"La mia commedia è come il jazz". Incontro con Luca Lucini e il cast de "La donna della mia vita"

In una atmosfera pesantemente condizionata dalle mobilitazioni di protesta che da più parti in questi giorni agitano il mondo cinema italiano, è stato presentato alla stampa questa mattina l’ultimo film del giovane regista milanese Luca Lucini: La donna della mia vita. Presente regista e nutrito cast: Alessandro Gassman, Luca Argentero, Stefania Sandrelli, Valentina Lodovini e Giorgio Colangeli

Luca Argentero, Valentina Lodovini e Alessandro Gassman

In una atmosfera pesantemente condizionata dalle mobilitazioni di protesta che da più parti in questi giorni agitano il mondo cinema italiano, è stato presentato alla stampa questa mattina l’ultimo film del giovane regista milanese Luca Lucini: La donna della mia vita. Presente regista e nutrito cast: Alessandro Gassman, Luca Argentero, Stefania Sandrelli, Valentina Lodovini e Giorgio Colangeli. Una conferenza stampa che si è trasformata anche in occasione per parlare della situazione produttiva del nostro cinema e dello “stato delle cose” di un settore che rischia la paralisi, come ricorda subito lo stesso Gassman: «Se per anni e anni ho sentito parlare mio padre di un cinema italiano che rischiava la crisi, beh forse ora è veramente venuta questa crisi, la stiamo drammaticamente vivendo oggi e voglio soprattutto parlare a nome di tutte le maestranze che faticano ad avere una voce: elettricisti, truccatori, macchinisti, attrezzisti, scenografi, ecc». Totale solidarietà alle varie proteste indette fino ad oggi quindi, espressa e manifestata apertamente anche dai due delegati del comparto produttivo del film: la Cattleya e la Universal. Passando al film, Lucini e i suoi attori si sono soprattutto soffermati sul concetto di "commedia" e sulla sua declinazione attuale:

 

Come avete approcciato i vostri personaggi e come li avete fatti interagire considerando che avevate a che fare con una commedia, un genere che ha dei canoni ben codificati?

Argentero: questa per me è stata la cosa più stimolante del film, la trasformazione del mio personaggio da “nerd” a Latin Lover, e la sfida era appunto dare credibilità a questa trasformazione. E questo è in fondo anche l’aspetto più bello e gratificante di fare il mio mestiere: cercare di scoprire tutti gli aspetti di te stesso che servono al personaggio che interpreti. Cosa per la quale vengo invidiato da tutti i miei ex compagni di università che faticano veramente davanti ad un computer.

Gassman: devo dire che da un po’ di tempo a questa parte noto una certa tendenza a offrirmi solo parte da bastardo, a Roma si dice da Fijo de na m.... Non so, forse sarà la mia faccia o il mio modo di presentarmi, fatto sta che mi piace interpretarli, è molto divertente. Poi in questo film ho avuto l’opportunità di lavorare di nuovo con Stefania Sandrelli che è una persona che ha contato tantissimo nella mia famiglia, i miei ricordi di bambino spesso collimano con i film che lei interpretava con mio padre. È stato bello e nel contempo familiare recitare con lei, che qui interpreta appunto mia madre…

Lodovini: per me l’aspetto chiave, a prescindere dal concetto di commedia, è che questo era un copione che presentava finalmente dei personaggi femminili molto forti. Il personaggio di Stefania Sandrelli, una madre chioccia che crea una sorta di famiglia matriarcale, e il mio personaggio che rappresenta molto bene una particolare tipologia di fragilità femminile. Credo che la sceneggiatura di questo film sia stata scritta straordianariamente bene.

Sandrelli: questa è appunto una commedia degli equivoci e io ci sono caduta dentro molto volentieri. Ho semplicemente cercato di non tradire la mia natura di attrice, e la cosa più soddisfacente di questa esperienza è stata la familiarità che si è creata con tutto il cast, e che ha facilitato moltissimo il mio compito. Recitavamo una famiglia e c’era appunto un’atmosfera molto familiare. Questa è una commedia rara, che ha il coraggio di voler rappresentare qualcosa di nuovo nel panorama del cinema italiano.

   

La differenza con la storica Commedia all’italiana?

Sandrelli: io amo molto questo genere, sono stata una delle protagoniste dell’epoca d’oro e cerco ancora di misurarmi conColangeli, Argentero, Sandrelli e Gassman sul set de La donna della mia vita la commedia. Semplicemente perché credo che sia un terreno dove il dramma e il sorriso si fondono. Ma vorrei anche dire che in questo film c’è qualcosa di più, un qualcosa di molto attuale e per questo non voglio fare sempre confronti col passato. Il cinema è bello perché deve continuamente guardare al futuro e il film di Luca, secondo me, dice qualcosa di veramente nuovo.

 

 

Che esperienza è stata dirigere in un film un cast del genere?

Lucini: ovviamente un'esperienza fantastica sotto ogni punto di vista. Dalla prima volta che ho letto il copione ho capito che avevamo bisogno di un cast di altissima qualità. Tempo fa lavoravo a Londra in una trasmissione di jazz, e conoscendo i musicisti jazz so bene che il risultato d'insieme deriva sempre dalla somma di tanti assoli. Ecco, questa è stata un’esperienza simile per me: ogni attore ha dato tanto per gli altri ma nel contempo si è ritagliato un suo personale spazio dove esprimere se stesso al meglio. Proprio come nel jazz. Il mio lavoro era semplicemente cercare di fare il massimo per amalgamare  l’un con l’altro tutti questi grandi attori.

 

 

C’è il rischio di appiattirsi troppo sull’ambiente neoborghese e sui suoi guai sentimentali? Se lo è posto questo problema?

Lucini: credo che raccontare la borghesia, le dinamiche odierne della borghesia, sia una cosa molto interessante e molto attuale. Proprio come nella commedia americana anni ’50, tanto per tirare fuori un riferimento alto, erano le storie di una certa classe sociale che venivano più spesso rappresentate. E io da milanese riconosco le varie sfaccettature interne della borghesia industriale della mia città, che ancora oggi “raccontano” al meglio Milano. Ecco, con la leggerezza della commedia, ho trovato questa sceneggiatura che mi è stata proposta molto pertinente e attuale per raccontare il nostro presente.

 

Senti di aver servito troppo la sceneggiatura? Quanto c’è di veramente tuo in questo progetto?

Lucini: io parto da un presupposto, la mia regia deve sempre adattarsi al tipo di copione che giro. È questa la sfida. Per il resto, tutto rappresenta me in quello che faccio, perché io faccio il “regista”, ossia interpreto copioni. Cosa strana forse in Italia, ma non è solo l’Autore che fa il Cinema vero. Per me in questo film - a differenza di Solo un padre dove sentivo il bisogno di una certa introspezione - la macchina da presa doveva sparire per far emergere gli attori. Era già tutto perfetto così, ogni mio vezzo autoriale lo vedevo come gratuito e inutile.

 

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