60 nuovi film in tre settimane: Parigi esplode di film
Ma le riviste specializzate e i critici insorgono contro l’affollamento dei film nello steso periodo dell’anno e l’oscuramento di pellicole “”diverse”. Intanto escono “Le seigneur des anneuax” e gli ultimi Ferrara e Garrel (“Sauvage innocence”)
Una polemica di natura quantitativa accompagna gli editoriali degli ultimi numeri delle riviste francesi specializzate in cinema. I critici portano all’attenzione il numero molto elevato di nuove uscite che settimanalmente investono le sale e, significativamente, un articolo apparso su “Libèration” lo scorso 12 Dicembre intitolava lo stato delle cose: “La jungla del numero delle pellicole”. Un lampante e pratico esempio viene riportato da “Première”: tra la fine di novembre e la metà di dicembre 60 nuovi film sono in programmazione a Parigi; se si calcola una media di un’ora e mezza per ogni proiezione, in tutto possiamo contare un totale di 90 ore, uguali a otto ore di programmazione al giorno per più di dieci giorni! Una cifra decisamente eccessiva anche per dei recensori tradizionalmente attenti, esigenti e mai paghi come lo sono quelli francesi. Ovviamente alla polemica sull’alto numero di novità, si accompagna quella che concerne lo smarrimento e il disorientamento dello spettatore che si trova di fronte a tanta possibilità di scelta, concentrata però in un breve periodo, essendo il ricambio delle pellicole allo stesso modo velocemente scandito. A questo si aggiunge il problema, universalmente riconosciuto, della scarsa visibilità di alcune pellicole uscite con pochissime copie rispetto ad altre.
Anche per una persona totalmente disinteressata al cinema che passeggia per la Ville Lumiere scintillante e addobbata a festa, è impossibile non accorgersi dello scontro diretto che avviene tra le due grandi produzioni in uscita durante il periodo natalizio: HARRY POTTER e LE SEIGNEUR DES ANNEAUX, i cui giganti manifesti (simili per atmosfere evocate tanto da confonderli) si affiancano, occhieggiano e si sfidano lungo i labirintici corridoi della metropolitana. Entrambi supportati da massicci lanci pubblicitari, i due film sono pronti a coprire gran parte del mercato non solo cinematografico, attraverso un marketing martellante e differenziato a seconda della diverse categorie a cui si rivolge. Nonostante (o forse proprio a causa di) tutto questo i critici hanno accolto freddamente le pellicole, accusandole di aver trasformato in rigide immagini le personali suggestioni evocate ad ognuno dalla lettura; critica del resto quasi sempre inevitabile quando si parla di pellicole tratte da libri amatissimi e popolari. Mentre HARRY POTTER viene liquidato come un film fondamentalmente per bambini, e accompagnato da distratte critiche: “L’atmosfera neogotica, gli sfondi nei quali i personaggi si muovono, la partita di scacchi gigante, […] tutto è perfetto. Ma alla fine dei 152 minuti non ci si è mai sentiti immersi nel film. La sceneggiatura di Steve Kloves rimane addirittura troppo fedele al libro, ma conseguentemente molte scene importanti sono ridotte a delle sequenze anodine” (Libération); a LE SEIGNEUR DES ANNEAUX (uscito da meno di una settimana con 857 copie e già balzato in testa alla classifica con 300.000 entrate), non viene perdonato il fatto di essere uno “Spettacolo natalizio indigesto. Malgrado la passione del regista il risultato finale somiglia più al frutto di un’operazione logistica perfettamente studiata che a un buon film. Se la produzione non ha di certo lesinato sui costumi, si deve constatare che la messa in scena è troppo funzionale, con un facile abuso del ralenti, […] mentre la narrazione fatica a trovare il proprio ritmo.” (Olivier Pére per “Les Inrokkuptibles”). Solo il critico di “Libération” sembra distaccarsi dai severi commenti definendo il film: “Ispirato, che mescola sapientemente il barocco con il fantastico”. A sorpresa sempre da “Les Inroks” veniamo a sapere, attraverso un lungo articolo evidenziato in neretto, che nel nostro paese “L’estrema destra ha rigirato per trarre un proprio profitto la notorietà di Tolkien attraverso una lettura atavica, parziale e opportunista”…
Tra i titoli di sicuro interesse tra le novità in sala c’è l’ultima fatica del francese Philippe Garrel: SAUVAGE INNOCENCE (visto all’ultima Mostra di Venezia), il quale filma, in un delicato noir et blanc, la storia di un giovane regista intento a realizzare un film sulla tossicodipendenza in seguito alla morte per overdose di una ragazza da lui amata. Si capisce subito quanto il soggetto marchi un territorio romantico, familiare e perturbante insieme; binomio non contraddittorio tipico delle opere di Garrel. “Familiare perché è presente tutta la mitologia garreliana: fantasmi, droga, cinema e, soprattutto, amore e morte…Perturbante perché il fantastico è diretto e messo in scena attraverso un’ironia profonda. La musicalità e il respiro interno di ogni piano, ogni movimento ed ogni gesto contribuiscono ad ogni istante a produrre un tipo di cinema che sembra uscito da un’altra epoca, rimanendo comunque il tutto perfettamente contemporaneo” (“Cahiers du cinéma”). Ne moralista, ne tanto meno demagogo, Garrel “Rifiuta di girare un film sulla droga che contenga un messaggio. Il suo messaggio è il film stesso, e il suo oppio è il cinema!” (“Libération”)
ITALIAN FOR BEGGINERS è l’ultima pellicola attualmente distribuita che si confà alle immutabili regole del “Dogma”. Il regista danese Lone Sherfig racconta di un giovane che da qualche parte in una triste periferia incontra, in un corso serale di italiano, una pasticcera timida, un ristoratore tifoso della Juve, una parrucchiera innamorata dell’amore, e molti altri, attraverso la messa in scena di personaggi diversi, decisamente fuori dagli archetipi convenzionali.Un’unanimità di giudizi positivi accoglie l’uscita di CHRISTMAS ('R XMAS) di Abel Ferrara, che filma “Il suo più bel film dopo “Ultracorpi – L’invasione continua”. Più che mai l’arte di Ferrara è adesso quella dello scioglimento, e della fluidità delle forme”. (Charles Tesson per “Cahiers du cinéma“). Elogi per la prova della protagonista Drea de Matteo già vista nel serial tv Sopranos.
Arriva in sala anche LITTLE CHEUNG, ultimo capitolo di una trilogia che il regista Fruit Chan consacra alla retrocessione di Hong Kong alla Cina. Per i “Cahiers” LITTLE CHEUNG “è il versante asiatico di una sorta di neorealismo rosa che fa molto pensare ai migliori esempi italiani del genere, da “Bellissima” di Visconti, ad alcuni film di Luigi Comencini e di De Sica”, essendo l’avvenimento storico filtrato attraverso gli occhi di un bambino incompreso dal padre.
Con 508 copie si prepara ad incassare molto LES ROIS MAGES interpretato da “Les Inconnus”, un famosissimo trio di comici francesi (praticamente il corrispettivo dei nostri Aldo Giovanni e Giacomo) che seguendo la stella cometa invece di arrivare alla capanna del bambinello giungono inspiegabilmente nella Parigi di oggi con tutti i fraintendimenti che questo comporta.E ancora all’affiche: l’opera prima di Laurent Chouchan, in Francia famoso sceneggiatore, VERTIGES DE L’AMOUR (supportato da un trailer imbarazzante), che sperimenta un troppo sofisticato modo di recitare; L’ENFANT ET LE SOLDAT che riunisce tutti i cliché del cinema iraniano; e TIRANA, ANNÉE ZERO che racconta i primi anni di un’Albania liberata dalla dittatura comunista. Riediti con copie nuove le avventure de LES VITELLONI (aggettivo sostantivato intraducibile per i francesi abituati a tradurre tutto!), e l’attualissimo DOCTEUR FOLAMOUR di Kubrick.
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