"Cinico, sarcastico e autodistruttivo: così doveva essere il nostro John Constantine" - Incontro con Francis Lawrence e Keanu Reeves
Ispirato al celebre fumetto di Alan Moore, "Hellblazer", "Constantine" riporta nelle sale il secolare scontro tra bene e male, tra angeli e demoni, in una Los Angeles sospesa tra noir e fantascienza. Ne abbiamo parlato con il protagonista e il regista.

Dirigere un film come Constantine rappresenta una vera e propria sfida: come è stato possibile conciliare un film fumettistico, e quindi dedicato ad un pubblico giovanile, con tematiche più impegnative?
Lawrence: In effetti non è facile realizzare un film ispirato ad un fumetto, perché si tratta di lavorare su storie frammentate. Questo fumetto in particolare era molto dark e quindi destinato ad un pubblico più adulto. Da un punto di vista superficiale era certamente di intrattenimento, ma in profondità affrontava delle tematiche interessanti. Per questo motivo ho accettato la sfida.
Signor Reeves dalle scelte che ha fatto in campo cinematografico, trapela un certo interesse nei confronti della natura ingannevole del mondo. Si potrebbe definire questo una sua visione personale?
Reeves: Non è forse così per tutti? Credo che questo sia in effetti un tema che si trova proprio alla base della narrazione ed è certamente un tema interessante da interpretare.
Ma non è la prima volta che lei ha a che fare con il diavolo... Le piace forse il genere fantasy?
Reeves: I film di fantascienza hanno a che vedere con il bene, il male, gli angeli e i diavoli; rappresentano le paure e le speranze che appartengono alla nostra cultura. Spesso questi film hanno anche una base filosofica, sia da un punto di vista intellettuale che emotivo: i personaggi che nei film hanno a che fare con la nostra parte interiore, con il meglio e il peggio di noi sono molto interessanti per un attore.
Signor Lawrence come ha affrontato i diversi generi che si mescolano all'interno di questo fumetto?
Lawrence: In realtà è proprio questo che mi ha affascinato: l'insieme di generi. Questo film sfugge alla catalogazione classica e questo tra l'altro ha reso anche più complicata la fase in cui bisognava convincere la produzione che avrebbe funzionato.
Signor Reeves crede nei demoni?
Reeves: Ci potete scommettere!
Come si è preparato ad interpretare questo ruolo?
Reeves: Non avevo mai letto "Hellblazer". In realtà ho letto la sceneggiatura prima ancora di conoscere il fumetto e ho amato subito il personaggio di John Constantine. A quel punto ho voluto leggere anche il fumetto per capire quale forma e tono dovevo dare al protagonista; ho cercato in tutti i modi di capire come sarei potuto arrivare a pensare e agire come lui. Insomma, ho cercato di incarnarlo.
Durante la preparazione del film si è trovato a riflettere sui suoi aspetti angelici e satanici? Quali prevalgono in lei?
Reeves: Prima di tutto ho dovuto imparare a conoscere gli aspetti angelici e satanici di John Constantine. Credo che il film in generale sottolinei l'importanza di essere consapevoli di se stessi e di capire qual è il proprio posto nel mondo.
Il nome del protagonista fa pensare alla figura dell'imperatore Costantino. Ha qualcosa a che fare con questo personaggio storico?
Lawrence: Non so perché il suo ideatore, Alan Moore, abbia scelto questo nome. Non mi sento di escludere che possa esserci un certo riferimento al primo imperatore cristiano, anche per via della "lancia del destino" cui si fa spesso riferimento sia nel fumetto che nel film.
All'interno del film si fa un uso piuttosto arbitrario di vari aspetti della cultura cristiana. Si potrebbe definire Constantine un film New Age?
Lawrence: Non sono molto d'accordo. La storia originaria presenta sicuramente aspetti legati al mondo cattolico, ma noi abbiamo scelto di affrontare tematiche come la diversità, l'equilibrio, la polarità tra bene e male per offrire concetti e idee che possano interessare un po' tutti, anche i non cattolici.
Si è parlato della possibilità di un sequel di Constantine? E, in caso, prenderete in considerazione tematiche che non è stato possibile sviluppare in questo film?
Lawrence: Prima di parlare di sequel bisogna vedere come andrà questo film al botteghino. Nel caso si decidesse di girare un altro episodio, certo sarebbe difficile operare già da adesso una selezione delle tematiche da affrontare, perché sono talmente tante le cose che fanno irritare John Constantine!
Reeves: Ma almeno una scena meriterebbe di essere girata a Roma!

Quali sono i riferimenti cinematografici cui si è ispirato per le riprese di Constantine?
Lawrence: Per quanto riguarda l'atmosfera in generale, di atteggiamento nei confronti della storia mi sono ispirato al celebre film di John Houston Il falcone maltese oppure Chinatown di Roman Polanski. Per quello che riguarda l'aspetto esteriore e le sensazioni che il film dovrebbe provocare, ho voluto fare riferimento alle ambientazioni di Training Day (diretto da Antoine Fuqua, n.d.r.) che è ambientato a Los Angeles. Io sono di Los Angeles, avevamo scelto di girare il film lì e quello che maggiormente mi interessava era non dare una visione turistica di quella città, bensì andare a cogliere alcuni degli aspetti specifici più caratteristici, come la parte etnica ad esempio, cosa in cui secondo me i realizzatori di Training Day sono riusciti molto bene.
Signor Reeves le piacciono i fumetti? E come si è trovato a lavorare ad un film del genere?
Reeves: Devo ammettere che tra i 17 e i 22 anni ho letto molti fumetti; soprattutto Frank Miller. Per quanto riguarda la mia collaborazione in questo film è stata un'esperienza fantastica perché Francis mi ha permesso di partecipare attivamente, di dare il mio contributo anche alla versione definitiva della sceneggiatura. Spesso magari discutevamo delle scene, parlando anche di nuove scene, di quello che avrebbe potuto dire e di quello che avrebbe potuto fare John Constantine.
John Constantine non crede nel destino. Voi cosa ne pensate?
Lawrence: Non ho la più pallida idea di cosa pensare, mi piacerebbe sapere se esiste davvero o meno... A pensarci bene credo che il destino esista, quello che non so è se esiste il libero arbitrio.
Reeves: Personalmente non credo nel destino nel senso classico del termine, tipo "tu sei destinato a diventare re"; ma credo che esistano delle influenze che possono agire sulle nostre vite.
Il fumetto originale era ambientato a Londra. Come mai il film non è ambientato almeno in Europa?
Lawrence: John Constantine è un personaggio che si può muovere ovunque e in effetti ci sono degli episodi del fumetto in cui il protagonista si trova nel Midwest americano oppure in Africa. Tra l'altro lui originariamente è un biondo ragazzo britannico: un attore così è già difficile da trovare, in ogni caso non ci interessava tanto la somiglianza fisica, quanto piuttosto quella caratteriale; ci interessava trovare le stesse caratteristiche di cinismo, di sarcasmo e di autodistruzione.
È curioso il fatto che ogni volta che gli autori di un fumetto decidono di operare dei cambiamenti nel personaggio o nelle location i fan reagiscano con entusiasmo; se però lo fa la Warner Bros. qualcuno parla subito di tradimento.
E che cosa c'è di infernale a Los Angeles?
Lawrence: Si potrebbero fare facili battute sulla somiglianza tra gli ingorghi di traffico sulle freeways intorno a Los Angeles e certe scene infernali... Ma la nostra scelta non si è certamente basata su questo. Le presenze infernali che vediamo nel film si possono trovare ovunque, non importa dove siamo. Ma Los Angeles è la mia città e io la amo, quindi non posso dire quali sono i suoi aspetti infernali.
L'autore del fumetto originale, Alan Moore, ha fatto di tutto affinché il suo nome non comparisse nel film. Come mai?
Lawrence: È vero, inizialmente è stata pubblicata su Internet una sua dichiarazione in cui si rifiutava di spalleggiare questo film. Successivamente però c'è stata una rettifica: Moore non ha mai voluto avere a che fare infatti in generale con i film ispirati ai suoi fumetti. Ha fornito il materiale e ha sempre detto "Fatene ciò che volete, non mi interessa avere i soldi, semmai dateli agli illustratori".
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