MOVIEGAMES - Spaghetti western digitali
Il vecchio West, nella versione "spaghetti" che grazie ai nostri registi ha segnato una vera e propria "new wave" nel genere, approda su Pc, PS2 e Xbox. I risultati? Esaltanti!
Come non riconoscere che lo "spaghetti western" abbia ripreso un genere agonizzante e gli abbia ridato vita? Come non riconoscere che anche negli States ancor oggi non è possibile girare un western che in qualche modo non faccia i conti con l'interpretazione data da questo genere da Sergio Leone & Co.? Era tempo dunque che anche l'intrattenimento digitale interattivo si accorgesse dell'abbondante serbatoio di possibilità offerto da questo genere. In realtà qualche altro gioco c'è già stato, e pure apprezzabile, ma in questo momento sembra proprio che gli studios che si occupano dello sviluppo dei videogiochi si siano accorti che è possibile utilizzare lo spaghetti western come fonte ispirativa per i giochi: escono infatti, quasi contemporaneamente due titoli che si rifanno proprio al mood del western reinterpretato all'italiana. Si tratta di Red Dead Revolver per Ps2 e Xbox (Rockstar San Diego/Rockstar/Take2) e Dead Man's Hand per Pc e Xbox (Humanhead/Atari).
Entrambi sono degli sparatutto, ma il primo ha una visuale in terza persona mentre il secondo in prima. In Red Dead Revolver, impersoniamo Red, un ragazzo la cui famiglia viene sterminata sotto ai suoi occhi quando scopre che il duro terreno da cui trae il sostentamento ha la possibilità di rendere qualcosa di più di stentati ortaggi. Creduto morto dalla banda di predoni, riesce a sfuggire loro con come unica eredità il revolver del padre. Con quello s'aggirerà per il West diventando sempre più abile per la futura vendetta e nel frattempo camperà come cacciatore di taglie. In questo gioco veniamo catturati soprattutto dal mood dello stesso, che riprende perfettamente, con le schermate sgranate ad arte e i disturbi da vecchia pellicola durante i full motion video l'atmosfera degli spaghetti western. Le ambientazioni suggestive rappresentano cittadine tipiche del Far West, assolate e polverose, ed altrettanto i confronti con i nemici, sia a piedi che sui mezzi tipici del West: il cavallo, il treno, la diligenza. Viene implementata addirittura una modalità "duello" in cui dobbiamo affrontare un nemico - solitamente un boss - in un duello alla pistola in cui la velocità di estrazione e di mira è reso mediante un sistema forse un po' macchinoso ma efficace di "punti di controllo" sul corpo del nemico che dobbiamo selezionare estraendo la pistola mediante lo stick analogico e che il nostro alter ego virtuale colpirà nell'animazione successiva. Il successo del duello è determinato dalla differenza tra la somma dei punti vitali che siamo riusciti a centrare e quella che il nostro avversario, in base alla sua abilità, è riuscito a colpire a nostro danno. L'unico neo del gioco è costituito dal fatto che alcuni nemici sono eccessivamente caricaturizzati, come la banda di clown, tanto da stonare decisamente all'interno di un titolo in cui l'atmosfera ha un'importanza fondamentale.
Dead Man's Hand è per certi versi meno "pretenzioso": non pretende di ricatturare il fan dei western all'italiana con gli effetti speciali e non cita in maniera diretta il genere. Tuttavia riesce a catturarne altrettanto bene l'essenza. La storia narra di una banda di nove banditi che con le loro prodezze si è resa leggendaria. Tuttavia ad un certo punto uno di essi, El Tejon si stanca delle violenze gratuite e degli omicidi efferati e per questo vuole abbandonare i compari. Ma certo questa defezione non può passare impunita e gli altri suoi compagni gli sparano e lo abbandonano credendolo morto. Ma El Tejon, il pistolero del gruppo, ovvero noi stessi, non è morto e cercherà la sua vendetta facendola cantare dalla bocca della pistola, prima fuggendo da una prigione messicana ed aiutando il popolo in rivolta e poi cacciando uno ad uno gli otto ex-soci. Oltre alle solite missioni appiedati ci aspettano missioni a cavallo, ma alcuni degli elementi più divertenti del gioco appaiono come contorno: la partita a poker che dobbiamo sostenere all'inizio di ogni missione che, a seconda della vincita, ci assegna salute e munizioni o l'assegnazione di un punteggio ad ogni colpo andato a segno sia sui nemici che sugli oggetti che possiamo rompere con una conseguente classifica finale (una delle missioni bonus prevede proprio la distruzione di un certo numero di oggetti in una villa appartenuta ad un nostro nemico). L'impossibilità di salvare all'interno del livello farà storcere la bocca agli appassionati di "first person shooter", anche perché i nemici, pur in assenza di un'intelligenza artificiale decente, sono abili cecchini anche ai livelli di difficoltà più bassi. Certo non siamo di fronte a nulla che possa competere con titoli più blasonati quali Call of Duty o Painkiller, anche perché la grafica, sia pur efficace, è comunque poco più che sufficiente, perché le armi a disposizione, seppur realistiche, sono poche rispetto alla varietà di titoli similari come poca varietà vi è pure tra i nemici da uccidere.
In sostanza, tecnicamente, nessuno dei due titoli svetta nella propria categoria. Ma di fronte a soluzione tecniche certo datate o comunque non particolarmente impressionanti, entrambi i titoli hanno il merito di immedesimarci in uno dei macilenti ma infallibili pistoleri di Sergio Leone, Duccio Tessari, ecc. E la cosa, per qualche ora ci fa dimenticare discrepanze varie, implausibilità, difetti perché il compito di un gioco non è quello di stupire ma quello di divertire e sia Red Dead Revolver sia Dead Man's Hand divertiranno a lungo gli appassionati del western.
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