"Ghost Son", di Lamberto Bava
"Ghost Son" è un dramma horror che perde presto spontaneità nel soprannaturale. Lamberto Bava dimostra per l'ennesima volta come il cinebrivido italiano sia legato a stereotipi che anche nell'imitazione di modelli americani di successo si dimostrano già in partenza obsoleti. Una buona realizzazione tecnica non evita la noia.

Africa. Stacey e Mark vi si sono trasferiti per coltivare un sogno - allevare cavalli e ricominciare una nuova vita insieme. Quando le cose stanno ingranando lui muore in un incidente d'auto e lei si scopre incinta. L'inquietante magione in cui i due vivevano si trasforma in un incubo notturno dove il neonato e i fantasmi dei defunti terrorizzano la donna, che gradualmente sprofonda in una spirale di paura e follia.
Esce con un anno abbondante di ritardo, dopo un'apparizione allo Scienceplusfiction Festival di Trieste, la nuova fatica di Lamberto Bava, che torna all'horror con convinzione e intenti bellicosi, sostenuto da una produzione superiore alla media italiana di genere, oltre che da un cast internazionale sicuramente interessante. Dal canto suo, il regista figlio d'arte non tradisce le attese, impegnandosi al massimo per internazionalizzare, a partire dal titolo inglese, la sua opera: messinscena sontuosa, regia elaborata, con carrelli alternati a stacchi improvvisi e primi piani, colonna sonora insistente ma efficace e fotografia vivida. Peccato che tutto il resto non funzioni altrettanto bene, a partire da una sceneggiatura che rimaneggia situazioni già note - da Baby Killer (1974, di Larry Cohen) in avanti - e che dimostra gli stessi anni, a due decadi di distanza, degli originali. Il difetto principale di Ghost Son, infatti, è che, una volta smascherata l'apparenza sfarzosa, il film risulta vecchio.
Bava, tecnicamente adeguato, dimostra di non conoscere piuttosto la storia recente del cinema cui aspira di appartenere, e continua a riciclare i canoni (prei)storici della ghost story con suspense in crescendo, priva di colpi di scena e con un unico filo conduttore che a lungo andare tedia un pubblico abituato a ben altro. In questo modo spreca le affascinanti location esotiche e i protagonisti, costretti a dialoghi e situazioni trite. Poco aggiungono, ad un'operazione a conti fatti obliabile, la morale e il contorno di buonismo che prima della conclusione stessa, retorica e prevedibile, aumenta l'insoddisfazione per un'occasione fuori tempo massimo visibilmente sprecata.
Titolo originale: Ghost Son
Regia: Lamberto Bava
Interpreti: Laura Harring, John Hannah, Pete Postlethwaite
Distribuzione: Moviemax
Durata: 100'
Origine: Italia, 2005
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