"Osservare gli esseri umani mi fa piacere". Incontro con Alix Delaporte
Angèle e Tony può essere preso come esempio della stagione strepitosa che sta vivendo il cinema d’oltrealpe. Il film, pur essendo un'opera prima, è una storia d’amore silenziosa e potente. Infatti, dando spazio e completa libertà alle interpretazioni fisiche dei due straordinari attori, la regista riesce con onestà a raccontare temi difficili come la solitudine, la maternità, l’amore e la speranza. Conferenza stampa con la regista e la sua protagonista femminile, Clotilde Hesme
Presentato alla Settimana della Critica dell’ultima Mostra del cinema di Venezia e, grazie all’impegno della Sacher Film, presto in arrivo nelle sale del nostro paese, Angèle e Tony può essere preso come esempio della stagione strepitosa che sta vivendo il cinema d’oltrealpe. La pellicola, ambientata presso una comunità di pescatori della Normandia, è l’opera prima della regista-reporter Alix Delaporte (famosa in patria per aver girato la biografia di Zinedine Zidane). Nonostante la poca esperienza nel lungometraggio della sua autrice, Angèle e Tony è una storia d’amore silenziosa e potente. Dando spazio e completa libertà alle interpretazioni fisiche dei due straordinari attori, la regista riesce con onestà a raccontare temi difficili come la solitudine, la maternità, l’amore e la speranza. La pellicola più che sui dialoghi si concentra su due corpi che forse sono ai margini nel mondo moderno, ma non per questo non sono degni di essere mostrati. L’ennesimo piccolo gioiello prodotto dal cinema francese. A parlare della pellicola e del sistema che ha permesso la sua realizzazione ci sono la regista e la sua protagonista femminile, Clotilde Hesme.
Nel descrivere i suoi personaggi principali e la comunità ristretta in cui vivono, sembra che oscilli tra il sentimento e l’indagine sociologica. Come ha lavorato nella fase di scrittura?
Alix Delaporte: Sono stata sulla sceneggiatura per ben due anni. Il mio scopo, quando scrivo, non è creare effetti ma raccontare le emozioni che mi toccano. Non mi chiedo mai il perché, faccio direttamente. Certo, non lascio mai le cose al caso. Revisiono e pulisco spesso perché punto sempre all’essenziale. Racconto questa comunità particolare perchè la conosco e perché trovo importante il problema sociologico che stanno vivendo. Il mestiere del pescatore, infatti, è destinato a morire visto che presto consumeremo solo pesce importato dall’estremo oriente. A me interessava quindi raccontare la solidarietà di questa comunità destinata a scomparire. Per questo aspetto non nego che il mio mestiere di giornalista non mi abbia aiutato. Osservare gli esseri umani mi fa piacere.
Qual è il segreto del cinema francese?
Alix Delaporte: Non so se c'è un segreto, io posso parlare solo della mia esperienza. Molti in Francia usano attori presi dalla strada. Io, invece, preferisco i professionisti, dando completa fiducia al loro talento. Ad esempio, l’interpretazione di Gregory Gadebois è stata cosi efficace che gli stessi pescatori hanno detto che l’attore aveva il loro stesso sguardo. Anche la stessa Clotilde Hesme, pur non essendo mai stata in prigione, è convincente nel suo ruolo. Mi ripeto: dando completa fiducia agli attori e al loro talento è possibile raggiungere la verità.
Nel film traspare un amore a più livelli: uomo-donna e madre-figlio. Qual è stato il più difficile da interpretare?
Clotilde Hesme: Angèle dà sicuramente tanta importanza a ritrovare il rapporto con il figlio, ma è solo attraverso l’amore per Tony che riesce a lasciare la presa ed a raggiungerlo. Finche lei era chiusa nella sua volontarietà ciò era impossibile. Mentre con Gregory ci conoscevamo dai tempi del conservatorio il rapporto con il bambino è stato difficile visto che mi sono ritrovata priva di mezzi. La costruzione nel nostro rapporto, anche grazie al lusso di poter girare cronologicamente le scene che ci vedevano insieme, è nato giorno per giorno ed è quindi autentico. Contando che l’attore che interpreta il bambino ha anche vissuto vicende simili a quelle del suo personaggio, io ho dovuto costruire dal nulla un rapporto di fiducia con lui.

Le opere prime del cinema francesesono tante e spesso di valore . Dipende dal sistema di finanziamento pubblico, dalle scuole di cinema o dai produttori?
Alix Delaporte: Noi francesi siamo fortunati. Non siamo gli unici visto che anche negli Stati Uniti realizzano opere prime di valore, ma noi siamo sicuramente aiutati da un sistema che facilita le opportunità di trovare finanziamenti. Paradossalmente in Francia è più facile trovare i soldi che scrivere un film. In più, le opere prime sono realizzate da professionisti con mezzi di primo livello. Questo aiutamolto tutto il cinema francese. Certo, come in ogni cosa ci sono i pro e i contro. Questo film è stato realizzato con meno di un milione di euro. Ciò costringe a lavorare senza confort, ad adattarsi a tutto e ad accettare molti compromessi. Se dovessi fare una stima la dovrei fare sempre per difetto. Comunque è innegabile che alla fine da noi ti permettono di realizzare il tuo film.
La passione legata alla solidarietà è solo un messaggio del film o ha qualcosa di autobiografico?
Alix Delaporte: Non c’è la mia vita in quello che scrivo. Quando lavoro ad un film non ci penso, è solo dopo, alle domande dei giornalisti, che comincio a rifletterci sopra. Durante le riprese con Clotilde non ne parlavamo affatto. Io parlo poco e quindi nei miei film ci sono pochi dialoghi ma io mi sono concentrata su di lei, mettendola quasi in ogni scena, solo perché l’amo come attrice. Poi lei dice di avermi imitata per il suo personaggio ma questa è stata una sua idea.
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