Lette e...riviste - "Il te stesso, il me stesso e il sé di tutti noi": ladies and gentlemen, David Lynch
Il cinema: "Come la musica. Tempo. Flusso". La meditazione: "Come una scivolosa discesa verso la totalità". Inland Empire: "Non credo ne esista solo una". Cosa pensava da bambino? Com'è passato dalla pittura al cinema? Perché la meditazione trascendentale? David Lynch si racconta al quotidiano Süeddeutsche Zeitung durante le riprese di "INLAND EMPIRE"

Marie Pohl: Mr. Lynch, è qui a Maharishi Vedic City, Iowa, per un Pancha Karma - un trattamento ayurvedico a base di oli bollenti e dieta. Come va?
David Lynch: E' fantastico. Una volta qualcuno mi ha detto: un giorno la terra sarà inquinata, l'aria sarà inquinata, l'acqua sarà inquinata. Allora il Pancha Karma sarà una necessità, non un lusso. Oggi finisco e domani torno al lavoro, magari un po' più pulito di prima...
MP: Alla Maharishi University ha trascorso un weekend con gli studenti a parlare di scienze Vediche e meditazione trascendentale. Come è entrato in questo mondo?
DL: Medito da 32 anni. Quando iniziai, ero uno studente all'American Film Institute di Los Angeles. Per il primo anno, mi sembrò una totale perdita di tempo - infatti lasciai perdere. Mollai il primo giorno del secondo anno. Il Preside della facoltà disse: se David Lynch è così nervoso, vuol dire che stiamo sbagliando qualcosa. Mi chiamò e mi chiese: "Cosa vuoi fare?" Io volevo fare Eraserhead. E lui: "Allora fai Eraserhead". In quel momento cambiò tutto. Mi ritrovai in questa incredibile tenuta...con una Volkswagen carica di cose, due camere 35 mm., cavi, luci. Tutto ciò che avevo sempre voluto. E un giorno, mentre mi riposavo appoggiato al tavolo, pensai che dovevo essere la persona più felice del mondo...realizzai che, invece, ciò che avevo dentro era soprattutto vuoto. Ricordo questa frase: la vera felicità non è là fuori. La vera felicità è dentro. Allora ho pensato che la meditazione poteva essere la via per andare 'dentro'. Poco dopo mia sorella mi chiamò dicendo che aveva iniziato la meditazione trascendentale. Ho pensato che era quello che volevo.
MP: E ha iniziato a meditare ogni giorno?
DL: Partecipai ad una lezione introduttiva. Volevo imparare, ma ancora non sapevo cosa avrei appreso...è divertente: non sai. I dubbi. Chi ti dice una cosa, chi un'altra. Incontri l'insegnante. Ti fa qualche domanda e poi: "Ok David, sabato mattina vieni giù che ti insegno la meditazione trascendentale". Vado. E ho imparato. Ho raggiunto il mio mantra. Un suono molto specifico, una vibrazione, un pensiero. Mi hanno portato in una stanza piccola e silenziosa, mi hanno detto di mettermi comodo, chiudere gli occhi e ripetere il mantra dentro, il suono dentro. E - uhuhuh - vai e basta, ti immergi dentro e fuori, è come una scivolosa discesa verso la totalità. La parola 'unico' dovrebbe essere usata solo per questa esperienza. Non ce l'hai nella vita. E se ce l'hai, succede per caso e non puoi ripeterla. Ma con questa tecnica ogni giorno ti immergi 'dentro', trascendi - mattina e sera per venti minuti - attraverso diversi livelli della mente. E' un'emozione di pura consapevolezza di se stessi, di felicità suprema.
MP: Come ha cambiato la sua vita?
DL: Due settimane dopo mia moglie arriva e fa: "Che succede? La rabbia, dov'è andata?" Perchè la scaricavo su di lei. Ma ora la rabbia era stata sollevata. Lo stesso con la depressione. E con questa paura, paura, paura
MP: Paura di che?
DL: La paura dell'ignoto, ciò che è là fuori e si manifesta in modi diversi. Come sarà? E tu ci sei giusto in mezzo, non sai, te la prendi con gli altri per qualcosa che ha a che fare solo con te. Le ansie. Vengono sollevate via. Diventi calmo.
MP: Ha mai provato altre forme di meditazione?
DL: Oh, non sono un esperto, ma penso che lo scopo di tutte sia l'illuminazione. La parola 'trascendere' è la mia chiave per la meditazione. Se devi iniziare, scegli un metodo che ti conduca all'obiettivo, non in cento vite ma ora - prendi la superstrada. La meditazione trascendentale è solo il mezzo, la tecnica, come l'aereo che ti porta laggiù, ma l'esperienza che fai è tutto, questo stato di calma cosciente.
MP: La meditazione trascendentale è stata introdotta in Occidente da Maharishi Mahesh Yogi negli anni Cinquanta. L'ha mai incontrato?
DL: Molte volte. Ma non è necessario. Quello che è necessario è imparare. Nient'altro. E' facile e non faticoso. Il mantra porta la mente 'dentro', e una volta fatto questo ci si immerge in quell'infinito, puro oceano di consapevolezza che in sanscrito si chiama Atma.
MP: Il sé?
DL: Il te stesso, il me stesso e il sè di tutti noi. Maharishi lo chiama anche 'il campo unificato', il campo di energia dell'esistenza. Entrarci è una nascita. E' il tuo potenziale. Questo è ciò che dovrebbero insegnare. Maharishi dice che l'educazione dovrebbe tirare fuori il pieno potenziale di ogni studente. Ma l'istruzione oggi non fa niente di tutto questo. Ti insegnano solo come essere uno schiavo. E i ragazzini sono imbottiti di frustrazioni e tristezze e ansie, passando dalla scuola a qualche altro tipo di corsa per ratti.
MP: Per questo ha creato la Fondazione David Lynch per l'educazione basata sulla consapevolezza e la pace nel mondo? Vorrebbe introdurre la meditazione trascendentale nelle scuole statunitensi?
DL: La nostra missione è permettere a ogni studente che vuole imparare la meditazione trascendentale di iniziare, di impossessarsi del mezzo più veloce per godere davvero della propria esistenza. Lo stress sta uccidendo troppi studenti.
MP: Dopo 32 anni di meditazione in privato, perchè ora questa dimensione pubblica?
DL: Una delle cose che mi piacevano era il fatto che impari questa tecnica; la introduci nella tua vita, poi pensi alle tue cose. Non sei condizionato o incollato a niente, in nessun modo. Ma questo mondo è divertente. Quando la gente sa che fai meditazione, oh...iniziano a guardare i tuoi film in modo diverso. Non volevo sollevare cose di questo tipo. Ma ora il mondo sta cambiando. I bambini si stressano appena mettono piede fuori dalla culla. Ci sono così tanti problemi di disordini mentali, dell'apprendimento, che non avevo mai sentito. Siamo nel casino. E come si chiama? Reese Whiterspoon ha vinto...
MP: un Oscar...
DL:...ha detto: "Voglio la pace nel mondo" e tutti si fanno una grassa risata. Pace nel mondo. Tutti vogliono la pace nel mondo. Nessuno ci crede. E' un'idea simpatica. Un'idea come una dolce, piccola, vecchia signora. Senza significato. Non succederà mai. E viviamo in questo buco d'inferno. E pensiamo che debba essere così, che non possa essere diverso. Dolore ovunque. La pace non è un soprammobile. La pace non è solo assenza di guerra. La pace è assenza di negatività.

MP: Dicono che quando l'uno per cento della popolazione medita, l'intero paese ne beneficia. Diminuiscono i crimini. Pensa che la meditazione possa essere più efficace del pacifismo?
DL: Abbiamo un albero che non cresce bene. Puoi curare le singole foglie - AIDS, Africa, Iraq. Oppure nutrire le radici, e tutto l'albero guarirà. Nutrire le radici è vivere il 'campo unificato'. E grazie al cielo, la fisica quantistica ha ora realizzato che i suoi dettami coincidono con quanto la scienza vedica dice da sempre. Non è uno scherzo. Un giorno la luce dovrà accendersi. E la gente dirà, aspetta un attimo. Che stiamo facendo? Ammazziamo la gente in nome della pace? Non è un film. Pura, genuina, marcia follia.
MP: La meditazione trascendentale è per lei un sostituto della religione?
DL: No. I miei genitori mi mandavano alla scuola domenicale presbiteriana. Io ci andavo. Ma intorno ai 14 anni, non vedevo risultati. Vedevo le persone vivere la domenica in un modo e il resto della settimana in un altro. Non stavo raggiungendo ciò che volevo. Chiesi di non andare più e mio padre, sia benedetto, disse: "Non devi andarci più finchè non senti di volerlo fare". Ma le persone religiose meditano, tutte. E dicono che così raggiungono una maggiore comprensione. Comunque, io vedo le religioni come fiumi che arrivano allo stesso oceano. E io sono immerso laggiù, a modo mio, mi sto inzuppando, e mi piace!
MP: In un'intervista ha detto: "Non credo che la gente accetti il fatto che la vita non ha senso. Spaventa. Miti e religioni sono stati inventati per questo".
DL: Non ricordo di averlo detto. La vita ha senso! Forse non nel modo che le persone immaginano. Ma ha senso, eccome.
MP: Ma lei ama il mistero, esplorare l'ignoto...
DL: Il mistero della vita è meraviglioso. Ma i misteri vanno risolti. Noi siamo come detectives. La mente è attratta dall'oscurità, si chiede: cosa c'è laggiù? Guardiamo, troviamo un indizio...ma poi c'è più di quello che l'occhio può vedere. Poi trovi qualcosa che inizia alla comprensione, lo svelamento. Sempre più ampio. Più profondo. Ora potresti dire: "Bè, io amo il mistero, non voglio sapere". Sarebbe stupido. Perché se non ti immergi resti sempre lo stesso, non ti espandi, non cresci.
MP: Lei parla di felicità suprema, ma i suoi film mostrano soprattutto sofferenza...
DL: Non è necessario provare il dolore per mostrarlo. Puoi sapere delle cose o capirle. Le storie vanno sempre verso un conflitto, ma tu sei qui e devi godere della tua vita. Troppe persone fanno le cose solo pensando al risultato finale, senza godere di quello che fanno. Questa è la differenza. Godersi il 'fare'.
MP: La meditazione le porta idee per i film?
DL: Devo dire che per Mulholland Drive la conclusione, l'inizio e quello che c'è nel mezzo arrivarono - come sciogliere una collana di perle - durante la meditazione, una sera. Questo risolse un'infinità di problemi e trasformò uno show TV in un film. Ma in genere la mia ispirazione viene dalle passeggiate o dalla musica.
MP: Musica?
DL: Il cinema è come la musica. Tempo. Flusso.
Stavo lavorando a Elephant Man. Era una domenica pomeriggio, stavo riposando sul divano. Sentii questo adagio. Mi investì. Era così incredibilmente bello, così perfetto per la fine del film. Chiamai Samuel Ranger: "Dobbiamo averlo". Comprò nove versioni diverse, perché io non sapevo quale avevo ascoltato. Nessuna era quella giusta. Poi ne trovò un'altra. Stesse note, stessa orchestra, ma sensazioni completamente diverse. Allora, è il modo in cui ti muovi attraverso il tempo. Una cosa è prima, una è dopo - il modo in cui vanno insieme, questo è il cinema. Somiglia così tanto alla musica. Come e quando viene fuori il clarinetto, cosa fa, come si allontana. Il cinema è questo.
MP: Questo nuovo film, INLAND EMPIRE, che ha appena girato...
DL: ...che sto girando!
MP: Di cosa parla?
DL: Ha a che fare con una donna in pericolo.
MP: Il titolo si riferisce alla zona Inland di Los Angeles?
DL: Io amo Los Angeles. Un sacco di gente ci va e vede solo un'enorme distesa uniforme. Questo può essere vero per qualsiasi posto. Ma quando ci stai per un po', realizzi che ogni parte ha il suo specifico mood. L'età dell'oro del cinema respira ancora laggiù. La luce. La luce di Los Angeles è così meravigliosa, una fonte di ispirazione. E' la luce che ci porta lì la prima volta. Parlavo con Laura Dern e suo marito Ben Harper è di Inland Empire. Non ricordo quando questa cosa è venuta fuori. Ma dissi che quello era il titolo del mio prossimo film, di cui in quel momento non sapevo nulla... Ho voluto chiamarlo così. Un giorno mio fratello, pulendo il garage, trovò un album. Me lo mandò, era il mio album, quello di quando avevo cinque anni. L'ho aperto e la prima figurina era una veduta aerea di Spokane. La didascalia diceva: Inland Empire. Così pensai che ero sulla strada giusta. Ma credo che non esista una sola Inland Empire.
MP: Da bambino sapeva già di voler diventare un artista?
DL: Disegnavo. Ma dove sono cresciuto, nel Nord-Ovest del paese - l'ho sempre pensato - smetti di disegnare quando diventi adulto. Non conoscevo nessun adulto che dipingesse, e pensavo che non fosse possibile. Mio padre fu trasferito sulla East Coast, a Washington, DC, e frequentai lì le scuole superiori. Nel 1960 ero davanti casa della mia ragazza e incontrai il mio amico d'infanzia Toby Keeler, che era in procinto - allora non lo sapevo - di rubarmi la fidanzata. E' ovvio che perdono Toby, lei non era così hot. Ma su quel prato, Toby mi disse che suo padre era un pittore. All'inizio pensai che fosse un muratore. Ma Toby si spiegò. Ci sono certi punti di svolta nelle nostre vite, e questo è stato sicuramente uno di quelli. Seppi che volevo fare il pittore.
MP: E cosa l'ha portata dalla pittura al cinema?
DL: Non ero interessato al cinema. Dipingevo, ho frequentato la scuola d'arte. Avevo un piccolo studio. Stavo dipingendo il notturno di un giardino, quindi la maggior parte del quadro era nera e c'erano piccole macchie di verde. Lo guardai e il quadro iniziò a muoversi, sentii il vento, e non avevo assunto droghe, così pensai che la cosa era interessante. Alla fine di ogni anno all'accademia c'era il concorso di scultura e pittura sperimentale. Questa volta, pensai, farò un quadro che si muove. Costruii uno schermo 6x8 foots e realizzai una cosa rozzamente animata. La proiettai. Pensavo sarebbe andata bene, mi era costata una fortuna. Uno studente più grande lo vide e mi chiese di costruirne uno per casa sua. Questo fu il calcio d'inizio.
MP: Cosa l'affascina di più nel suo lavoro?
DL: Amo il momento in cui le persone escono dall'oscurità.
"Was wir bisher gelernt haben, das ist Quark!", di Marie Pohl - da Süeddeutsche Zeitung, 13 maggio 2006
http://www.sueddeutsche.de/kultur/artikel/809/75734/3/
Versione inglese
traduzione di Annarita Guidi
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