L’Iran, Panahi e l’Onda verde: Intervista a Ahmad Rafat, giornalista e scrittore italo- iraniano
Dalle proteste di piazza dell’Onda verde represse nel sangue dal governo di Mahmound Ahmadinejad, al recente arresto di Jafar Panahi. L’Iran è al centro di un’intensa e burrascosa fase politica e sociale. Secondo Ahmad Rafat, giornalista e scrittore italo-iraniano: “L'Onda verde, intesa come movimento di piazza è finita, ma continua a sopravvivere come il nucleo per il cambiamento. Il movimento e i tempi devono maturare”
Perché secondo lei c’è stato, come ha detto lo stesso Panahi , “un accanimento del governo iraniano” contro il regista?
Infliggendo a Panahi, uno dei registi internazionalmente più conosciuti e più apprezzati, una pena così dura il governo di Mahmoud Ahmadinejad intende colpire l'intero mondo artistico e creativo iraniano. Questa condanna è una sorta di censura preventiva. Il messaggio che il regime vuole trasmettere agli artisti e registi iraniani è il seguente: nemmeno un personaggio come Panahi che gode di fama e di sostegno dell'opinione internazionale è al sicuro, fate bene i vostri conti prima di prendere qualsiasi iniziativa.
Hamid Dabashi sul Guardian.co.uk ha scritto a proposito del caso Panahi “E ' la condanna di un'intera arte, la vendetta su un intero popolo. L'assassinio della voglia di creare dei registi, del loro desiderio per la bellezza e la verità”. É questo che vuole il regime di Teheran?
Il regime iraniano teme qualsiasi mezzo di comunicazione che possa influenzare l'opinione pubblica iraniana ed internazionale, dai giornali al cinema, passando per internet. le forme di comunicazione elitarie come i libri o il teatro subiscono pressioni minori, in quanto non raggiungono le grandi masse.
Amir Naderi, Bahman Farmanara, Mohsen Makhmalbaf, Marzieh Meshkini, Bahman Ghobadi,Samira Makhmalbaf, Susan Taslimi, Parviz Sayyad and Reza Allamehzadeh. Sono tanti gli artisti che ogni giorno potrebbero rischiare di perdere la libertà di raccontare storie. Quello che è accaduto a Panahi è un avvertimento?
Molti di questi registi vivono tutti all'estero dove sono stati costretti a rifugiarsi per poter continuare ad esprimersi liberamente. Certo chi è rimasto in Iran ha grandi difficoltà a lavorare e come Abbas Kiarostami o Bahman Farmanara sono costretti a girare fuori dai confini del paese i loro film.
Oggi il cinema che peso ha nella lotta per i diritti civili in Iran?
Certo il cinema è uno dei mezzi più efficaci per comunicare e trasmettere messaggi. Molti film iraniani hanno svolto un ruolo positivo nella lotta per la democrazia, denunciando il disagio sociale. Oro Rosso o Il Cerchio di Jafar Panahi, cosi come Il voto è segreto di Babak Payami e I Gatti Persiani di Bahman Ghobadi sono degli esempi eccellenti di come il cinema può contribuire alla lotta per la democrazia in Iran.
E quale evoluzione ha avuto negli ultimi anni la capacità della cinematografia iraniana (e non solo anche intellettuali e scrittori) di raccontare e fotografare la storia del paese? C’è stata dopo le proteste del 2009 una frattura rispetto al recente passato?
L'Onda Verde e le proteste post elettorali del 2009, sono in parte risultato della produzione artistica ed intellettuale degli ultimi 10 anni in Iran. Certo la presenza di centinaia di migliaia di iraniani nelle strade del paese dopo le elezioni presidenziali del giugno del 2009, ha animato a sua volta il monto letterario e artistico del paese.
E gli Iraniani come vivono ciò che accade ad uno dei maggiori artisti del paese e al resto della comunità culturale?
La condanna di Panahi è vissuta con preoccupazione da parte di tutti gli iraniani. L'ondata repressiva che ha colpito il mondo della letteratura, dell'arte e della comunicazione in Iran, ha di fatto privato gli iraniani delle loro voci più autorevoli.
C’è spazio oggi in Iran per una discussione democratica sull’ ipotesi di riforma costituzionale che una parte del movimento verde chiedeva nei giorni delle dure contestazioni dello scorso anno?
La forte repressione, le limitazioni sempre maggiori e il rifiuto di ogni forma del dialogo da parte di coloro che oggi governano il paese, non lascia in questa fase nessuna possibilità di cambiamenti graduali. Come ha detto Mohammad Ali Abtahi, che fu vice del presidente riformista Mohammad Khatami (nella foto sotto), "le elezioni presidenziali del 2009 hanno decretato la morte del riformismo in Iran".

Le manifestazioni di solidarietà internazionali rompono il muro di silenzio che avvolge la questione dei diritti civili in Iran? Insomma servono a qualcosa o le strade da percorrere sono altre? Internet ad esempio?
Le mobilitazioni e le pressioni internazionali servono, in quanto in diverse occasioni hanno costretto il regime di fare dei passi in dietro. Sul caso specifico di Jafar Panahi, le pressioni potrebbero costringere il regime a rivedere la dura pena inflitta al regista durante il processo di revisione.
Quali bilanci e previsione per il 2011 possiamo fare per la situazione politica e sociale in Iran?
Non amo fare previsioni ed il bilancio di quest'ultimo anno per quanto riguarda i diritti umani in Iran e pesantemente negativo. L'Onda Verde, intesa come movimento di piazza è finita, ma continua a sopravvivere come il nucleo per il cambiamento. Il movimento e i tempi devono maturare. Da una parte l'opposizione deve elaborare una strategia politica ed esprimere una leadership, e dall'altra bisogna attendere che la crisi politica interna al regime si aggravi ulteriormente. Il cambiamento in senso positivo in Iran ha bisogna di un opposizione organizzata e munita di un programma, e dall'altra sbriciolarsi della struttura di potere che governa il paese dal 1979 e che oggi è caratterizzata da faide interne. La somma di questi due fattori metterà l'Iran sui binari della democrazia.
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