SOTTODICIOTTO FILMFESTIVAL 9 - "Whatever Lola wants", di Nabil Ayouch
Ayouch è uno dei cineasti più interessanti, anche se non sempre convincente, del cinema marocchino degli ultimi dieci anni. Ma la nazionalità sta stretta a questo regista che, al suo quarto lungometraggio (dopo il road movie Mektoub, i ragazzi di strada protagonisti di Ali Zaoua e il film per la televisione Une minute de soleil en moins), Whatever Lola wants, ha ancor più disegnato una geografia emozionale senza confini, diventando autore anonimo di una favola sospesa fra New York e Il Cairo.
Curiosa, e intrigante, la filmografia di Nabil Ayouch, errante e in viaggio fin dagli esordi, negli spazi del Marocco e da lì spostata verso gli Stati Uniti e l’Egitto. Ayouch è uno dei cineasti più interessanti, anche se non sempre convincente, del cinema marocchino degli ultimi dieci anni. Ma la nazionalità sta stretta a questo regista che, al suo quarto lungometraggio, Whatever Lola wants, ha ancor più disegnato una geografia emozionale senza confini, diventando autore anonimo di una favola sospesa fra New York (dove ha luogo la parte iniziale, collocata come una sorta di lungo prologo) e Il Cairo, dove si svolge il resto della narrazione, che ha per protagonista assoluta la giovane, ostinata, bionda americana Lola (Laura Ramsey). Protagonista di una fiaba moderna che è stata presentata in anteprima italiana, in proiezione speciale, alla nona edizione di Sottodiciotto Film Festival-Torino Schermi Giovani.
Ayouch riprende il suo percorso filmico con una favola essenziale nella sua struttura, che scorre fluida e senza sorprese, e che trova proprio in questa sua linearità espressiva, che mai si allontana dalla sua strada principale, dove le cose possono, devono, accadere nelle loro improbabilità, nel loro succedersi e scivolare naturalmente artificiali, il suo segno di riconoscibilità. Wathever Lola wants è sogno e musical, quello che desidera, e vede avverarsi, la venticinquenne newyorkese che desidera diventare cantante e danzatrice e nel frattempo fa la postina per le strade di New York. Che lascerà per raggiungere Il Cairo, dove un veloce e ricco fidanzato egiziano è tornato, aiutata anche a New York dai consigli di un amico arabo omosessuale che da ragazzo aveva conosciuto una mitica danzatrice del ventre egiziana. Così, il sogno di Lola diventa quello di trasformarsi addirittura in danzatrice del ventre, chiedendo l’aiuto a quella celebre (ex) ballerina che da anni, come una moderna Fedora, vive chiusa in casa, con la figlia piccola e un domestico cieco, dopo uno scandalo che la vide protagonista (solo per essere stata fotografata con un altro uomo). Ayouch descrive, per capitoli che illuminano e rendono possibile quel sogno, l’impresa impossibile di Lola che, come dice il titolo della canzone-madre del suo show, cui si rifà anche il titolo del film, “whatever Lola wants, Lola gets”. Favola e musical, con squarci di realismo sociale-esotico (come quello sulla città dei morti, l’enorme quartiere del Cairo abitato dalla popolazione più povera della capitale) e uno sguardo al cinema senza tempo della commedia musicale. Da qui ricomincia il cinema Nabil Ayouch, dopo il road movie sentimentale e sociale Mektoub (La sorte), suo primo lungometraggio del 1997, i ragazzi di strada protagonisti di Ali Zaoua (2000) e il film per la televisione del 2003 Une minute de soleil en moins.
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