"Predators", di Nimrod Antal
C’è poco spazio per altri mondi di cinema. L’eterno duello cacciatore e cacciato, l’umano e la bestia, ha ormai perso la carica archetipica e il fascino pagano del modello orinario. Così ai predators del duo Antal/Rodriguez resta l’onestà, e forse non è neanche poco, di non voler bluffare con lo spettatore
A un certo punto canticchia il motivo wagneriano della cavalcata delle Valchirie il reduce Lawrence Fishburne, l’unico umano sopravvissuto alle battute di caccia dei predator sul pianeta X, con il quale si imbattono i guerrieri protagonisti. Un rimando esplicito – non l’unico, si veda a tal proposito tutta la fiammeggiante seconda parte immersa nel buio della notte – all’Apocalypse Now di Coppola, interpretato del resto dallo stesso Fishburne. È uno dei citazionismi e dei riferimenti intertestuali in cui emerge, dietro questa nuova avventura dell’alieno nato nel 1987 dal Predator di John McTiernan, la mano di Robert Rodriguez. Il regista di Dal tramonto all’alba e Planet Terror figura come produttore in questo progetto fortemente voluto dalla Fox dopo i non esaltanti risultati dei due Alien vs Predator e la sensazione vedendo i 100 minuti di durata di questo Predators è che l’autore messicano abbia ricoperto un ruolo sostanzialmente prioritario sotto molto punti di vista (viene del resto accreditato anche come supervisore degli effetti visivi). L’intenzione di sganciarsi dai sequel realizzati (non dimentichiamoci a tal proposito anche il Predator 2 di Stephen Hopkins) e di prendere come esclusivo referente il primo – insuperabile – capitolo dell’ ’87 è evidente sin dall’inizio, dove i soldati lanciati dal cielo finiscono con il ritrovarsi catapultati in piena giungla, in tal modo ripercorrendo sia nella struttura drammaturgica che nell’ambientazione e nel meccanismo della suspense lo spaesamento del plotone comandato dal Dutch di Schwarzenegger nel primo film. Qui a incarnare il ruolo del leader è il bravo Adrien Brody, mercenario senza scrupoli sulla Terra, osso durissimo per gli alieni predatori nella parte finale di un film che, diretto da Nimrod Antal (Vacancy), ha un suo fascino old style nella costruzione dei personaggi, nel suo evitare il montaggio frenetico della media dei blockbuster contemporanei. Predators si preoccupa di mantenere, sia nelle scene action che in quelle orrorifiche, una propria classicità che Nimrod Antal pare inseguire e custodire con un controllo persino troppo frustrante. Eppure il problema di Predators risiede alla fine proprio in questo scegliere una via di mezzo, nella dimensione del buon prodotto studiato per accontentare tutti. C’è poco spazio per altri mondi di cinema. L’eterno duello tra cacciatore e cacciato, l’umano e la bestia, ha ormai perso la carica archetipica e il fascino pagano del modello orinario. Così ai predators del duo Antal/Rodriguez resta l’onestà, forse non è neanche poco, di non voler bluffare con lo spettatore.
Titolo Originale: id.
Regia: Nimrod Antal
Interpreti: Adrien Brody, Topher Grace, Alice Braga, Lawrence Fishburne
Distribuzione: Fox
Durata: 106'
Origine: USA, 2010
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