MOVIEGAMES - Tornano su PS2 i Sette Samurai

Ma basta il rifarsi ad un classico del cinema per creare un videogioco classico... o almeno divertente?

La premessa è estremamente intrigante: prendere I sette samurai di Akira Kurosawa ed ambientarlo in un futuro prossimo ma non troppo, in cui cittadini e contadini sono minacciati da orde di umanoidi artificiali. Fare disegnare questo futuro da qualcuno specializzato in tale compito come Jean Giraud-Moebius, fare realizzare la colonna sonora da Ryuichi Sakamoto e chiamare a collaborare alla sceneggiatura e alla direzione del progetto il figlio di Kurosawa: Hisao. Parrebbe davvero qualcosa d'intrigante. Ma se si tratta di un gioco tutto ciò non è sufficiente. E questa purtroppo è la situazione a cui ci troviamo di fronte giocando a Seven Samurai 20XX, gioco per PS2 sviluppato dalla giapponese Sammy e distribuito in Italia da Atari in inglese con sottotitoli in italiano.Il classico di Kurosawa ha di suo un'enorme forza mitopoietica e infatti ha già ispirato - direttamente o indirettamente - molti altri film, e non solo. Non stupisce dunque che ora venga ripreso direttamente da un videogioco. E, nonostante lo spostamento in un'ambientazione fantascientifica, la fedeltà alla trama rimane elevata. Ci ritroviamo infatti nei panni di Natoe, giovane ed irruento samurai che inizialmente rifiuta la richiesta di alcuni contadini che lo vogliono ingaggiare per proteggere il loro villaggio dagli attacchi delle bande di umanoidi, ma poi, quando essi convincono ad aiutarli un samurai più anziano ed esperto, anch'egli decide di mettersi dalla loro parte e di aiutarli a trovare gli altri cinque samurai che il suo mentore giudica indispensabili per la difesa. Per questo occorrerà esplorare la decadente e ipertecnologica città superando gli attacchi di umanoidi e di altri briganti, per poi una volta raccolti tutti i samurai difendere il villaggio dall'assalto degli umanoidi desiderosi di carpire il segreto di una misteriosa bambina muta. Il contributo grafico di Moebius, con personaggi che sembrano essere usciti direttamente dalla saga dell'Incal, è di grande impatto emotivo e contribuisce a dare una nota "arcana" e meno "meccanicistica" alle ambientazioni.Il problema è tutto nel gameplay: fondamentalmente nei panni del solo Natoe dobbiamo combattere contro umanoidi e briganti mediante una o due spade. L'attacco avviene mediante la pressione di un tasto (più la levetta analogica con funzione direzionale) a cui ne viene aggiunto un altro per la difesa ed un terzo per la schivata. Teoricamente la difesa e la schivata, compiute contemporaneamente all'attacco nemico producono una combo devastante coreografata mediante l'azione al rallentatore. Ma la cosa in pratica funziona quasi solamente contro i boss di fine livello, ovvero nei combattimenti uno contro uno, perché normalmente durante il gioco siamo circondati da un elevato numero di nemici che impedisce qualsiasi approccio tattico del combattimento che non sia il furioso premere il tasto attacco tentando contemporaneamente di disimpegnarci dall'accerchiamento mediante la levetta di movimento.In più la parte di esplorazione è funestata dai continui, estenuanti caricamenti tali da dare la sensazione di passare più tempo davanti ad essi che impegnati nel gioco vero e proprio. In più la possibilità di dialogare con molti dei personaggi non giocanti è del tutto inessenziale ai fini del gioco e se inizialmente può essere piacevole per aggiungere varietà al gameplay, ben presto si trasforma in semplice perdita di tempo da evitare.In conclusione l'ottima trama, altrettanto ottimamente trasportata dal Giappone medievale al futuro ipertecnologico (anche se rimane tutto sommato mistero non spiegato la presenza degli umanoidi), ottimamente resa graficamente e musicalmente, viene annullata dalla noia dovuta alla scelta di un gameplay ripetitivo continuamente interrotto da caricamenti. Un vero peccato perché un po' d'attenzione in più dedicata ad implementare l'esplorazione, un approccio da gioco di ruolo, una minore confusione e ripetitività dei combattimenti ci avrebbero consegnato un gioco ottimo se non eccezionale.
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