VENEZIA 63: "E' la storia di un mistero, il mistero di un mondo all'interno di altri mondi che si svela intorno a una donna... una donna innamorata è in pericolo!". Incontro con David Lynch.

La Mostra di Venezia omaggia il regista con il premio alla carriera e proiettando nella sezione Fuori Concorso la sua ultima pellicola: "INLAND EMPIRE". Film interamente girato in digitale dalle atmosfere che richiamano "Twin Peaks", come una visione dall'interno, come un quadro che si "squadra" e ci espande.

La Mostra di Venezia omaggia il regista con il premio alla carriera e proiettando Fuori Concorso la sua ultima pellicola: INLAND EMPIRE, rigorosamente tutto in lettera maiuscola. Strappato a Cannes, dove Lynch è di casa, il film si presenta come un puzzle misterioso, fatto di allusioni e rimandi al suo ben noto universo inquietante e labirintico. Film interamente girato in digitale dalle atmosfere che richiamano Twin Peaks, come una visione dall'interno, come un quadro che  si "squadra" e ci espande. Dura quasi tre ore con le musiche di Badalamenti e attori feticcio del regista come Justin Theroux e Harry Dean Stanton. La protagonista della storia è interpretata da Laura Dern e ancora una volta Lynch gira senza una vera sceneggiatura, ma solo poche pagine prima delle riprese, molte delle quali girate a Lodz in Polonia. In conferenza il regista fa divertire per alcune sue battute. Alla domanda di un giornalista che chiedeva se i baci della protagonista, nell'ultima scena, fossero indirizzati a tutti coloro che non hanno capito il film, ha risposto:" I baci erano tutti per lei (per il giornalista)...".  In Italia il film uscirà nel primo semestre del 2007.

 

Cosa la spinge a fare determinati film?

Voglio fare film che non possono essere visti in auto, su un aeroplano o una nave. Bisogna comprare il biglietto del cinema per entrare in quel mondo, vivere quell'esperienza. Mi piace pensare che si possa entrare a far parte di uno spazio che è uno spazio filmico, fosse pure per un solo momento, e anche se fosse necessario tutto il resto del film perché ciò accada. In questo spazio, visivo e sonoro, si conoscerebbe qualcosa o si proverebbe una sensazione, che non si potrebbe provare se non ci fosse il cinema.

 

Perché questa volta ha deciso di girare interamente in digitale?

Perché la pellicola è lenta, anche se bellissima, e non ti consente di cambiare velocemente idea. Il mio è un set aperto, in ogni istante, e grazie al Digital Video posso soddisfare questa mia esigenza di lavoro. Dell'immagine sgranata qualcuno dice che è brutta. Ma quando l'immagine è povera hai molte più ragioni per sognare.

Come mai ha scelto di girare alcune scene in Polonia?

Sono stato spesso ospite del Festival di Lodz. Lì ho conosciuto degli amici e subito gli ho chiesto se potevo girare qualche scena di questo film. Si sono messi tutti a disposizione e praticamente loro hanno trovato gli attori del posto e le locations.

 

Pensa di ritornare a lavorare per la televisione?

Non ci penso proprio in questo momento. Alla televisione devo il grande successo di Twin Peaks, ma non ho nessun desiderio di ritornarci. In televisione si vedono di continuo uomini morire assassinati ma tutto viene presentato in modo asettico, la vittima cade a terra e arriva subito la pubblicità dei deodoranti. I telespettatori pensano che uccidere, in fondo, sia un atto piuttosto semplice, pulito e nemmeno tanto immorale. È questa la vera perversione. Io cerco di essere onesto con me stesso e la realtà.

 

Ci spiega il significato di alcune scene particolari?

No, non posso spiegarle.

 

Lei come sta?

Sto benissimo, grazie.

 

Continua ancora la sua attività di pittore?

Certo. Io ho cominciato dalla pittura e devo molto a questa attività espressiva. Adoro ancora dipingere.

 

Alcuni punti del film sono oscuri...

Mi piace sempre che ci sia qualcosa di scuro nell'inquadratura. Se tutto è completamente illuminato non c'è mistero. Non so perché la gente si aspetti che l'arte abbia un senso, visto che accetta il fatto che la vita non abbia senso. Bisogna vedere il film, non sono le parole che contano. È un po' come la musica. I miei film parlano tutti di "strani mondi" ai quali si può accedere solo a patto di costruirli e filmarli. I sogni ad occhi aperti sono quelli più importanti, quelli che arrivano quando sto tranquillamente seduto in poltrona, lasciando la mente libera di vagare. Quando dormi, invece, non puoi controllare i sogni. Mi piace tuffarmi in un mondo di sogno, che ho creato e scoperto; un mondo che scelgo.

 

Pasolini diceva che la verità è in più sogni. Che ne pensa?

Penso che sia una frase bellissima e che probabilmente il cinema è il mezzo più adatto per avvicinarsi alla suddetta verità. Credo nell'immortalità del cinema per le sue infinite combinazioni.

 

Ha girato le scene in ordine cronogico?

Assolutamente no. Le ho girate in ordine sparso ed è nato il tutto in maniera bizzarra. Penso che tutti, dal regista allo sceneggiatore, si rifanno inconsapevolmente alla "teoria dei quanti" e del "campo unificato". Tutti coloro che si interessano di creatività credo siano legati a questi concetti. Arrivano le idee e si agganciano fra loro e quel che le unisce è l'euforia che ti danno o la repulsione che suscitano in te.

 

Cosa pensa di Laura Dern?

Penso che sia un'attrice fantastica e mi piace tantissimo lavorare con lei.

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