Dandi's Blues nel segno di Accattone

Da Accattone a Romanzo Criminale. Dai sottoproletari di Pier Paolo Pasolini del 1960 ai rampanti criminali del decennio successivo, ritratti  ben cinquanta anni dopo da Stefano Sollima. Un confronto nato grazie al progetto Cinema&Storia 100+1.Cento film e un Paese, l’Italia, promosso dalla Provincia di Roma, durante il quale Alessandro Roja, che a questo Lord Brummel di periferia ha dato corpo, ci ha raccontato il suo Dandi’s blues, nel segno di Accattone

 

Da Accattone a Romanzo Criminale. Dai sottoproletari di Pier Paolo Pasolini del 1960 ai rampanti criminali del decennio successivo, ritratti  ben cinquanta anni dopo da Stefano Sollima.
Un confronto che nasce grazie al progetto Cinema&Storia 100+1.Cento film e un Paese, l’Italia, promosso dalla Provincia di Roma, che ha visto tre dei protagonisti della serie di Sky – Vinicio Marchioni (Freddo), Andrea Sartoretti (Bufalo) e Alessandro Roja (Dandi) – raccontare a una vasta platea di studenti di scuole superiori del Lazio il proprio incontro con la pellicola di Pasolini, tanto nella sfera privata quanto nella fase di preparazione alle riprese della serie, dove interpretano personaggi idealmente figli, o fratelli minori, della generazione raccontata in Accattone. Romanzo criminale, quindi, come ponte per ricongiungere le nuove generazioni al cinema e al pensiero di Pasolini, sconosciuto agli studenti presenti in sala e percepito ostico e lontano anche per via – come ha detto una ragazza – «di un bianco e nero che dà angoscia».
Ma oltre al tentativo di offrire una chiave di lettura dell’universo pasoliniano vicina al mondo giovanile, la serie diretta da Sollima, che ha sviluppato nell’arco di due stagioni e 22 episodi il romanzo fiume di Giancarlo De Cataldo, sembra trattenere davvero gli umori del Pasolini delle borgate, tanto nella forma cinematografica di Accattone e Mamma Roma che in quella romanzesca di Ragazzi di vita e Una vita violenta. Non solo per la scelta linguistica del dialetto che entra nel vivo del parlato, penetrando un mondo altrimenti inaccessibile, ma anche per aver dato di fatto risposta all’interrogativo di Pasolini, che nella rubrica Il Caos si chiedeva: “Ci sono ancora le vite romanzesche?”
Lo spirito di Pasolini aleggia del resto sull’intero progetto di Romanzo Criminale, in ognuna delle sue estensioni mediatiche: nel romanzo, che sviluppa l’intreccio a partire dalla cronaca giudiziaria e nasce già implicitamente, dunque, come riflessione critica e intellettuale filtrata dall’espediente narrativo; nel film di Placido, in maniera persino programmatica, con quel prologo sulle dune di Ostia, con i futuri membri della banda colti nel loro viaggio al termine di una notte brava.
I protagonisti della Banda sembrano già lucidamente prefigurati da Pasolini nelle sue Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia in cui si domanda cosa abbia “trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, in piccolo borghesi, divorati dall'ansia economica di esserlo”, accusando quel “consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo ‘reale’, trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c'è più scelta possibile tra male e bene”. I personaggi di Romanzo Criminale appaiono allora un’emanazione di quelli pasoliniani, una prevedibile mutazione genetica imposta dalle trasformazioni politiche ed economiche. Eppure resta l’impressione che nella serie, l’affinità con i personaggi di Accattone oltrepassi il discorso sociologico sul sottoproletariato di cui Pasolini descrive la morte dinanzi alla forzata acculturazione borghese, per recuperare invece la tragedia individuale e il romanticismo stesso dei protagonisti.
La parentela sembra riguardare soprattutto Dandi, contraddistinto più dei suoi sodali da un umorisimo nero e un’indolenza pari a quelli dell’Accattone di Franco Citti, re popolare coi suoi tuffi nel Tevere a stomaco pieno capace dei gesti più turpi, di cui Dandi conserva la dualità caratteriale, l’essere a un tempo irresistibile e spregevole.
Dandi che, come Accattone, vuole morire "coperto d’oro come i faraoni", e che muore guardando il cielo, trattenendo nello sguardo il “mo sto bene” pasoliniano. I momenti che precedono la fine del criminale-imprenditore appaiono scanditi da numerosi presagi di morte, sogni vividi segnati da un senso di abbandono e fatalismo che appartengono anche al film d’esordio di Pasolini. E Alessandro Roja, che a questo Lord Brummel di periferia ha dato corpo, ci ha raccontato proprio il suo Dandi’s blues, nel segno di Accattone.

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  1. Salve siamo della redazione di UniromaTV. Siamo andati con le nostre telecamere a testimoniare questo bellissimo evento. Speriamo vi possa interessare il nostro servizio che troverete al seguente link: http://www.uniroma.tv/?id=18696.
    Grazie e a presto!

    Inviato da UniromaTv il 09/05/2011
 

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