"Sognatori un po' sfigati". Incontro con Lucio Pellegrini e il cast di "Figli delle stelle"

C'è un clima cameratesco, quasi goliardico alla conferenza stampa di Figli delle stelle, quarto lungometraggio di Lucio Pellegrini, in uscita in 250 sale venerdì 22 ottobre. Ma tra una risata e l'altra, c'è anche spazio per la riflessione e un po' di amarezza, con un occhio di riguardo per la realtà contemporanea e la società.

figli delle stelle C'è un clima cameratesco, quasi goliardico alla conferenza stampa di Figli delle stelle, quarto lungometraggio di Lucio Pellegrini, in uscita in 250 sale venerdì 22 ottobre. Oltre al regista e agli sceneggiatori, presente tutto il cast, dalla “B” di Battiston alla “V” di Volo, passando per Favino, Pandolfi, Sassanelli e Tirabassi. Gli attori scherzano sui loro personaggi, soprattutto sui loro capi di vestiario che tanto ricordano il passato. Il giubbotto di jeans imbottito di pelliccia di Fabio Volo diventa un vero e proprio tormentone, così come l'eskimo di Bauer, interpretato da Battiston, al quale si reclama addirittura un libro di cucina. Ma tra una risata e l'altra, c'è anche spazio per la riflessione e un po' di amarezza, con un occhio di riguardo per la realtà contemporanea e la società.


 

 

Partiamo dal finale: rapitore e rapito che si ritrovano sulla spiaggia. Qual'è il senso?

 

Il film parla di personaggi destinati ad autodistruggersi nel confronto con la realtà contemporanea. Nel finale, in realtà, l'uomo politico, interpretato da Tirabassi, e il professore di educazione fisica che si ritrova a lavorare all'autogrill (Pierfrancesco Favino) sono solo due persone che si riconoscono, che s'incontrano di nuovo dopo un anno e si accorgono figli delle stelledi somigliarsi più di quanto potessero pensare, qualcosa che già si era avvertito nel loro rapporto nel corso del film. 

 

 

Un film come questo qualche anno fa non sarebbe stato possibile realizzarlo, il rapimento di un politico trattato come commedia sarebbe stato impensabile. Non ha paura di polemiche?

 

No, il film è un film molto astratto da questo punto di vista, di fantasia assoluta, diversamente da quanto mi era accaduto con Ora o mai più, ispirato ai fatti del G8 di Genova. Ma Figli delle stelle è, al tempo stesso, profondamente ancorato alla realtà, una realtà sempre più conflittuale. Si è tentato di raccontare la situazione attuale, inserendosi nel solco della commedia, che parte sempre da qualcosa di reale per poi prendere la sua strada, come già accadeva nella commedia italiana anni '60. Si è cercato uno sviluppo che mettesse insieme alla commedia e al movimento il disagio.

 

 

Com'è nato il titolo del film, Figli delle stelle? C'era già dall'inizio?

 

Tutto è nato dalla casa di montagna, in cui è ambientata la seconda parte del film. È una casa dove nessuno entra da trent'anni, ferma agli anni '80, piena di ricordi infantili. Io stesso ho trascorso le mie vacanze da piccolo in una casa simile in Valle d'Aosta. Quindi abbiamo pensato a cosa ci potesse essere ancora in una casa del genere, quali dischi potessero essere rimasti lì e Figli delle stelle è stato uno dei più grandi successi del periodo. In fondo, poi, i personaggi sono tutti dei figli delle stellesognatori un po' sfigati e il titolo calzava perfettamente questa loro situazione.

 

 

I costumi, le tute da sci, il giubbotto di jeans e l'eskimo rimandano tutti al passato. Sembra quasi che i personaggi stessi siano fermi negli anni '80. S'intende forse sottolineare l'anacronismo di chi fa la rivoluzione?

 

Mi interessava di più sottolineare le dinamiche tra i personaggi e ciò che essi rappresentavano. L'azione avviene tutta in una settimana circa e abbiamo voluto isolare i personaggi dalla stampa e dai media; usano telefoni a gettoni, vogliono recuperare il dibattito al di fuori di internet, facendo emergere la solitudine dei personaggi. Ci si è voluti liberare dalla cronaca per focalizzarsi su di loro, sul loro racconto esistenziale. C'è un rischio di nostalgia, è una generazione bloccata perché inadeguata a raggiungere ciò che sogna. Sono tutti trentacinquenni che ancora non hanno trovato un posto nel mondo, dei precari, una condizione di vita che si sta allargando sempre di più.

 

 

Guardando questa banda di maldestri rapitori è automatico il confronto con i Soliti ignoti. Il personaggio di Favino sembra un po' Gassman. Possiamo dire che si è ispirato a Monicelli?

 

Volo: Io son Capannelle!
Pellegrini: Sì, certo. Il riferimento ai Soliti ignoti può essere uno dei richiami del film. Negli anni in cui Monicelli l'ha realizzato c'era il problema della fame, oggi ce ne sono altri, però la condizione esistenziale dei personaggi è molto simile, tutto sommato. Sicuramente è uno dei riferimenti, il cinema di Monicelli è un riferimento perché il suo sguardo sui perdenti è una cosa che m'interessa, mi piace e lo trovo profondamente contemporaneo e poco praticato, invece ci siamo ispirati proprio a quello.
Favino: In realtà non avevo mai pensato al paragone con Gassman. Di nuovo si torna alla nostalgia perché il film è qualcosa che fa parte del terreno comune, di cui bisogna tener conto. Come ci si può sganciare dalla nostalgia? Noi l'abbiamo fatto in due modi: dipingendo il politico come simpatico, era qualcosa di necessario, e ridendo di questa banda di delinquenti. Sono tutti personaggi ancorati a ciò che sono in grado di riconoscere e da un certo punto di vista, il loro essere vintage è una vantaggio. Al giorno d'oggi chiamare da un telefono a gettoni per non farsi rintracciare è una furbizia. Il rapimento fatto con il vespino è modernariato.

 

 

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Mads Mikkelsen in viaggio per l'Europa
Numerosi impegni per l'attore danese di Jagten  
Il canto del tramonto per Terence Davies
Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn  
CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence