PROFILI - Kevin Bacon nel crocevia delle ombre del passato

Kevin Bacon, attore quasi cinquantenne, con l'eterna aria da ragazzino, ha scolpita in faccia la ribellione. È interprete di un cinema al centro di un crocevia di sentimenti per l'occidente in grave crisi di valori.

È strutturalmente predisposto il volto di Kevin Bacon per affrontare i ruoli di antipatico, cattivo e deviante. Dove si sarebbe trovato un altro attore disposto a frequentare i set per ruoli così difficili nello star system hollywoodiano?

Nato nel 1958 a Philadelfia, trasferitosi a New York con la famiglia, Bacon ha cominciato a calcare le scene del cinema sin dal 1978 con Animal House dove la sua breve apparizione passò quasi inosservata

Il suo talento, però, non rimase sconosciuto per molto tempo e nel 1982, diretto da Barry Levinson, era già protagonista di Diner (A cena con gli amici) buona commedia in stile anni '80, di impianto non banale. 

Si fa largo tra la folla dei giovani caratteristi, in un ambiente alla disperata ricerca di volti nuovi, che rappresentino nuove possibilità di spettacolo. Ma Bacon preferisce un cinema, magari più dimesso, magari più marginale, ma con una carica vitale come quella propria che trasporta sui set.

Sono infatti proverbiali le sue interpretazioni che richiedono notevole fatica fisica e capacità psicologiche non comuni.

Così per Bacon gli anni '80 diventano la palestra per quello che sarà il suo futuro d'attore. Il suo ghigno acido, che sfuma nel volto remissivo da bravo ragazzo di provincia, si impone all'attenzione in Friday the 13th (Venerdì 13) di Sean Cunningham, Footloose di Herbert Ross, Planes, Trains & Automobiles (Un biglietto in due) di John Hughes. Chiude il decennio degli '80, affacciandosi sui '90 con due film che emblematicamente sintetizzano la sua carriera: un b-movie dalle finte tracce horror, ma che rappresenta le profonde paure di là da venire: Tremors di Ron Underwood e quindi una grossa produzione hollywoodiana affidata al discontinuo Joel Schumacher  che in Flatliners (Linea mortale) riunisce tre attori della nuova leva, Kevin Bacon, Julia Roberts e Kiefer Sutherland, per un film dalle molte ambizioni e dai risultati ondivaghi. Nel 1991 JFK di Stone apre il decennio per Bacon, verranno, a seguire a Few Good Men (Codice d'onore) di Rob Reiner, Apollo 13 di Ron Howard e Sleepers di nuovo con Barry Levinson che sembra una prova generale di Mystic River di Eastwood che Bacon interpreterà nel 2003 prima di questo ultimo di Egoyan Where the Truth Lies (Le false Verità). Una lunga e più che decorosa filmografia elencata solo parzialmente per un attore quasi cinquantenne, con l'eterna aria da ragazzino, che sembra avere scolpita in faccia una specie di ribellione che per estrazione non gli appartiene, ma che in qualche modo fa da traccia costante alla sua intera filmografia. Ti aspetti sempre il colpo di coda da Kevin Bacon, ti aspetti il segno di una rivolta.

Per queste ragioni, forse, tra tutti i suoi film che abbiamo amato, ritroviamo un Kevin Bacon indimenticabile in Sleepers e in Mystic River, due film che sembrano tagliati addosso all'attore della Pennsylvania. Due film dove il suo aplomb da scontroso ragazzo di strada sembra dovere necessariamente fare i conti con un mondo che cambia, trovando sempre, proprio davanti a questo bivio, una ragione per continuare. In Mystic River, nello splendido apologo di Eastwood sulle conseguenze dell'innocenza perduta, in un paese senza padri, è Bacon che sembra conoscere i segreti della strada, quella strada assassina che uccide la giovane Katie. Questo film sembra dare un taglio netto alla sua vicenda artistica. Una recitazione contenuta, ma consapevole del peso della vicenda, consente a Bacon di assumere su di se una responsabilità che presto lo porterà, per altri versi ad indagare su altri passati generatori dei fantasmi del presente. Cosicché nell'ultimo Bacon ritroviamo questo senso di sperduta angoscia per un mondo colpevole, in The woodsman di Nicole Kassell, ancora una volta, porta con sé il doloroso peso di questa responsabilità. è sempre nel passato la ragione della colpa inconfessabile ed è per questo che, soprattutto nelle sue ultime interpretazioni, quando parliamo di Kevin Bacon ci aggiriamo dalle parti di un cinema che si muove attorno ad un preciso fulcro indagatore, su quei piccoli comuni delitti di un paese d'anime alla deriva e Kevin Bacon interpreta, con senso di profonda consapevolezza, quella parte di ciascuno che non vuole che questo si trasformi necessariamente in sconfitta. In questo crocevia di sentimenti rivolti ad un'America, e più largamente, ad un occidente in grave crisi di valori, il corpo d'attore di Bacon sta a simbolo di questa continua ricerca delle ragioni e di quei fantasmi dell'oggi tra le ombre di un passato che non può essere cancellato. Ci spinge, questo costante richiamo di ciò che si vorrebbe dimenticare, ad una rilettura complessiva di questo cinema, manifesto  di una diffusa esigenza artistica, che funziona sia per gli autori che per i suoi interpreti. Ne è dimostrazione l'ultima, fino ad oggi, prova artistica di Bacon che diretto da quel narratore d'anime che è Atom Egoyan scorge, ancora una volta, nel passato quei peccati che sarebbe meglio tacere e che il duro volto di Bacon da anni, invece, ci svela con raggelante lucidità.

 

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