Due o tre cose che so di Arthur Penn
Penn è scomparso lo scorso 28 settembre. Di fronte ai suoi film si ha sempre l’impressione di trovarsi di fronte a un regista precario, incapace di sentirsi davvero a casa nello spazio troppo limitato dell’inquadratura, uno sguardo senza un posto in cui andare. Per questo spesso le sue inquadrature sembrano oscillare, sfocano e vibrano, fin quasi a distorcersi, come i personaggi che le attraversano, mai davvero pacificati
Il ricordo inizia con una scena. Da Missouri, immenso film incompreso. Tom Logan e Jane Braxton, al secolo Jack Nicholson e Kathleen Lloyd, stanno cavalcando insieme, sullo stesso cavallo. A un tratto lei si gira, apre le gambe e sale su di lui. Chiede se quella posizione sia per caso indecente. Lui dapprima non capisce, e così Jane spiega che tra i libri di diritto del padre vi è una lunga tirata sull’indecenza, che, secondo i dotti giuristi, sarebbe contro la legge. Poi, a bruciapelo, chiede a Tom: “Sei un fuorilegge?”. E alla fine i due si amano, sotto le lenti inquieti e distorte del binocolo di Jack Clayton, lo spietato regolatore. Ecco. L’amore è fuorilegge. Il desiderio, la passione, la dedizione sono letteralmente banditi da una società costruita per negare ogni slancio, ogni gesto di trasporto, la libertà. Questa affermazione appare ormai una verità incontrovertibile, emersa dal buio della visione come un fulmine a ciel sereno. I film di Arthur Penn sono questo, innanzitutto. Ferite aperte sul mondo, immagini che balenano in un’illuminazione improvvisa, epifanie. Prima ancora di
ogni discorso storico e teorico sulla portata eversiva del suo cinema. Eppure un ribelle Penn lo è sempre stato, capace com’era di iniettare il racconto di un’ironia corrosiva e di sovvertire senza timore codici e generi, cattive coscienze e dogmi farisei. Ma, forse, è più corretto immaginarlo come un alieno. Per origine: era nato a Philadelphia il 27 settembre 1922, da una famiglia di russi ebrei. Ma anche per formazione: il teatro, l’Actors Studio, la televisione. Il cinema era solo un porto, neanche troppo franco, in cui fermarsi, per poi tornare definitivamente ai primi amori. Ecco, di fronte ai film di Penn si ha sempre l’impressione di trovarsi di fronte a un regista precario, incapace di sentirsi davvero a casa nello spazio troppo limitato dell’inquadratura, uno sguardo senza un posto in cui andare. Per questo spesso le sue inquadrature sembrano oscillare, sfocano e vibrano, fin quasi a distorcersi, come i personaggi che le attraversano, mai davvero pacificati.
Il cinema, come l’amore, è fuorilegge. E’ contro ogni regola formale, ogni limite prefissato, come Bonnie e Clyde, gli amanti gangster, liberissimi e fragilissimi, destinati al tradimento, a cadere nella Depressione, sotto il peso del puritanesimo ipocrita e della morale assassina. Amore e ribellione, passione e gioventù: come già per Ray, They Live By Night, vivono nella notte, attraversano la notte, l’oscurità del mondo, come un lampo. L’oscurità. Billy the Kid (il ragazzo, così come Danilo Prozor sarà sempre kid per l’amata Georgia, on my mind) è affascinato da quel verso misterioso della Bibbia, attraverso un vetro scuro. E’ la prima lettera di San Paolo ai Corinzi. “Quando ero bambino, parlavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato…”. E, naturalmente, è Billy il bambino che vede attraverso il vetro scuro, lo specchio deformante della sua ‘furia selvaggia’, della rabbia senza freni, ma anche quello della sua passione libera e senza compromessi. Il ragazzo non può accettare la perdita, quella vera, definitiva, e così incendia il mondo con la sua mano sinistra. Finché a ristabilire le regole non arrivano i vecchi e ‘saggi’ Pat Garrett. Ma questo ritorno
all’ordine si basa pur sempre su un errore, su un fraintendimento. La fondina vuota di Billy. “Non l’ho vista” confessa sconsolato Pat alla moglie. Anche lui ha lo sguardo appannato, vede come in uno specchio (quello che frantumerà definitivamente James Coburn, facendo a pezzi l’unica immagine memorabile di Garrett). Tutto il cinema di Penn è tagliato da questo vetro scuro, è attraversato dall’idea di uno sguardo precario, di un offuscamento della vista, che dipende sì dalla cecità del singolo, ma anche dall’incapacità del mondo di offrirsi nitido, di parlare attraverso la superficie e quindi di essere (ri)conoscibile. Le immagini sfocate di Furia selvaggia, il buio di Helen che si scontra con gli occhi deboli di Annie, la miracle worker, Danilo che viene ferito a un occhio ed è costretto a portare una lente opaca, i campi lunghissimi che aprono e chiudono Missouri e il binocolo di Jack Clayton che fa ‘evaporare’ le immagini… Norme e dettati altro non sono che i pilastri di fondazione di un sistema esclusivo, che ingloba o elimina l’aporia e la contraddizione. Parte la caccia. Fuori i banditi, i ragazzi selvaggi e i gitanos, i capelloni che fanno musica e gli hippie, i ladri di cavalli, gli
jugoslavi falliti e i campioni mancati. Linciamoli tutti. Ma se i contorni esatti dell’immagine sfuggono sempre, a chi infrange le regole e a chi s’incarica di ristabilirle, probabilmente ogni rapporto ordine-disordine è continuamente reversibile, instabile per statuto. Autorità e ribellione, legge e infrazione sono concetti relativi nel caos del mondo. I conti non tornano. Al ristorante di Alice puoi avere tutto, fuorché Alice. Night Moves, la notte si sposta, come traduce giustamente ghezzi. E, spostandosi, rende indistinguibile la realtà, liquida e mobile la verità, quella di cui, ostinatamente e inutilmente, va in cerca Harry Moseby/Gene Hackman. Riesce a trovarla, in parte, in un mattino di piena luce, ma ormai la sua vita è irrimediabilmente alla deriva. Quindi è sempre nell’oscurità che si regolano i conti, che si rimette in gioco tutto, sincerità, passione, odio. Il rapporto tra Annie ed Helen, che è poi sempre una sfida, un massacrante corpo a corpo, nasce proprio nell’oscurità condivisa. E’ la loro cieca comunione che innesca la trasmissione, il passaggio da cuore a mente. L’amore fuorilegge è un passaggio, un varcare la frontiera. Magari proprio quella frontiera attraversata di continuo di cui parla Deleuze a proposito di Piccolo grande uomo, uno spostamento incessante sorretto da un’idea fissa, da un’ossessione, da un istinto vitale irrefrenabile. L’amore è western. E il western, radice d’America, è un atto d’amore e fede. Il cinema tutto è un atto d’amore. E lo sapeva bene Penn, il più europeo dei registi americani, giustamente, capace di rimettere in discussione i codici e i segni dei padri. Ma anche il più americano dei registi americani, inevitabilmente. Come tutti, del resto. Come Danilo, che vede bruciare la bandiera dinanzi ai propri occhi velati di lacrime. E che, in una delle scene più belle sempre, vede partire il padre, dopo avergli regalato un sorriso. Lui resta. Questa è la sua terra e questo è il suo cinema, nonostante tutto. Anna dei miracoli
Gangster Story
Bersaglio di notte
Missouri
TAG:
Sono presenti 1 commenti
-
grande spiniello! sei tu il vero arthur penn!!!
Inviato da kurtz il 12/10/2010
Cerca nel sito

- cinema francese
- marion cotillard
- matt damon
- cinema UK
- Johnny Depp
- cannes 2011
- woody allen
- clint eastwood
- Martin Scorsese
- DVD
- Jafar Panahi
- hbo
- cinema orientale
- documentario
- venezia 67
- animazione
- leonardo di caprio
- david fincher
- george clooney
- brad pitt
- ben affleck
- film tratti da libri
- joaquin phoenix
- james franco
- robert de niro
- jessica chastain
- torino 29
- cinema americano
- michael fassbender
- serie tv
- nanni moretti
- venezia 68
- trailer
- cinema giapponese
- oscar
- Kate Winslet
- david cronenberg
- horror
- steven spielberg
- cannes 64
- torino film festival 28
- cinema spagnolo
- Sean Penn
- Corso Salani
- Isabelle Huppert
- Festival di Roma
- cinema italiano
- cinema indipendente
- 3D
- Cannes 65
News
- Mads Mikkelsen in viaggio per l'Europa
- Numerosi impegni per l'attore danese di Jagten
- Il canto del tramonto per Terence Davies
- Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn
- CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
- Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood
- CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
- Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
- CANNES 65 - Hollande è già un film
- Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013
- CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
- Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
- Tutti i nostri desideri ancora in sala
- Terza settimana di programmazione
- CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
- Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
- CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
- Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
- CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
- Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
- CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
- Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
- CANNES 65 - Film su Fassbinder
- Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
- CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
- L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
- CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
- Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
- Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
- Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence






.jpg)






