A Parigi tutto Manoel De Oliveira
Mentre il Centre Pompidou organizza una rassegna integrale dell’opera di Manoel de Oliveira nasce una nuova major, la VUE e molti si interrogano sul futuro di Canal+. Intanto i Cahiers dibattono su Tavernier, Lucretia Martel, Ben Stiller e Asia Argento
Uno strano ed inquietante spettro si aggira attraverso il mondo non sempre magico del cinema francese, colpevole di portare la produzione e, soprattutto, la distribuzione nazionale verso un lento ma inesorabile declino. Desta infatti preoccupazione l’annuncio, avvenuto lo scorso 17 Dicembre, da parte di Jean-Marie Messier, il quale ha reso noto l’acquisto di USA Networks. La nuova major del cinema e della televisione che è andata così a nascere è stata battezzata VUE (Vivendi-Universal-Entertainment), ed è stata posta sotto la direzione di Barry Diller, relegando così in secondo piano la figura di Pierrre Lescure, storico direttore di Canal+; e alimentando in questo modo le preoccupazioni sull’avvenire del più famoso canale a pagamento francese. Al momento della fusione Canal+ ha confermato il suo impegno presso i professionisti e gli amanti del cinema almeno per i prossimi cinque anni; tuttavia sono in molti a pensare che il canale non sarà più in grado di garantire gli stessi indispensabili servizi che fin dal 1984, anno della sua nascita, ha esercitato con passione e professionalità. Al momento della sua apparizione Canal+ rappresentava qualche cosa di unico: la sola televisione capace di trattare di cinema, di sport e di programmi innovatori insieme. Oggi la sua posizione è radicalmente differente. A causa di un’agguerrita concorrenza delle reti satellitari, il canale ha visto salire il suo tasso di disdetta degli abbonamenti fino all’11 per cento. La sola vera ragione di sottoscrivere un abbonamento oggi risiede nella capacità di Canal+ di garantire la visibilità del 70 per cento dei film francesi ad appena un anno dalla loro uscita nelle sale. In più lo statuto di un decreto prossimo ad essere approvato, ridefinisce la nozione di “film indipendente”, sottomettendo quest’ultimo a delle rigide quanto minacciose leggi. Nell'attesa di vedere quello che accadrà, in molti si augurano che a rimetterci non sia la quantità di produzioni, ne tanto meno il livello della qualità, del cinema francese.
Gli inquieti protagonisti dell’ultima pellicola di Alejandro Amenabar ci introducono nel nuovo anno, e rappresentano, insieme all’angoscia per tutto ciò che è metafisico, anche i fantasmi dei fotogrammi dei film di ieri e di oggi. “JE RENTRE À LA MAISON” di Manuel de Oliveira, ad esempio, è evocato per i Cahiers, il quale individua nel modo in cui la dimensione temporale viene trattata la chiave del successo della pellicola . “Il tempo è curiosamente trattato in modo particolare, in quanto è assente. Lo spazio temporale de LES AUTRES accumula i momenti senza includerli in una durata. Alla fine ci si augura di poter tornare all’inizio”. Con l’occasione vengono riedite sugli schermi francesi le altre due torbide pellicole del giovane regista madrileno, e “Les Inroks” tira le somme dell’intero operato giudicando Amenàbar “Inspirato da un certo cinema americano (Hitchcock, De Palma, Lynch) e affascinato dai meccanismi dell’angoscia, del bizzarro e del sogno. Anche se esiste nel cinema spagnolo una tradizione fantastica, influenzata per lo più dal surrealismo, i film di Amenàbar non le devono nulla”.Stessa calorosa accoglienza per THE NAVIGATORS di Loach il quale, secondo Les Inroks, è tornato: “Ai suoi migliori livelli, ritrovando i suoi luoghi abituali e dirigendo un’opera che si pone all’esatta intersezione tra la commedia e la cronaca sociale, attraverso un tocco leggero unito ad un rigore politico impareggiabile”. Ugualmente Libération elogia il suo :”Naturalismo sociale che colpisce al cuore come un pugno allo stomaco”.
Attesa, analizzata e discussa l’ultima pellicola di Bertrand Tavernier, LAISSEZ-PASSER, incentrata su di un periodo delicato e ancora dolorosamente recente come quello dell’Occupazione. Chiari e spietati i Cahiers: “La verità al cinema non è solo un affare di verosimiglianza. L’impressione di realtà tanto ricercata attraverso la ricostruzione storica nasconde, al contrario, la profonda irrealtà del film, visto il suo carattere profondamente menzognero. Trascinato dall’entusiasmo della propria nostalgia, Tavernier rivisita il contesto politico nel quale sono nati i film durante il periodo dell’Occupazione”.Uno tra i fautori della vivacità del cinema argentino degli ultimi anni, alimentato da giovani registi come Rodrigo Grande, Paolo Trapero e Lisandro Alonso, è senza dubbio Lucretia Martel, realizzatrice che vive a Parigi e che la capitale francese ha adottato in occasione dell’uscita del suo primo lungometraggio: LA CINEAGA. Premiato a Berlino, al Sundance e venduto anche in Asia, il film: “Allusivamente dell’orrore, è come una visione potenzialmente attuale de “Le village des damnés”. Insieme fobico e affascinante, la pellicola oscilla tra la veritiera realtà (troppo crudo, troppo duro, troppo scuro…) e lo straneamento perturbante”. (Cahiers du Cinéma). Ma è la stessa regista che confessa quanto sia ancora imprudente ed immaturo poter parlare di una nouvelle vague argentina, poiché: “Esiste chiaramente una nuova generazione di cineasti, ma si tratta di una generazione molto diversificata. Ci sono sicuramente dei punti in comune tra noi, ma nessun intento di gruppo e nessuna volontà di appartenere ad un movimento”.
Ben Stiller dirige, recita e a volte diverte in ZOOLANDER, presso il quale l’idiozia non è uno status sociale, o un ideale da conquistare, ma, sempre secondo i Cahiers, “Una questione di forma, ed una ragione come un’altra di procedere verso un’accumulazione: musiche, visi famosi (una trentina di cammei), parrucche e seni”. La “nostra” Asia Argento (molto amata in Francia, allo stesso modo del padre) sembra essere, secondo molto critici, la sola presenza positiva di B-MONKEY. Uscito in sordina e giudicato conformista, nonché furbo nel tentativo di trasportare la specifica sensibilità europea all’interno di un progetto tipicamente hollywoodiano.
Infine per ben cominciare il 2002 le Centre Pompidou organizza, fino al 21 Gennaio, una rassegna integrale dell’opera di Manoel de Oliveira. Il 14 il regista portoghese sarà presente in sala per presentare in prima visione il suo ultimo film, il documentario PORTO DE MON ENFANCE, nelle sale francesi a partire dal 23 Gennaio.
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