Remy Belvaux: la distanza del/dal cinema
Regista, sceneggiatore, produttore e attore Remy Belvaux, morto il 5 settembre a 39 anni, è stata una figura di sottile e non facilmente definibile intonazione. Nel '92 aveva diretto il suo unico lungometraggio "C'est arrive pres de chez vous", (conosciuto in Italia come "Il cameraman e l'assassino"), storia di un'inchiesta su un killer professionista

Forse non tutti ricordano cosa è accaduto a Bruxelles il 4 febbraio 1998, quando Bill Gates, in visita nella capitale belga, fu oggetto di una "entartage", ovvero preso a torte in faccia. Gli ideatori ed esecutori del gesto "slapstick" furono l'umorista anarchico Noel Godin (lo stesso della torta in faccia a Jean-Luc Godard a Cannes nel 1984) e il regista Remy Belvaux; un gesto non certo esaustivo per indicare una personalità come quella di Belvaux, ma senza dubbio indicativo per una figura di sottile e non facilmente definibile intonazione. Remy Nicolas Lucien Belvaux, fratello del noto regista Lucas Belvaux (Cavale, Apres la vie, La raion du plus faible), era nato il 10 novembre 1967 nella cittadina belga di Namur ed è morto il 5 settembre 2006 ad Arry-la-Ville nell'Oise in Francia, a soli trentanove anni; dopo essersi diplomato, nel 1984, all'Accademia delle belle arti, si iscrisse ai corsi di cinema dell'INSAS (Institut national supérieur des arts du spectacle) di Bruxelles, dove iniziò la sua attività di regista dirigendo, nel 1986, il corto 750° Fahrenheit, della durata di un minuto e trentanove secondi. Lo stesso anno strinse amicizia con André Bonzel e Benoit Poelvoorde con cui creò la società degli "Artistes Anonymes" e con i quali realizzò i due cortometraggi L'amant de maman (1986) e Pas de C4 pour Daniel Daniel (1987) e, cinque anni dopo, il suo unico lungometraggio C'est arrive pres de chez vous (presentato a Cannes alla Semaine de la critique). Negli ultimi anni Remy si era trasferito in Francia dedicandosi soprattutto alla realizzazione di spot pubblicitari.

Quasi alla fine de L'amant de maman Remy Belvaux filma un incontro di sguardi tra Benoit Poelvoorde, che interpreta l'amante, e un bambino, con questa sequenza il regista sembra voler rendere, più che l'imbarazzo provato dai due, la distanza che li divide e, insieme, la traccia di un guardarsi nella cui scia bisogna perdersi per avvertirne e coglierne il senso. In fondo il cinema stesso non può che rendersi possibile attraverso una distanza, attraverso il materializzarsi di uno "schermo di immagini" che illude la prensilità del nostro sguardo, mettendo in gioco il nostro sentire, di quelle immagini che segnano il claudicante sfarfallio dell'occhio per penetrare nella regione del cuore; una distanza percorrendo la quale i corpi si espongono, nella loro trasparenza, ad uno sguardo (al nostro sguardo...) che ne prova l'esistenza. A tale proposito è interessante riflettere sull'unico lungometraggio diretto da Remy Belvaux nel 1992 dal titolo espressivo C'est arrive pres de chez vous (conosciuto in Italia come Il cameraman e l'assassino). Nel film - nato come una cinica parodia della celebre trasmissione "Streap tease", creata in Belgio nel 1985 e diffusa in Francia dopo il 1992, nella quale l'obiettivo degli autori era di realizzare alcuni documentari in cui i commentatori si tenessero nell'ombra e lasciassero parlare direttamente i protagonisti - Remy Belvaux è un reporter che realizza un'inchiesta su Ben, un Killer professionista (interpretato ancora da Benoit Poelvoorde), filmandone le abitudini, le riflessioni e gli omicidi e diventandone, alla fine, amico e complice. In C'est arrive pres de chez vous il filmar(si) di Remy Belvaux dall'interno del quadro, sembra esibire il proposito di ridurre la distanza tra i corpi (filmati) e lo sguardo; di annullare quella distanza che permette al cinema di esistere. Una mise en abime che si risolve in uno "schermo di immagini" che ha in sé i segni e il colore della morte (proprio come le tonalità encauste del film); così Remy Belvaux, negando quel luogo intermedio che è la distanza "necessaria" del cinema, ha riconosciuto la "sua" distanza dal cinema: non la distanza di uno sguardo esule che reca con sé il desiderio di un incontro, di una presenza, ma un esilio dello sguardo che è incapace di "vedere ciò che già da sempre è esposto ma sembra sottrarsi alla visione".

Il resto è vita privata. Una vita che ha compreso anche il lungo periodo da lui dedicato a dirigere spot per alcune delle più importanti società pubblicitarie (attività per la quale nel 2005 è stato premiato al Festival Internazional de la publicité di Cannes); senza dimenticare l'interpretazione al fianco dell'amico Benoit Poelvoorde nel cortometraggio Comme une vache sans clarine diretto da Pascal Hologne nel 1996. Belvaux, con uno spirito umoristico lontano da quello sguardo del passato capace di passaggi, anche imprevedibili, dal cinico al malinconico e al riflessivo, tratta la sua materia con gusto enfatico, fino alla nota buffonesca, all'immagine comica, senza che la sua sapienza che si esercita in un gioco più che mai scaltro di effetti stilistici e di fantasie riesca a riscattarla. Il blu notturno dello spot per la Total o le tonalità opache di quello realizzato per IKEA (due dei suoi lavori più originali), così come i rimandi cinefili dello spot per la SFR "La mére" sono pezzi di bravura che tuttavia impediscono allo sguardo di entrare in un altro mondo: non un movimento che si deposita nelle immagini o sulla loro superficie per farsi emozione e tessere il vagare dello sguardo in un intreccio di suggestioni, di colori, di forme e di spazi, ma solo un lavorare le immagini attraverso le tracce di un cinema ormai cristallizzato. Belvaux con il suo condizionale è la memoria dopo la morte dell'incapacità di lasciare che le immagini possano vivere in un leggero congiuntivo imperfetto, che permette ai corpi e agli sguardi di incontrarsi sul limitare della soglia che li divide.
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