"I am a Legend parla dell'uomo e delle sue paure primordiali". Incontro con Will Smith, Akiva Goldsman e Francis Lawrence

Fanta-Horror tratto dall’omonimo libro di Richard Matheson, Io sono leggenda è il nuovo film interpretato da Will Smith in uscita nelle sale italiane. Alla conferenza stampa erano presenti Will Smith, la star hollywoodiana, lo sceneggiatore Akiva Goldsman (A Beautiful Mind, Cinderella Man) e il regista Francis Lawrence (Constantine)

smith_1Esce nelle sale italiane Io sono leggenda. Fanta-horror tratto dal libro di Richard Matheson, che in passato era già stato fonte di ispirazione per classici del cinema apocalittico come L’ultimo uomo sulla terra e 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra. Alla conferenza stampa erano presenti Will Smith, protagonista e star del film, lo sceneggiatore Akiva Goldsman (A Beautiful Mind, Cinderella Man) e il regista Francis Lawrence (Constantine).

 

Il vostro film è tratto da un romanzo che precedentemente aveva già ispirato alcuni film. Qual è il motivo per cui avete pensato a un nuovo rifacimento?

A.G.: Rispettavamo molto il romanzo e le sue potenzialità. A nostro avviso era una storia visivamente potente che era in grado di affrontare tematiche molto umane e complesse.  Con Francis Lawrence e Will Smith abbiamo lavorato molto su questo.

W.S.: Credo che la grandezza del romanzo e di questo film risieda soprattutto nel fatto che pur essendo di natura fantascientifica, in realtà riflette su delle eventualità reali ed inquietanti. Tutto ruota attorno a due paure primordiali che credo chiunque sia in grado di riconoscere e provare: la paura della solitudine assoluta, il rimanere soli senza alcun aiuto umano, e la paura del buio, del mistero, spesse volte mostruoso, che si cela nell’oscurità.

 

L’influenza del cinema horror e in particolare di un regista come Romero ci sembra evidente. Siete d’accordo?

F.L.: Non completamente. Romero è un grande regista che ha creato una tipologia di mostri – gli zombie – molto precisa e influente. Noi però volevamo allontanarci da quel modello. L’aspetto dei cacciatori notturni volevamo fosse il più umano possibile. Loro sono esseri umani contagiati da un virus e per questo hanno una mostruosità fisiologica e scientificamente il più possibile pertinente.

 

Quanto la cultura del videogame ha influenzato esteticamente questo vostro lavoro?

F.L.: Molto poco direi. Me lo hanno già chiesto in molti ma io non credo che I am a Legend sia un videogame, non ne ha il ritmo, né lo stile. Certo ci sono effetti speciali, ma un conto è utilizzarli ai fini di una storia e un conto e ispirarsi esplicitamente al videogioco. Noi non lo abbiamo fatto.

 

La morale del film sembra contrapporre la razionalità scientifica con la fede in Dio. Non le sembra reazionaria questa contrapposizione e il messaggio finale?

W.S.: Assolutamente no. E’ un conflitto eterno che trovo molto interessante. Nelle situazioni critiche la speranza può e deve assumere diverse forme. Qui si scontrano la scienza e la fede, ma non vince nessuno alla fine. O forse vincono entrambi. Vince l’uomo e la sua sfida con la speranza.

 

Mr Smith lavorerà ancora con Gabriele Muccino? C’è un progetto in ballo tra voi due, vero?

W.S.: Sì, certo. Come molti di voi sapranno Gabriele Muccino in questo momento è a Los Angeles per preparare il nostro prossimo film insieme che si intitolerà Seven Pounds. Con lui mi trovo benissimo e non vedo l’ora di tornare a lavorarci. Lui poi è amico anche di Tom Cruise, perciò non è detto che sia proprio Gabriele un giorno a riunirci entrambi per fare un grande film insieme. Nel frattempo se vi interessa stasera uscirò con suo fratello e faremo un giro a Roma.

 

Un parere sullo sciopero degli sceneggiatori che sta paralizzando Hollywood.

A.G.: Come sceneggiatore io aderisco a questo sciopero. So che ci sono diversi pregiudizi negativi su questo tipo di iniziativa. Ma in America e non solo la situazione deve cambiare. I media e le tecniche di comunicazione audiovisive stanno cambiando e con esse deve cambiare anche la forza economica degli scrittori, che oggi sono in balia di un mercato ingiusto. Fortunatamente abbiamo l’appoggio della Screen Actor’s Guild.

W.S.: La situazione è difficile infatti. Eppure mi piace vedere questo sciopero e i cambiamenti positivi che tutti noi speriamo potrà comportare come una battaglia profondamente legata allo spirito democratico americano.

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