Rachel Weisz, l'attrice Houdini
Ancora una figura femminile forte e controcorrente per l’attrice inglese (premiata con l'Oscar nel 2005 come non protagonista in The Constant Gardener di Mereilles), che è Ipazia, la straordinaria filosofa vissuta nel 400 d.C., in Agorà di Alessandro Amenabar
Il cognome si pronuncia “vais”. Ed è lo stesso cognome vero del Mago Houdini, che si chiamava Ehrich Weisz prima di lasciare l’Ungheria e adottare lo pseudonimo che l’ha reso celebre.
D’altra parte l’Ungheria è il Paese del papà di Rachel Weisz, che si trasferì in Inghilterra prima della Seconda Guerra Mondiale per sfuggire alle persecuzioni antisemite. A Londra il signor Weisz fa l’inventore e brevetta un respiratore per i minatori. E incontra una psicanalista austriaca con origini italiane che sarà la mamma di Rachel. Una famiglia particolare, “stimolante”, per usare un termine alla moda. E di stimoli Rachel Weisz deve averne avuti sin da piccola. Nata a Londra il 7 marzo del 1970, frequenta la prestigiosa St Paul’s Girls School per poi iscriversi a Cambridge. Comincia a fare la modella giovanissima e a 14 anni le viene proposta una parte in King’s David (1985) con Richard Gere. Deve rinunciare perché i genitori non le danno il permesso. All’Università si dedica molto al teatro, soprattutto a quello sperimentale e fonda una compagnia, i “Talking Tongues”, con cui vince il prestigioso Guardian Award al Festival di Edimburgo. Con Design for Living di Noel Coward, messo in scena da Sean Mathias, vince il premio del London Critics’ Circle come Miglior Attrice Emergente. Seguono, nei primi anni novanta, una serie di apparizioni in telefilm o produzioni televisive tra cui “Dirtysomething”, “Seventeen” e “White Goods”. Il debutto al cinema è con Bertolucci in Io ballo da sola del 1996. Sebbene abbia una piccola parte, Rachel si fa notare e viene scelta da Beeban Kidron per “Lo straniero che venne dal mare”, del 1997. E’ il suo primo ruolo da protagonista al cinema. Il film, liberamente tratto da un racconto di Conrad, non è proprio memorabile, ma l’interpretazione della Weisz è intensa e appassionata. La storia iper-romantica della solitaria ragazza inglese che si innamora del marinaio russo Yanko-Vincent Perez, sopravvissuto ad un naufragio, e sfida le convenzioni del piccolo villaggio dove vive per stare con lui, porta fortuna all’attrice, tanto che Michael Winterbottom le affida il ruolo dell’ambigua e inafferrabile Helen nel suo I want you ( 1998).
Nel 1999 il suo quasi compatriota Istvàn Szabò la dirige in Sunshine, storia di una famiglia, come la sua, ebrea ungherese. Ma è con la
serie di La Mummia che l’attrice inglese ottiene la popolarità. La Weisz è la figlia di un archeologo che interrompe il sonno della mummia di un sacerdote. Diretta da Stephen Sommers sia nel primo episodio del 1999 che nel secondo del 2001, recita con Brendan Fraser e John Hannah. Jean Jaques Annaud la vuole nel suo Il nemico alle porte del 2001, mentre nel 2002 Rachel è la “Rachel” per cui l’immaturo Hugh Grant perde la testa in About a boy, trasposizione cinematografica del romanzo di Nick Hornby. Nel 2003 è attrice e produttrice di The Shape of Things di Neil La Bute, ed è protagonista di “Confidente”, thriller di James Foley in cui recita con Dustin Hoffman. E’ di nuovo con Hoffman e con John Cusack, sempre nel 2003, in La Giuria di Gary Fleder.
Il 2005 è un anno importante. E’ l’anno di Costantine, in cui Rachel è la scettica poliziotta Angela Dodson, che lavora insieme al detective del soprannaturale John Constantine-Keanu Reeves. Ma soprattutto è l’anno di The Constant Gardener. Il ruolo di Tessa Quayle, l’attivista italo-inglese moglie di un diplomatico britannico uccisa misteriosamente a Nairobi mentre indaga sulle malefatte delle case farmaceutiche, doveva inizialmente essere “addirittura” di Eva Green. La Green rinunciò all’ultimo momento per altri impegni di lavoro e fu rimpiazzata dalla Weisz. Aldilà delle ovvie considerazioni sull’importanza degli “imprevisti” nella vita e nel cinema, chiunque abbia visto il film, soprattutto dopo aver letto il bellissimo romanzo di John Le Carrè da cui è tratto, non può che essere più che felice per come sono andate le cose. Come sarebbe potuta uscire fuori una Tessa anche in minima parte credibile dal volto perfetto e immobile e dalla bellezza bamboleggiante e stucchevole della Green è un interrogativo su cui è meglio non soffermarsi. Perché di fatto Rachel Weisz, con la sua
luminosa, intensa bellezza imperfetta è semplicemente perfetta. E’ Tessa Quayle. Vince l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista. Nel brevissimo discorso davanti alla platea del Kodak Theatre di Los Angeles, con la statuetta in mano, Rachel ringrazia il regista Fernando Meirelles, il suo partner Ralph Fiennes e John Le Carrè. E soprattutto le persone che, come Tessa, si battono per i diritti e per la vita degli altri e che definisce “molto migliori di me”. Qualche mese dopo nasce il suo primo figlio Hanry, avuto dal regista Darren Aronofsky. Nel 2006 rifiuta il ruolo di Becky in Clerks 2, che sarà di Rosario Dawson. Nel frattempo un’altra “vittoria” imprevista, se così si può chiamare, per il suo fascino non convenzionale: la bruna e colta ragazza ebrea è il nuovo volto della britannicissima Burberry. Rimpiazza l’ultra britannica, ultra longilinea e ultra, ultra wasp Kate Moss, alle prese con lo scandalo cocaina. Recita in The Fountain-L’albero della vita (2006) del fidanzato Aronofsky. Il 2007 è l’anno di Fred Claus-un fratello sotto l’albero e Un bacio romantico- My blueberry nights. Nel 2008 è in una commedia romantica, Certamente forse e poi è l’eccentrica ereditiera in cerca d’identità in The Brothers Bloom insieme ad Adrien Brody e Mark Ruffalo. Nel 2009 è la mamma toccante e straziata dal dolore Abigail Salmon in Amabili Resti, diretto da Peter Jackson e tratto dal romanzo di Alice Sebold. Del 2009 è anche Agorà, in uscita in questi giorni nei cinema italiani. Per Alejandro Amenabar Rachel Weisz veste i panni di Ipazia, figura leggendaria, donna dalla sapienza straordinaria considerata il capo della scuola neoplatonica di Alessandria. Agorà è, secondo la Weisz “…un film contro tutti quelli che massacrano i loro simili urlando “Il mio Dio è migliore” ” . Ipazia fu infatti vittima dell’ odio e dello scontro tra Cristianesimo e Paganesimo Ellenico. Fu seviziata e uccisa da un gruppo di fanatici cristiani, il suo cadavere ripetutamente profanato. Voltaire ne parlò nelle Questions sur l’Encyclopédie e Shelley e altri poeti romantici ne fecero un’eroina. Oggi il suo carisma e la sua forza sono nel volto di Rachel Weisz, nel suo sguardo in continuo movimento, nei suoi lineamenti carichi di espressioni. A quarant’anni la Weisz è una “promessa” del cinema internazionale. Lei che dice di non amare Los Angeles perché la fa “…sentire brutta”, è uno spiraglio di bellezza vera, non contraffatta, non prevedibile. Lei che non volle cambiare il suo cognome. Perché “…..Hollywood è piena di produttori ebrei. (….) C’è una sorta di effetto “Il Lamento di Portnoy”: tutti preferiscono le bionde ariane”. E lei che “bionda ariana” non è, ha testardamente tenuto il suo cognome. Il cognome segreto di un grande mago.
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