"Bisognerebbe ritrovare il piacere di raccontare" - Incontro con Massimo Martelli e il cast di Bar Sport
Presente il regista e il nutrito cast (Giuseppe Battiston, Antonio Catania, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino) capeggiato dal solito mattatore Claudio Bisio, è stato presentato in anteprima Bar Sport, in uscita nelle sale dal 21 ottobre. Attesa trasposizione del libro cult di Stefano Benni che dal 1976 ha goduto di una infinità di ristampe ed è oggi considerato un piccolo classico dell'umorismo italiano

Presente il regista e il nutrito cast (Giuseppe Battiston, Antonio Catania, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino) capeggiato dal solito mattatore Claudio Bisio, è stato presentato in anteprima Bar Sport, in uscita nelle sale dal 21 ottobre. Attesa trasposizione del libro cult di Stefano Benni che dal 1976 ha goduto di una infinità di ristampe ed è oggi considerato un piccolo classico dell'umorismo italiano.
Il libro di Stefano Benni ha ormai più di trent'anni, tu per quanti anni hai covato il desiderio di questa trasposizione?
Martelli: In realtà ho inseguito Stefano Benni, per tanto tempo, ma lui ha sempre rifiutato di concedere i diritti del libro anche ad altri registi. Ma noi siamo stati ostinati e con complicità della 01 ci siamo riusciti. Siamo molto contenti di averlo convinto. Abbiamo intrapreso una battaglia dura e divertente e poi il cast è stato facilissimo da convincere, molto più facile di Benni! I miei vecchi amici hanno subito detto si.
Stefano Benni ha visto il film finito?
Martelli: Stefano è molto restio a parlare e critico per verso le cose che scrive: pochi sanno che per Stefano Bar Sport non è una delle sue opere migliori. Comunque, si certo ha visto il film e ha detto: "mi è piaciuto perché non è mai volgare", un commento molto forte per Stefano che mi ha fatto un enorme piacere.
Ma nei fatti qual'è stato l'apporto di Benni nel periodo dell'idezione e poi in quello della realizzazione?
Martelli:Un apporto continuo ma mai invasivo: ha voluto conoscere il cast e leggere soggetto e sceneggiatura, ha letto e cambiato poche cose. Noi volevamo essere molto fedeli al libro, ci sembrava impossibile fare il verso alla scrittura di Benni e quando abbiamo deciso di realizzare il film volevamo fare esattamente ciò che poi è venuto fuori. Quindi si, l’ha visto e gli è piaciuto.
La comicità che proponete è molto diversa dall'ultima ondata di commedia italiana, è più surreale, con personaggi sopra le righe. Sono caratteri ancora credibili nell'Italia di oggi?
Bisio: perchè sopra le righe? Non è affatto sopra le righe! Scherzo ovviamente: esistono ancora oggi personaggi del genere, credo di si, in provincia soprattutto. Forse l’ambientazione è vintage ed è giusto così, il Bar Sport in città forse non c’è più. Lo stesso Benni ne ha fatto la parodia in Bar Sport 2000. Ma in fondo l’anima dei personaggi è ancora presentissima, basta uscire di casa.
Battiston: in provincia il Bar Sport esiste ancora, l’ha ripopolato la TV a pagamento e le partite da vedere tutti insieme. Sono quei luoghi che non moriranno mai. Il film propone degli archetipi e non dei personaggi e dal mio punto di vista, da grande fan del romanzo, la sceneggiatura rispecchia molto quella poetica. Nel film riconosco molte delle emozioni che ho provato per la prma volta leggendo il libro di Benni
Fincchiaro: le vecchiette che interpretiamo io e Lunetta non ci sono praticamente nel romanzo. Sono appena abbozzate. Quindi ci siamo divertite a caratterizzare queste due persone pettegole che si alimentano della loro bonaria cattiveria. Noi siamo il virus del bar: mi sono divertita molto a fare un personaggio sopra le righe, non capita spesso, è l'eccezionalità per un'attore
Savino: condivido, i personaggi di donna nel film sono un po’ particolari e forse irreali. Ci siamo sforzate di diversificare e creare una relazione tra loro e il resto del bar: ricostruire tipologie umane riconoscibili nel surreale, uno sforzo d’attore e di regia
Catania: il bar si è perso come luogo di rapporto e di amizia, quel tempo eterno del bar: sarebbe bello
tornare a stare insieme come allora, ora è un posto di passaggio. Ci si va di fretta. Rispetto al libro poi, trovo il tentativo fatto da Massimo e i suoi collaboratori un tentativo decisamente riuscito
Una curiosità: è stata una scelta precisa quella di non calcare troppo il pedale della comicità?
Martelli: questo è un film corale e volevo che tutti fossero figli di un’unica storia. Ecco, questo mi interessava, il piacere del raccontare: vorrei che ci fosse ancora oggi il piacere del raccontare, i luoghi di memoria, un piacere che non sia solo televisivo. A prescindere che il film piaccia o no, vorrei che aiutasse a ritrovare il piacere del racconto. Senza frammentazioni tipicamente televisive. Poi, le traposizioni son sempre dei tradimenti ma noi abbiamo tradito il meno possiblie. Certo, sentire le cose dette da un attore è sempre diverso dal leggerlo su un libro e io volevo che passasse un'atmosfera, non tanto l’effetto comico del libro perché è impossibile.
Questo piacere di raccontare può portare ad una nuova comicità? Apre una strada nuova nell'attuale commedia italiana?
Bisio: per ora questo film è unico, mi piacerebbe che non fosse unico, mi piacerebbe che sperimentazioni di questo genere (anche con effetti speciali surreali inseriti in una commedia) continuassero nel cinema italiano. Io faccio anche commedie più tradizionali, che forse sono più comiche, ma questo lo ritengo una ricerca difficile in un percorso difficile. Ci sono tante cose che lo rendono una strada in salita ed è questo il bello. Forse il Bar Sport è vecchio, ma il film non credo lo sia. Vi confesso che son 10 anni che voglio portare Pennac sul grande schermo, ma non dà i diritti a nessuno, li ha dati a me un po' di anni fa ma è difficilissimo pensare ad una trasposizione. Non ci sono mai riuscito. Ma se questo film dovesse andar bene forse ci farò un pensiero...
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