Do the Evolution - "Star Trek", di JJ Abrams
In questa Storia dell'Umanità come un'unica mappa stellare in cui i Pianeti altro non sono che le ben definite tappe dell'Evoluzione (alla stregua delle metropoli in quel trattato sulla civilizzazione/colonizzazione che era MI:3), il delitto inconcepibile e forse impunibile continua ad essere quello della scomparsa del Mondo, la distruzione reiterata e ripetuta di Vulcano, la Terra della razionalità: eppure ogni volta che il Sacrificio Finale farà esplodere l'intera volta stellare, nello stesso istante il Figlio del Secolo starà emettendo il suo primo vagito
Io sono devoto alla Logica
sono devoto a San Giorgio e al suo cavallo
ecco "l'ingegnoso cavaliere" e il suo scudiero
a noi tre sarebbe bastato per esempio essere immortali.
Ecco il vertiginoso parlare dello spirito umano, ecco
l'insaziabile ricerca che genera
l'opera invisibile l'opera imperdonabile.
Ed ecco lo spirito di un macchinista
che ha visto le Indie occidentali
e latitudini e longitudini e ancora si chiede:
"in quale città andiamo e in quale tempo
soprattutto in quale tempo".
Non avrei mai creduto che fosse lo spazio a muoversi – all'incredulo Scotty di Simon Pegg viene svelata la formula del teletrasporto che lui, ancora giovane e inesperto, va finendo di approntare, nientemeno che da Leonard Nimoy, reperto dal passato che però viene dal futuro: e di conseguenza è proprio Scotty/Pegg, allora, a svelare invece a noi il senso più profondo di tutta l'opera di JJ Abrams, da Lost agli exploit cinematografici, prodotti o diretti – “non avrei mai creduto che fosse lo spazio a muoversi”.
Mentre da un lato pareva inevitabile che il restyling della serie sci-fi che più di tutte aveva giocato nel corso delle stagioni coi passaggi e passaggi, passaggi di tempo finisse in mano all'autore che negli ultimi anni è andato dimostrando l'acume più grande nel dipingere grandi mosaici ad inneschi spaziotemporali, dall'altra parte però il risultato sembra convogliare l'intera fenomenologia abramsiana dei cortocircuiti cronologici, delle realtà parallele, dei destini alternativi, in un gigantesco buco nero da far implodere mediante un'unica goccia di micidiale 'materia rossa': saltando baldanzosamente da un pianeta all'altro, da una versione all'altra del proprio passato, del proprio futuro, e di se stessi, tra padri da onorare e madri da salvare, il trauma più grande che l'aitante giovane Kirk/Pine e il folgorante Spock di Zachary Quinto devono affrontare è quello di scoprirsi figli di Alex Kurtzman e Roberto Orci, ovvero i due più fantastici autori di immaginario pirotecnico dell'ultimo decennio.
E' indubbiamente vero che la sorprendente sceneggiatura dei due geniali Kurtzman e Orci (forse il loro script più maturo) avrebbe avuto
bisogno di un regista sicuramente migliore di quanto lo sia Abrams (il loro altro storico commissionatore Michael Bay?), ma è altrettanto innegabile l'assoluta potenza emozionale del prologo con il parto in navicella spaziale del moonchild James T. Kirk, come la vetta toccata dall'occhio di JJ nella costruzione della fenomenale sequenza in cui Kirk e Sulu devono far saltare la sonda impiantata dall'astronave del malvagio Nero di Eric Bana sul suolo del pianeta Vulcano, in cui ci si illustra in maniera cristallinamente evidente come il film non abbia in realtà alcuna reale intenzione di allontanarsi davvero dalla terra, a cui per 127 minuti continua in una maniera o nell'altra a restare saldamente ancorato.
E allora forse il senso dell'operazione va ricercato altrove: in questa vertiginosa visione d'insieme della Storia dell'Umanità che Abrams ci dipinge come un'unica, sconvolgente mappa stellare in cui i Pianeti ordinati in geometriche costellazioni altro non sono che le ben definite tappe dell'Evoluzione dell'Uomo (alla stregua dell'avvicendarsi delle metropoli in quell'incredibile trattato sulla civilizzazione/colonizzazione che era invece MI:3), dalla (Post?)Preistoria in piena Era Glaciale abitata da mostri arcaici (tra cui, appunto, Nimoy...) di Delta Vega, alle buie e minacciose fauci del futuro oscurantismo rappresentato da Romulus – e il delitto inconcepibile e forse impunibile continua ad essere quello della scomparsa del Mondo, la distruzione reiterata e ripetuta di Vulcano, la Terra dei Saggi e della razionalità.
Virato in un pessimismo cosmico ed inaspettato, lo Star Trek di Abrams dimostra così l'assoluta modernità della formula ribadendo la guerra e la tensione verso la distruzione totale di ogni spazio possibile come le uniche basi della Civiltà attraverso i tempi, il tentativo testardo e mai domato di annullare in noi stessi qualsiasi traccia latente di Umanità, la cancellazione definitiva dell'idea stessa di Uomo dall'Universo: eppure, come nella più kubrickiana delle fedi, ogni volta che il Sacrificio Finale farà esplodere l'intera volta stellare, nello stesso istante il Figlio del Secolo starà emettendo il suo primo, stentato vagito.
Regia: JJ Abrams
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Bruce Greenwood, Zoe Saldana, Karl Urban, Wynona Rider, Leonard Nimoy, Simon Pegg
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 127'
Origine: USA, 2009
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