VENEZIA 60 - "Fantasmi di voce-Antonio Stagnoli", di Elisabetta Sgarbi (Nuovi Territori)
Un mezzora scarsa che, ancora una volta nella sua filmografia, produce forte esperienza sensoriale, dilatazione del campo, del vedere e del sentire. Frantumando, stra-ordinariamente, la provenienzadestinazione del lavoro, commissionato dal gallerista Arialdo Ceribelli per far conoscere le opere e la persona del pittore sordomuto Antonio Stagnoli
La mano (di un pittore, ma più estesamente di artista 'senzanome' che si concede alla creazione e al suo filmarlaviverla fuori(in)campo) nell'atto di disegnare (non) termina "Fantasmi di voce-Antonio Stagnoli", il lavoro di Elisabetta Sgarbi presentato nella sezione Nuovi Territori. Un gesto che va/sta oltre il testo, lo 'annulla' facendolo proseguire naturalmente altrove, là da dove proviene(e)va. Restando in campo - per sovrimpressione di immagini e (fantasma di) voce - per quella mezzora scarsa che, ancora una volta nella filmografia di Elisabetta Sgarbi, produce forte esperienza sensoriale, dilatazione del campo, del vedere e del sentire. Frantumando, stra-ordinariamente, la provenienzadestinazione del lavoro, commissionato dal gallerista Arialdo Ceribelli per far conoscere le opere e la persona del pittore sordomuto Antonio Stagnoli. Voce (inceppata dalla malattia, che produce soste silenzi pause riprese nel corpo magmatico della parola). Dipinti. E uno sguardo che non capta il visibile, ma illumina gli interstizi di una superficie, la sua animacorpo 'nascosti'. Il bianco, dunque, e il dettaglio che trasporta in una dimensione cosmica quei corpi dipinti dell'inquietudine e della dolcezza. Il dettaglio come totalità e frammento per comporre separare ricomporre. Come nel capolavoro di Elisabetta Sgarbi "Quando comincia la notte", e primadopo tutto l'estendersi sensuale sensoriale di un lavoro unico nel panorama di un cinemaeoltre contemporaneo. "Fantasmi di voce" (in)segue "La notte che si sposta", altro recente testo di Elisabetta Sgarbi 'in assenza' di un soggetto-autore. Ovvero: il gesto lo sguardo il pensiero che si sposta sprofonda e risale acquoso e solido dagli spazi dei quadri rifilmati ridisegnati. Sindromi di Stendhal (nel senso argentiano). Tuffarsi per (non) ri-uscire dall'estasi tuffo morte passione accecante. Fino a quel filmare bruciato totalizzante che (ci) ri-porta sempre a Stan Brakhage e, nel particolare, per l'apparire dei corpifantasmi animali esistenti immaginati in "Fantasmi di voce", a "The Loom", mediometraggio realizzato dall'artista underground americano nel 1986, sovrimpressione infinita dell'esistere sparire riaffiorare di animali da cortile in uno spazio casalingo e stellare.
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