STORIA COMICA DEI VIDEOGAME
Aldo, Giovanni e Giacomo in formato digitale devono salvare il mondo del futuro dallo strapotere della televisione. L’unica soluzione è quella di “liberare” i videogiochi, dai vecchi “coin-op” fino al puro silicone digitale delle tette di Lara Croft.
L’idea di “Zero comico”, sviluppato da Oogo e distribuito da Medusa Games (nuovo ramo di Medusa Video), è, senza mezzi termini, geniale: ripercorrere in maniera scherzosa la storia dei videogame. Nei cinque livelli del gioco incontriamo infatti: i coin-op (i videogiochi delle macchine a gettone o moneta) come “Space Invaders” o “Pac-Man”; seguono i platform il cui capostipite è quello che vede protagonista l’idraulico Mario; il terzo livello è dedicato alle avventure, sia quelle “punta-e-clicca” rese famose dalla LucasArts come “Monkey Island”, sia quelle più cupe ed horror alla “Resident Evil”; il quarto livello è dedicato ai giochi di fantascienza, agli sparatutto eredi di “Alien Trilogy” e di “Quake”; l’ultimo livello è invece dedicato agli “action-adventure” inaugurato da “Tomb Raider”. Anche le visuali di gioco riassumono le varie possibilità disponibili nell’universo videoludico: abbiamo infatti a disposizione un sistema di telecamere fisse (alla “Resident Evil”), una terza persona esterna (alla “Tomb Raider”) ed infine una visuale in soggettiva come negli sparatutto. Si potrebbe dire che, se esistesse una scuola del videogioco, “Zero comico” ne costituirebbe il “bigino” perfetto. Un rimpianto che si prova è proprio quello di non poter “rigiocare”, livello per livello, i giochi di ogni epoca. Ad esempio se ci troviamo nel labirinto di Pac-Man non dobbiamo rincorrere i fantasmi o mangiarci i pallini, ma solo risolvere un enigma legato appunto a Pac-Man. In questo senso i giochi citati da “Zero comico” sono puri riferimenti e non è mai possibile “entrarci”, ad eccezione del duello ad insulti di “Monkey Island” reso possibile dal fatto che, come “Zero comico”, anche “Monkey Island” è un’avventura.
Ma l’attrattiva di questo gioco per il pubblico non è tanto il suo tema, quanto il fatto che ha come protagonisti le versioni digitalizzate del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo che, dopo aver fatto furore sul piccolo e sul grande schermo, ora sbarcano anche sui video dei nostri computer. Sono loro i tre involontari eroi che devono salvare l’umanità del futuro dal predominio ubiquo della televisione “liberando” i videogiochi che regalano agli esseri umani i sentimenti pericolosi di euforia e divertimento. Per fare ciò devono affrontare le sfide in un’ottica sostanzialmente adventure (trovare oggetti, risolvere enigmi) che vede di volta in volta impegnato uno dei membri del trio. La comicità è affidata per lo più alle gag verbali (che sfruttano anche il doppiaggio originale dei tre comici), ma anche alla parodia di titoli classici. Per esempio il Pac-Man bloccato dall’indigestione, o il pirata-zombie LeChuck ormai invecchiato e senza più speranze di rivedere il suo amore. Ma la parodia maggiormente azzeccata è forse quella di Lara Croft, che i tre ritrovano in una tomba egizia, assai adirata perché una maledizione le ha sottratto il prezioso reggiseno (ed il commento imperdibile di Aldo è: “Tette!”).
Tecnicamente il gioco è carino: siamo di fronte ad ambienti 3D in stile cartoon piacevoli ma estremamente piccoli e stilizzati, gli enigmi da risolvere sono molto facili, evidentemente pensati per un target familiare piuttosto che per gli “hardcore-gamer” (ed in questo senso si muove anche il prezzo). Il problema più grosso forse è proprio la scarsa capacità di proporre una comicità che riesca ad andare oltre alle semplici gag dei personaggi.
Il problema della comicità affligge però non solo “Zero comico”, ma la totalità del videoludico mondo odierno. In effetti non esiste praticamente più la comicità nei videogiochi, a parte occasionali battute demenziali di personaggi intenti peraltro a compiere carneficine. Se vogliamo citare i titoli migliori di qualsiasi altro genere videoludico, dobbiamo spostarci verso la quotidianità, mentre per il genere comico dobbiamo addirittura risalire alla storia antica del medium. Forse infatti il migliore videogioco comico mai realizzato è “Day Of The Tentacle” (familiarmente DOTT) che risale al lontano 1993. DOTT era il seguito di “Maniac Mansion”, con il quale la LucasArts aveva genialmente rivoluzionato le precedenti avventure testuali o grafico-testuali ideando un sistema di gestione di comandi tramite azioni fondamentali da effettuarsi nell’ambito dell’ambiente grafico bidimensionale animato. In sostanza con “Maniac Mansion” LucasArts aveva inventato il genere dell’avventura grafica che ha subito ben pochi cambiamenti fino all’arrivo del 3D. In DOTT, l’horror demenziale di “Maniac Mansion” si trasformava in sf demenziale: a causa dell’inquinamento, dei pacifici tentacoli si trasformano in tentacoli assetati di potere e con la brama di dominare il mondo. Tre ragazzi, Bernard, Hoggie e Lavern, hanno il compito di salvare l’America dalla dominazione tentacolare e per questo si devono dividere in tre epoche diverse della storia grazie alla macchina del tempo inventata dal dott. Fred. Gag come quella del cavallo parlante, del ladro di automobili, di George Washington con la dentiera giocattolo, del criceto congelato, ecc. rimangono anche alla distanza di quasi una decade in mente come esempi perfetti di comicità videoludica. E se “Zero comico” non arriva a questa vetta, in fondo non è colpa sua: si tratta di un prodotto sufficientemente ben realizzato, non particolarmente dispendioso, sicuramente divertente. Il problema forse è che la comicità si è progressivamente persa man mano che grafici e programmatori hanno ottenuto sempre maggior peso rispetto agli sceneggiatori: ed una battuta comica tutti sono capaci di tirarla fuori, ma una sceneggiatura comica, sia anche per un videogioco, non è certo roba da programmatori. In questo modo anche un gioco onesto senza essere in nessun modo un capolavoro come “Zero comico” arriva come una boccata d’aria fresca in una stanza con un’aria ormai un po’ pesante.
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