Curtis, mago del terrore
Hollywood oggi è infinitamente peggio che 20 o 30 anni fa». È morto a 80 anni l'Orson Welles del cinema horror, Curtis Harrington. Ha iniettato dentro l'industria cinetelevisiva americana le segnaletiche demoniache di Kenneth Anger e dell'underground estremo. Un articolo di Roberto Silvestri da il manifesto

Quando l'alto prelato cattolico statunitense d'origine irlandese Martin Quigley criticò, da destra, il «codice Hays» di autocensura che doveva «auto-imbavagliare» l'immaginario hollywoodiano, e peggiorò (i cattolici Usa allora non erano, come oggi, all'indice morale per storie pedofile) la lista delle cose da proibire assolutamente sullo schermo, ogni segno di sesso o erotismo estremo, etero, omo o peggio, fu molto più perseguitato rispetto a ogni tipo di immagine violenta.
Il famigerato «codice Breen», che ne risultò, purificò così il 98% dei film Usa, dal 1930 al 1968 (quando «la civiltà occidentale crollò», come dice, troppo ottimista, Sarkozy). Ma, proprio quel 17 febbraio 1930, iniziò l'epoca d'oro dell'exploitation (film su droga, sesso e horror estremo e più tardi sul rock). Una catena di benemeriti produttori indipendenti, dalla California allo stato di New York, dal Texas alla Florida, si lanciarono infatti alla conquista di quel 2% di mercato proibito, lasciato libero allo sfruttamento commerciale delle pulsioni «peggiori, incoffessabili e proibite». Quelle che estasiano, che fanno uscire fuori di sé. Che permettono un più maturo rapporto con le emozioni. E le liquefanno perché, indurendosi, non diventino pericolose per sé e la società.
Il metodo delle majors fu invece: espellere il sesso come visualizzazione sfacciata di forze troppo oscure e diaboliche, e promuovere la «grafica della violenza» che, al contrario, è considerata un gioco simbolico tutto americano, anzi educativo e altamente nutriente, come le torte di mele.
I grandi registi del cinema classico, come von Sternberg, Huston, Welles, cercarono sottilmente di unire ciò che doveva restare diviso, anche nella commedia e nel film gangster (Hawks) o nel musical (Berkeley). Ma Whale (Frankenstein, The Bride of Frankenstein, Old Dark House) e Tod Browning (Freaks) che rasentarono più provocatoriamente l'oltraggio al comune pudore, furono proprio i numi tutelari di un genio registico losangelino che è morto ieri a 80 anni, Curtis Harrington. L'autore di I raptus segreti di Helen, con Debbie Reynolds; Chi giace nella culla della zia Ruth?, con Shelley Winters ('71), Ruby, Night Tide, Un corpo da spiare, con Simone Signoret e James Caan ('67), La morte non esiste, Che succede al povero Allen?, Assassinio al terzo piano, Il cane infernale, e di molti telefilm (Dynasty, The Colbys, Wonder Woman, Charlies Angels e Baretta, e ha sempre difeso Robert Blake da ogni accusa). Dopo un po' di ovvio ostracismo (i talenti migliori sono stati via via espulsi dal sempre più narcotizzato e omologato show business Usa) di quell'Usher, cortometraggio a basso costo, quasi un ritorno all'underground degli esordi, che venne nel 2002 a presentare a Trieste, nell'ultimo suo, indimenticabile viaggio in Italia.
Filmaker sperimentale dall'età di 14 anni, amico e stretto compagno d'armi di Maya Deren (irriducibile nemica, di origine trotskista, del cinema narrativo «militarizzato», una «scatola orgonica» per la liberazione sessuale e visuale della vita) e di Kenneth Anger (col quale lavorò come attore in Inauguration of the Pleasure Dome, al fianco di Anais Nin), Harrington ha realizzato poi, studiando la ricetta «sesso, violenza, umorismo, più femminismo» di Roger Corman capolavori d'arte commerciale, conturbanti e destabilizzanti, e che, nel dopoguerra e soprattutto attorno al '68, tornando a Edgar Allan Poe, e ben manovrando orrore, occulto, violenza, sesso liberatorio e «satanismo», contribuirono a sfaldare il famigerato e bigotto «codice» e raccontarci da dentro l'era Reagan. Nel 2005 Harrington fu vittima di un infarto e da allora non si è più ripreso. Ammiratore di David Lynch e Dario Argento, di Val Lewton e Jacques Tourneur, di Touch of evil e Blade runner (meno di Ridley Scott), amico di Helmut Newton e James Whale, è stato sul set di Bill Condon durante la lavorazione di Gods and Monsters, per addestrare Ian McClellan scelto per il ruolo del regista. Harrington, ottimo operatore, ha girato anche documentari, come The Four Seasons, commissionato dall'U.S. Information Agency. Ed è stato anche sceneggiatore e produttore esecutivo (per esempio di Ritorno a Peyton Place ('59) e Sei colpi in canna). Girò il suo primo film «normale» Night Tide, con Dennis Hopper, nel '61. Del 1973 è Origine di una perversione, su un adolescente psicopatico, con Ann Sothern e John Savage. Eccentrico, nella sua filmografia, Un corpo da spiare (1985) con Sylvia Kristel nel ruolo della leggendaria spia Mata Hari, produzione Golan-Globus.
da il manifesto del 09 Maggio 2007
Il famigerato «codice Breen», che ne risultò, purificò così il 98% dei film Usa, dal 1930 al 1968 (quando «la civiltà occidentale crollò», come dice, troppo ottimista, Sarkozy). Ma, proprio quel 17 febbraio 1930, iniziò l'epoca d'oro dell'exploitation (film su droga, sesso e horror estremo e più tardi sul rock). Una catena di benemeriti produttori indipendenti, dalla California allo stato di New York, dal Texas alla Florida, si lanciarono infatti alla conquista di quel 2% di mercato proibito, lasciato libero allo sfruttamento commerciale delle pulsioni «peggiori, incoffessabili e proibite». Quelle che estasiano, che fanno uscire fuori di sé. Che permettono un più maturo rapporto con le emozioni. E le liquefanno perché, indurendosi, non diventino pericolose per sé e la società.
Il metodo delle majors fu invece: espellere il sesso come visualizzazione sfacciata di forze troppo oscure e diaboliche, e promuovere la «grafica della violenza» che, al contrario, è considerata un gioco simbolico tutto americano, anzi educativo e altamente nutriente, come le torte di mele.
I grandi registi del cinema classico, come von Sternberg, Huston, Welles, cercarono sottilmente di unire ciò che doveva restare diviso, anche nella commedia e nel film gangster (Hawks) o nel musical (Berkeley). Ma Whale (Frankenstein, The Bride of Frankenstein, Old Dark House) e Tod Browning (Freaks) che rasentarono più provocatoriamente l'oltraggio al comune pudore, furono proprio i numi tutelari di un genio registico losangelino che è morto ieri a 80 anni, Curtis Harrington. L'autore di I raptus segreti di Helen, con Debbie Reynolds; Chi giace nella culla della zia Ruth?, con Shelley Winters ('71), Ruby, Night Tide, Un corpo da spiare, con Simone Signoret e James Caan ('67), La morte non esiste, Che succede al povero Allen?, Assassinio al terzo piano, Il cane infernale, e di molti telefilm (Dynasty, The Colbys, Wonder Woman, Charlies Angels e Baretta, e ha sempre difeso Robert Blake da ogni accusa). Dopo un po' di ovvio ostracismo (i talenti migliori sono stati via via espulsi dal sempre più narcotizzato e omologato show business Usa) di quell'Usher, cortometraggio a basso costo, quasi un ritorno all'underground degli esordi, che venne nel 2002 a presentare a Trieste, nell'ultimo suo, indimenticabile viaggio in Italia.
Filmaker sperimentale dall'età di 14 anni, amico e stretto compagno d'armi di Maya Deren (irriducibile nemica, di origine trotskista, del cinema narrativo «militarizzato», una «scatola orgonica» per la liberazione sessuale e visuale della vita) e di Kenneth Anger (col quale lavorò come attore in Inauguration of the Pleasure Dome, al fianco di Anais Nin), Harrington ha realizzato poi, studiando la ricetta «sesso, violenza, umorismo, più femminismo» di Roger Corman capolavori d'arte commerciale, conturbanti e destabilizzanti, e che, nel dopoguerra e soprattutto attorno al '68, tornando a Edgar Allan Poe, e ben manovrando orrore, occulto, violenza, sesso liberatorio e «satanismo», contribuirono a sfaldare il famigerato e bigotto «codice» e raccontarci da dentro l'era Reagan. Nel 2005 Harrington fu vittima di un infarto e da allora non si è più ripreso. Ammiratore di David Lynch e Dario Argento, di Val Lewton e Jacques Tourneur, di Touch of evil e Blade runner (meno di Ridley Scott), amico di Helmut Newton e James Whale, è stato sul set di Bill Condon durante la lavorazione di Gods and Monsters, per addestrare Ian McClellan scelto per il ruolo del regista. Harrington, ottimo operatore, ha girato anche documentari, come The Four Seasons, commissionato dall'U.S. Information Agency. Ed è stato anche sceneggiatore e produttore esecutivo (per esempio di Ritorno a Peyton Place ('59) e Sei colpi in canna). Girò il suo primo film «normale» Night Tide, con Dennis Hopper, nel '61. Del 1973 è Origine di una perversione, su un adolescente psicopatico, con Ann Sothern e John Savage. Eccentrico, nella sua filmografia, Un corpo da spiare (1985) con Sylvia Kristel nel ruolo della leggendaria spia Mata Hari, produzione Golan-Globus.
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