MOVIEGAMES - Route 66 elettronica
Il genere videoludico dell'avventura grafica sembrava morto, ed ecco invece arrivare dalla Spagna Runaway, splendido concentrato di divertimento elettronico che riprende la filosofia LucasArts proprio là dove LucasArts l'aveva abbandonata in un adrenalinico "coast-to-coast".
Già a proposito di Syberia avevamo rilevato come il genere videoludico delle avventure grafiche era stato dato per morto dopo che anche la LucasArts - creatrice a suo tempo delle avventure grafiche più note, divertenti e meglio realizzate - ne aveva diradato ed infine sospeso la produzione. E tuttavia la "scuola" francese (Cryo, Microïds, ecc.) perseverando nella produzione di giochi rivolti ad un pubblico (più) adulto, ha continuato a produrre avventure solitamente ben riconoscibili sia per il motore grafico utilizzato (in stile Myst) sia per l'utilizzo di riferimenti a classici della letteratura. Come avevamo visto però Syberia tornava prepotentemente a proporre un'avventura grafica bidimensionale ma senza rinunciare né allo splendore grafico ed agli effetti 3D, né alla complessità della trama. Ma tutto sommato si trattava sempre di un'opera che si staccava dalla classica avventura tipo LucasArts proponendo una trama affascinante ma anche "seriosa" ed "adulta". Al contrario gli spagnoli di Pendulo Studios realizzano con Runaway: A Road Adventure una perfetta avventura punta-e-clicca per PC che non sfigura di fronte a Monkey Island. In più FX Interactive distribuisce Runaway, completamente doppiato in italiano, al prezzo assolutamente interessante di 19,95 euro, addirittura meno delle "seconde edizioni".
La grafica è quella classica di questo tipo d'avventure: un 2D estremamente curato e "fumettoso" che fa addirittura sfigurare il 3D con cui sono realizzati i full motion video d'intermezzo. La trama ci vede controllare il giovane nerd newyorkese Brian, che ha appena vinto una borsa di studio alla prestigiosa università di Berkeley, all'altro capo degli Stati Uniti. L'ultima incombenza prima di partire per la California è una visita alla New York Public Library ma all'improvviso una ragazza esce correndo da un vicolo e la sua auto la investe. Si chiama Gina ed è inseguita da due killer che hanno appena ucciso suo padre e stanno cercando un misterioso crocefisso che lui ha fatto in tempo a consegnarle prima di morire. Se a convincere Brian a portare Gina in ospedale e poi ad inscenare un piccolo trucco per sviare i killer è il senso di colpa per l'incidente, a portarsela dietro nel viaggio verso la California per permetterle di sfuggire ai suoi inseguitori contribuisce considerevolmente il di lei fascino (occhi, sorriso e... bé, tutti i normali ipertrofici attributi di qualsiasi eroina elettronica). Sennonché i killer non demordono ed il viaggio sarà cadenzato dagli scontri con loro. Chicago, i canyon, il deserto dell'Arizona sono il teatro delle loro avventure. Ed in ognuno di essi si sprecano citazioni cinematografiche o televisive (i travestiti nel deserto, il villaggio western fantasma, le tribù indigene estinte dell'Arizona, ecc.) rendendo ancora più divertente il gioco. Ma non si tratta solo di citazioni. Gli sviluppatori di Runaway hanno infatti compiuto uno straordinario lavoro di caratterizzazione del protagonista: Brian infatti inizia la storia come occhialuto e mediamente sfigato ragazzo nutritosi a libri e digiuno di vita vera. Progressivamente però dal brutto anatroccolo Brian svezzato dalla strada e dai pericoli (oltre che ovviamente dalla vulcanica presenza di Gina) sorge un ragazzone biondo e abbronzato, il prototipo insomma del tipo da spiaggia californiano. Non è un caso che tutta l'avventura sia vissuta come un lungo flashback visualizzato nel racconto dello stesso Brian, spaparanzato su una sdraio contro uno sfondo completamente nero. Solo alla fine dell'avventura scopriremo cosa sta dietro a quello sfondo e quindi la decisione e la "trasformazione" finale di Brian. Espediente eminentemente cinematografico che rende questo gioco ancor più intrigante ed avvincente.
In più Runaway adotta in pieno la filosofia delle avventure LucasArts, ovvero il personaggio guidato dal giocatore non muore: per dare la possibilità al giocatore di tentare tutte le opzioni possibili, nessuna di esse porta alla sua morte, il peggio che può succedere è piuttosto di rimanere bloccati non riuscendo a trovare il modo per risolvere una situazione. Ed è questo l'unico vero punto debole di Runaway: enigmi estremamente cervellotici ed oggetti e passaggi nascosti da elementi della scenografia. Ma per questo basta usare la fantasia e magari qualche aiutino.
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