelli, del 24/10/2001)
Questa opera prima è un film di grande intensità perché privilegia quello che non si vede a ciò che, invece, è manifesto e tangibile. A metà tra il documentario e l’astrazione di un cinema che cerca nuove sperimentazion
“Farelavita” di Tonino De Bernardi (di Grazia Paganelli, del 24/10/2001)
“La vita si fa o non si fa”, recita una didascalia che anticipa le immagini come in un prologo e le interpreta nell’essere chiave di lettura e suggerimento di un percorso. E in questo film la vita “si fa” sotto i nostri occhi
“Tuesday” di Geoff Dunbar (di Grazia Paganelli, del 24/10/2001)
Una sorta di film “bambino” da cui emerge il piacere disilluso della narrazione che si prende il suo tempo, anzi, si dilata in un accentuato uso dell’effetto sorpresa
"Il mondo è fatto a scale" di Piero Natoli (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
Frammento incompiuto, questo film è una piccola scheggia di cinema libero, di forma mutante consapevole di sé, omaggio a Piero Natoli, un affettuoso di un "ladro di cinema" da poco scomparso
" O Fato completo ou á procura de Alberto" di Inês de Medeiros (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
“á procura de Alberto” (la ricerca di Alberto), film nel film, finestra aperta che non introduce il reale nella finzione, ma mostra come il cinema possa parlare del reale solo fingendo, solo trasformandolo, nuovamente, in finzione
"Los Porfiados" di Mariano Torres Manzur (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
I sei personaggi che danno vita ad un improbabile gruppo anarchico nella periferia desolata della metropoli sembrano venire direttamente dai racconti di Osvaldo Soriano o da romanzi come "Los siete locos"
"Frágil como o mundo" di Rita Azevedo Gomes (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
Rita Azevedo Gomes filma la realtà come territorio, spazio in cui si dispiegano le esistenze individuali, in cui gli individui prendono corpo e, allo stesso tempo, subiscono come un processo di materializzazione
"Sábado" di Juan Villegas (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
"Sábado" procede per incastri geometrici, per scarti continui, un meccanismo reiterativo controllatissimo, che denuncia subito la mancanza di libertà, di vera erranza della macchina da presa, degli sguardi e dei corpi
"Vagon fumador" di Veronica Chen (di Daniele Dottorini, del 02/10/2001)
"Vagon fumadór" è un film urbano, opera prima indipendente, calato nella notte di Buenos Aires, nelle strade del centro della città, piene di McDonald’s, sale giochi, pizzerie e cinema
"Tuhog"(Larger Than Life) di Jeffrey Jeturian (di Manuela Pincitore, del 02/10/2001)
La Verità raccontata non ha mai una sola versione; le violenze non sono solo fisiche; i compromessi non sempre tutelano l'integrità morale; il cinema non è solo Arte
"Tosca" di Benoit Jacquot (di Manuela Pincitore, del 02/10/2001)
Sentimenti incorniciati da primi piani e urlati tra ariose scenografie. Desiderio, ardore, sofferenza, morte: il dramma di Tosca impresso su una pellicola
Thirteen Conversations About One Thing" di Jill Sprecher (di Manuela Pincitore, del 02/10/2001)
“Chiediti se sei felice, e smetterai di esserlo”: riflessioni su un concetto sfuggente e sfuggevole
"Lucky Break" di Peter Cattaneo (di Fabio Zanello, del 01/10/2001)
Cattaneo con la scusa dell’eroismo della gente comune e della sprovincializzazione della Vecchia Europa, commette un abominio: innalza un monumento alla globalizzazione cinematografica tipicamente hollywoodiana
"Le souffle" di Damien Odoul (di Giacomo Caruso, del 01/10/2001)
Girato in bianco e nero e con una lingua decisamente lontana dalle raffinatezze del francese parigino, l'opera di Odoul ha ottenuto il premio speciale della giuria anche se pecca di un simbolismo talvolta grossolano
"From Hell" di Albert e Allen Hughes (di Giacomo Caruso, del 01/10/2001)
Dopo "Il mistero di Sleepy Hollow", Johnny Depp riveste i panni del poliziotto investigatore del diciannovesimo secolo
"Cinema" di Fernando Lopes (di Manuela Pincitore, del 30/09/2001)
Una sala cinematografica portoghese: tante tradizioni cinefile accantonate per sopravvivere. Dal cinema d’autore al cinema pornografico
"Me Without You" di Sandra Goldbacher (di Manuela Pincitore, del 30/09/2001)
Asimmetrie affettive di due ragazze legate da un’amicizia asfissiante
"Tornando a casa" di Vincenzo Marra (di Giacomo Caruso, del 28/09/2001)
Marra arriva alla regia dopo aver lavorato con Martone e Bechis e dopo aver realizzato già 3 cortometraggi. Napoletano, trentenne, scrive e dirige un film che ha qualche reminiscenza neorealista senza aver dimenticato la lezione di Antonioni
VENEZIA 58 - Ecco il programma di "Venezia a Roma" (del 11/09/2001)
da martedì 11 a giovedì 20 nelle sale della capitale arrivano i film della Mostra di Venezia
VENEZIA 58 – Cinema di parole e sguardi: "Daniéle Huillet et Jean Marie Straub Cinéastes" (di Guglielmo Siniscalchi, del 10/09/2001)
Pedro Costa dimostra di aver imparato a perfezione la lezione straubiana, e di saper accarezzare come pochi gli spazi e i volumi delle cose, di riempire e saturare ogni fotogramma con la semplice presenza di “due esseri”, una moviola ed uno st
VENEZIA 58 - La tragedia della Storia, la ferita del corpo, “ Quem es tu?” (di Daniele Dottorini, del 09/09/2001)
Botelho mette in scena la ferita fondante della storia portoghese in un film che indaga la genesi e le conseguenze di un mito tragico, attraverso una ricerca che è anche un saggio di cinema controllato e rigoroso
VENEZIA 58 – Corpi d’odio e d’amore, “Abril despedacado” e “A.I.” (di Federico Chiacchiari, del 06/09/2001)
Film polveroso e materico quello di Walter Salles, mentre Spielberg ci dona un film assoluto e infinito, talmente bello che sembra davvero un regalo di Dio, oppure è Dio stesso, fattosi film…
VENEZIA 58 - L’umanesimo carnale della macchina, “A.I.” (di Simone Emiliani, del 06/09/2001)
Quello di Spielberg è un cinema che si rinnova e resta coerentemente se stesso, che lascia pulsare le macchine come gli organi, e crea le coordinate urbanistiche di una “metropolis” espressionista riconducibile al miglior cinema fantastic
VENEZIA 58 – Il set che si apre al mondo, "Porto da minha infancia" (di Giona A. Nazzaro, del 06/09/2001)
Nel film-doumentario di De Oliveira c'è la domanda di vita, di futuro di un cineasta che ha appena iniziato a guardare e scoprire il mondo e che (soprattutto) non ha alcuna intenzione di abbandonarlo
VENEZIA 58 – Arriva lo “spirito” di Carpenter, “Ghost of Mars” (di Federico Chiacchiari, del 05/09/2001)
Con un film combattivo, moderno e travolgente, Carpenter ha alzato finalmente il tono dei film di una Mostra eccessivamente cinefila e autoriale che sembrava aver perso di vista il cinema dei generi, quello che domina l’immaginario collettivo
VENEZIA 58 - La vita, un film noir dopo la "Fine del lavoro", "L'emploi du temps" (A tempo pieno), di Laurent Cantet (di Federico Chiacchiari, del 05/09/2001)
Si può diventare sceneggiatori della propria vita? Solo a rischio di trasformarsi un moderno “Monsieur Verdoux”, sembra raccontare Laurent Cantet, nel film rivelazione del Festival
VENEZIA 58 – Il lato oscuro delle cose, “Invincible” (di Grazia Paganelli, del 05/09/2001)
Film misterioso e stratificato, “Invincible” ha il pregio di condurci nell’immaginario herzogiano con la magia propria delle favole, ma anche il rimpianto malinconico di un sogno che non riesce a realizzarsi
VENEZIA 58 - Notti senza vita, “Luce dei miei occhi” (di Simone Emiliani, del 04/09/2001)
Mette tristezza il film di Piccioni. Nella sua impermeabilità di sguardo, nel lasciare raccontare le storie dei personaggi lasciandoli però isolati, in quadretti esistenzialisti, freddi e indifferenti
VENEZIA 58 – Le verità nascoste in un nastro, “Tape” (di Manuela Pincitore, del 04/09/2001)
Richard Linklater mette in scena un confronto a tre in una stanza d’albergo. Opera teatrale divenuta un film sulla difficoltà di conoscere la verità e di interpretare le azioni umane
VENEZIA 58 – Agognata America, “Hollywood/Hong-Kong” (di Fabio Zanello, del 04/09/2001)
Un film surrealista che non si adagia
sull’apoteosi romantica dell’alterità, ma delimita più che mai
l’orientale flemma innanzi alla violenza
VENEZIA 58 - Nomadismi provvisori, “Loin” (di Simone Emiliani, del 03/09/2001)
“Loin” entra un in flusso sentimentale disordinato e nervoso tipico del cinema di André Téchiné, in cui i personaggi guardano a un futuro che non sembra esistere.
VENEZIA 58: “Digital Short Film by Three Filmmakers”: ovvero come sperimentare la potenza del digitale. (di Manuela Pincitore, del 03/09/2001)
Un progetto coreano coinvolge tre registi disposti a provare la tecnologia digitale e a mostrarne i risultati: ne escono tre cortometraggi molto interessanti.
VENEZIA 58 -La perdita dentro la struttura del genere, “The Curse of the Jade Scorpion” (di Simone Emiliani, del 03/09/2001)
Quasi unicamente affidato alla brillantezza dei dialoghi, l’ultimo Allen è ormai il segno di un ulteriore dissoluzione, di sparizione di un cinema sempre più agonizzante che Allen tiene in vita soltanto riproducendo se stesso.
VENEZIA 58 – Nè corpi nè sguardi: l’orrore invisibile di “The Others” (di Guglielmo Siniscalchi, del 03/09/2001)
E’ un horror metafisico dove la paura è percezione acustica, un’angoscia distillata con parsimonia dall’orchestra dodecafonica diretta dal maestro Amenàbar.
VENEZIA 58 – Il cinema americano tra sorrisi e lacrime (di Federico Chiacchiari, del 03/09/2001)
“Rain”, “Training Day”e “13 Conversation about One Thing”, per un cinema USA che non sembra voler piùù dare risposte
VENEZIA 58 - Sogni di morti viventi, “Waking Life” e “The Other” (di Federico Chiacchiari, del 01/09/2001)
La morte e il sogno aleggiano sul Festival, e questi due film “fantastici”, di Richard Linklater e Alejandro Amenabar, sanno raccontarle in un modo alquanto inquietante
VENEZIA 58 - Lo scandalo di una voce, “Pier Paolo Pasolini e le ragioni di un sogno” (di Simona Pellino, del 01/09/2001)
Incompleto, frammentario ma profondamente coerente con l’azione e il pensiero dell’intellettuale rivoluzionario italiano, Laura Betti presenta Pasolini, la vita, le opere, l’oscenità della sua presenza oltre la morte e lo scandalo d
VENEZIA 58 - Seduzioni terminali, “Y tu mamá tambien” (di Simone Emiliani, del 31/08/2001)
Dietro un cinema dichiaratamente esagerato, c’è in Alfonso Cuaròn una libertà disordinata e seducente capace di trasformare paesaggi in visioni e di scoprire spazi che non esistono. Nella sua ridondanza, un film da rifiutare in pieno
VENEZIA 58 - La vita (e la felicità) “fuoricampo”, “Agua e sal” (di Federico Chiacchiari, del 31/08/2001)
Oggi sembra proprio che per fare del buon cinema si debba essere cinici, cattivi, innamorati e disperati, pronti a tutto… Ed ecco la cattiveria di chi non esita a mettersi in gioco completamente, come Teresa Villaverde
VENEZIA 58: La deriva del digitale, “L’amore probabilmente” (di Fabio Zanello, del 30/08/2001)
All’ultimo Bertolucci piacciono la menzogna , la verità e l’illusione de “L’amore probabilmente”. Questi elementi provocano squilibrio non solo nell’intersezione fra il mondo soggettivo e quello oggettivo di Sofia
VENEZIA 58: L’orrore dell’incomunicabilità, “Xai Xian” (di Simona Pellino, del 30/08/2001)
Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di “Diciassette anni”, Zhu Wen presenta a Venezia il suo primo lungometraggio: un’opera di toccante immediatezza, dove riaffiorano i temi dell’incomunicabilità e della solitudine e in c
VENEZIA 58: Tra fuoco e sangue, “Soochwieen Boolmyung” (di Simone Emiliani, del 29/08/2001)
Dopo essere già stato in concorso a Venezia 2000 con “The Isle”, il regista coreano Kim Ki-Duk realizza un’altra opera estrema, di corpi che esibiscono la deriva della loro malattia, di impressionante e potente fisicità
VENEZIA 58: Le polveri del “secolo crudele”, "Dust" (di Federico Chiacchiari, del 29/08/2001)
E’ un film “interattivo” quello di Manchevski, che presuppone lo spettatore smaliziato e ormai fin troppo colto” di immagini di oggi. Uno spettatore che, per essere catturato dalle storie, sembra aver bisogno di una pistola puntata
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