LE PORNOGRAPHE di Bertrand Boello
VHS
REGIA: Bertrand BoelloINTERPRETI: Jean-Pierre Léaud, Jérémie Rénier, Dominique Blanc, Thibault de Montalembert, André Marcon, Alice Houri, Catherine Mouchet, Laurent Lucas
DURATA: 108’
ORIGINE: Francia/Canada 2001
DISTRIBUZIONE: CVC
FORMATO VIDEO: VHS, noleggio
Il pornografo del titolo è Jacques Laurent, regista culto del genere negli anni settanta, ora costretto a riprendere a girare per questioni economiche. Uno dei primi dialoghi del film: - può darsi che manchi una scena di sesso. - con chi? - non so. Sì, perché non siamo di fronte ad un film pornografico, ma ad un film sull’oscenità. Sull’oscenità di dire soprattutto, e di far vedere quello che si dice. L’immagine pura anelata da Laurent è il silenzio sul volto dell’attrice. Un film di primi piani e parole, dunque, con un montaggio lento, che segue il ritmo del pensiero, non del respiro, come il genere lascerebbe pensare. Primi piani sugli sguardi, sul volto che guarda, sul volto che ascolta, nei dialoghi molto spesso il campo controcampo è sostituito dall’inquadratura fissa del piano d’ascolto. Come quello della giornalista nell’intervista finale, o all’inizio l’inquadratura sul regista che guarda il coito degli attori, quasi commosso, al limite della fatica di guardare, fino a scena finita quando il campo si allarga sul set e sulla sua solitudine. La scelta degli attori segue il bisogno di far parlare il corpo prima che il racconto, le dive famose del cinema porno e Jean-Pierre Léaud. Ovunque vada, si porta dietro Truffaut. (con una esplicita citazione da “Baci Rubati” nella scena del pedinamento), il suo corpo che parla di un cinema passato, fatto di gesti sottili, di pudore e coraggio di guardare. Fin dalle prime scene il film porta avanti un parallelo silenzioso di immagini tra case e alberi, più precisamente tra foglie e finestre, il terreno dove comincia una nuova possibilità di vita (mi offri un piccolo pezzo di terra credo che farò qualcosa di bello) e la finestra da dove la prima moglie si era buttata, da dove sceglie di non buttarsi lui stesso. Se questo è il confronto estetico, quello testuale è sulle manifestazioni studentesche del ’68 in relazione a quelle degli anni novanta, il tutto-fuori e il tutto-dentro, la scelta di tacere. Allora ecco l’intervista, una ribellione al silenzio, al soppresso di tutta la storia, Laurent spiazza la giornalista che voleva uno scoop di pornografia: l’oscenità è parlare di se stessi, la bellezza profonda che può stare in pochi secondi di sesso totale.
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