Louis Nero, Rasputin Revisited
Alla Casa del Cinema di Roma, Louis Nero ha presentato il suo ultimo film, ispirato alla vita e al mistero del “santo-demonio” che tante invidie suscitò alla corte degli Zar. Con lui, a rispondere alle domande dei giornalisti, c’erano, tra gli altri, l’interprete principale Francesco Cabras e Franco Nero, che è produttore e voce narrante del film
Louis Nero: Prima di tutto, come avrete capito, volevo che “Rasputin” fosse un film ponte tra il cinema tradizionale e di narrazione, il docu-drama e l’arte visiva. Dovrebbe essere fruito come un quadro in movimento. Credo si possa parlare di un film pittorico, dove l’immagine crea una narrazione visiva.
Francesco Cabras: Per quanto riguarda la mia recitazione, credo che “Rasputin” sia un film concettuale- anche se non amo questo termine, che è spesso abusato-, e nell’interpretazione mi sono comportato di conseguenza. Ho cercato di togliere più che aggiungere. I personaggi che appaiono e scompaiono dallo schermo richiedevano una recitazione ectoplasmatica per rispettare la rappresentazione iconica
Franco Nero: Con Louis abbiamo già fatto diversi lavori. “Rasputin” mi ha coinvolto molto, l’ho anche prodotto. Forse anche perché mentre giravo “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” con Bondarchuk, mi proposero di interpretare proprio Rasputin per un progetto che non andò mai in porto. Perciò quando Louis mi ha parlato del suo film ho accettato subito. Ho fatto anche la voce narrante in inglese, che ho presentato a Los Angeles.
Ci può parlare della musica? Che tipo di operazione ha chiesto a Teho Teardo (autore dell’intera colonna sonora, ndr)?
Louis Nero: Teho riesce subito a entrare nei film d’atmosfera. La sua musica è quasi diegetica, non è il classico supporto. L’uso particolare del mix, per esempio, che cambia intensità a seconda della vicinanza del ricordo: lo spettatore, nel mio film, doveva restare sempre “dentro”, e credo che il risultato sia stato raggiunto anche grazie a Teho.
Louis Nero: L’obiettivo è sempre arrivare a un pubblico ampio. Uscirà in venti copie, e poi sarà distribuito in home-video. Lo
so e lo sappiamo tutti: in Italia ci sono enormi problemi di distribuzione. Ma ho avuto una grande soddisfazione a livello internazionale, perché dopo la proiezione di Los Angeles mi è arrivata- il giorno dopo!- un’e-mail di un compratore.
Franco Nero: E’ dal 1980, dall’avvento delle tv private che la situazione è precipitata. In Italia ormai non si può più fare cinema senza televisione. Non esistono più i produttori veri ma solo i funzionari televisivi. E se non hai un “diritto d’antenna” non fai cinema. Non c’è più un’industria del cinema in Italia; si fanno solo dei film. E’ una cosa diversa. Poi ora abbiamo avuto la sfortuna di questi quattro o cinque block-buster comici: devi far ridere, altrimenti non fai il film
Quali sono i suoi riferimenti cinematografici in “Rasputin”? L’uso delle immagini farebbe pensare a Greenaway
Louis Nero: Greenaway è molto presente nella mia formazione cinematografica. Ho fatto la tesi di laurea su di lui. Ma l’uso delle immagini che ho fatto in “Rasputin” voleva essere un tentativo diverso. Non tanto un lavoro sull’estetica, ma sulla narrativa.
Film ipnotico ma anche docu-drama, e questo proposito fa pensare ad un vecchio programma tv, “C’ero anch’io”, in cui si realizzavano interviste a grandi personaggi del passato. Ma perché manca il nemico? Cioè la borghesia scientista, i nichilisti, la Russia che sta nascendo proprio in quel momento, i veri uomini nuovi?
Louis Nero: Il nemico c’è. Ma siccome focalizzo su Rasputin, il suo nemico è lui stesso. La storia e le storie del film sono storie di individui, non di gruppi sociali. Forse il vero nemico nel mio film è proprio il potere: chiunque lo abbia o lo conquisti diventa nemico. Non è un’analisi storica sulla Russia, ma un’indagine sui rapporti con sé stessi. E poi anche un tentativo di spiegare il rapporto delle persone con Rasputin e di darne una lettura differente
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