"Tra 60 anni, forse, ci sarà un terzo remake e l'uomo per allora sarà riuscito a risolvere il nostro quesito" - incontro con Keanu Reeves e Scott Derrickson
Regista e attore protagonista presentano alla stampa romana l'imminente remake del classico sci-fi Ultimatum alla Terra: "Il film originale nasceva in un’epoca in cui c’era terrore riguardo alle armi nucleare. Oggi le armi nucleari esistono ancora, ma non si è giunti alla catastrofe che si temeva, quelle armi non sono state impiegate. Ritengo che l’essere umano, in situazioni estreme e di grande sofferenza, sia portato a fare scelte decisive, che però sono saggie e giuste. Oggi l’attenzione del film si sposta allora sulla questione ecologica."
Qual’è stato il suo rapporto con il film originale, anche da un punto di vista “estetico”?
Scott Derrickson: Il film originale è molto amato, perciò ho cercato di mantenere quegli elementi iconici, come l’astronave, la tuta spaziale, il robot Gort. All’epoca il design di questi elementi era davvero innovativo e ho cercato di lasciare inalterato quello spirito. Gli elementi alieni sono fortemente legati tra loro nella rappresentazione che danno di un mondo “altro”, io ho cercato di aggiungere l‘aspetto di una tecnologia che ispirasse sintonia con la natura.
Keanu Reeves: Ho visto molte volte il film, da bambino, e trovo che nella nostra versione sia profondamente cambiata la prospettiva del personaggio di Klaatu. Nell’originale inizialmente è affabile e gentile, mentre verso il finale si incupisce, diviene un personaggio sinistro, soprattutto per quell’ammonimento che fa alla razza umana. Nel nostro film avviene il contrario: Klaatu è inizialmente più ostile, ma nel corso della storia diviene un personaggio decisamente positivo.
Cosa è cambiato dal 1951 ad oggi? L’umanità è rimasta uguale ad allora?
SD: Il film originale nasceva in un’epoca in cui c’era terrore riguardo alle armi nucleare. Oggi le armi nucleari esistono ancora, ma non si è giunti alla catastrofe che si temeva, quelle armi non sono state impiegate. Ritengo che l’essere umano, in situazioni estreme e di grande sofferenza, sia portato a fare scelte decisive, che però sono saggie e giuste. Oggi l’attenzione del film si sposta sulla questione ecologica, tra 60 anni, forse, ci sarà un’altra versione del film su altri argomenti, e l’uomo per allora sarà riuscito a risolvere il quesito che abbiamo posto in questo film.
A conoscerla meglio non sembra il tipo di persona che invece spesso interpreta nei suoi film: Neo, Klaatu... sono quasi figure messianiche, distanti. Come si trova in questi ruoli?
KR: È vero che è una sorta di gabbia, ma una gabbia meravigliosa. Sono splendidi ruoli, non c’è molto da aggiungere. Anche se sono abbastanza dubbioso riguardo all'eventualità di un quarto Matrix. Il percorso di Neo mi sembra concluso.
Il bambino appare come una figura combattuta, violenta, difficile. Qual’è il suo significato all’interno del film?
SD: Il bambino rappresenta una famiglia spezzata, come ne esistono tante in America e nel mondo. È carico di rabbia, è confuso, e questa confusione viene risolta soltanto nel finale, grazie anche alla figura della madre. Uno dei migliori aspetti dell’umanità è proprio questo: il saper crescere nelle difficoltà, ed è questo momento che permette a Klaatu di comprendere la vera natura dell’uomo.
Un suo collega, Peter Jackson, ha realizzato il remake di King Kong lasciandolo in un contesto anni ’30. Lei invece ha preferito portare Ultimatum Alla Terra al presente. Come mai questa scelta?
SD: Quando si decide di realizzare il remake di un classico ci vuole un’ottima ragione. Per me la prima è stata che oggi non sono in molti ad aver visto il film originale. La seconda invece sta proprio nell’elmento del contesto. Già nella sceneggiatura che mi era stata sottoposta era presente questa contestualizzazione al presente, con la questione ecologica al centro del film, ed è stata una delle principali ragioni che mi hanno portato a dirigerlo.
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