Il ritorno dell’animazione d’autore
A Parigi l’omaggio a Hayao Miyazaki con il nuovo “Le voyage de chihiro”, una retrospettiva dello studio “Ghibli” e “Les moutants de l’espace” di Bill Plympton rilanciano l’animazione, mentre si celebrano Tinto Brass e Serge Gainsbourg
Per il secondo anno consecutivo si svolge a Parigi “Nouvelles images du Japon”, un festival di cartoni animati provenienti dall’affascinante paese asiatico. Apprezzata inizialmente da una piccola ma tenace comunità di fans, l’animazione giapponese si è oggi guadagnata il suo pubblico anche in Occidente, appassionando non soltanto un numero crescente di cinefili ma anche il grande pubblico, conquistato, ad esempio, dalla bellezza di PRINCESSE MONONOKE. La ricchissima selezione propone un omaggio proprio al regista di questo lungometraggio animato, Hayao Miyazaki, con la presentazione in prima visione del suo nuovo film LE VOYAGE DE CHIHIRO, variante orientale di “Alice nel paese delle meraviglie”, una favola che in patria ha battuto tutti i record d’incasso. Una corposa retrospettiva permette di scoprire i principali capolavori dello studio “Ghibli”, casa indipendente creata nel 1985 con il fine di dotare i creatori di animazione giapponese dei più moderni mezzi tecnici insieme ad una libertà creativa eccezionale. Con le sue prime, i suoi video, i suoi corti, ed in più professionali conferenze e interessanti dibattiti, il festival è divenuto un appuntamento immancabile quanto atteso. Non rimane che attendere la distribuzione nelle sale di alcune di queste opere de “l’autre cinéma”. Dal 15 al 23 Gennaio al Forum des images.
E’ attraverso la commedia, come vuole la tradizione, che il nostro cinema tenta di fare ritorno sugli schermi francesi. Con la sua faccia un po’ così Stefano Accorsi troneggia sulla locandina di TABLEAU DE FAMILLE (Le fate ignoranti), “Una commedia all’italiana che abbandona la satira degli anni 60 per confrontarsi con un'analisi dolce amara delle componenti sociologiche”. (Cahiers du Cinéma). Poche righe anche da parte di Premiere, il quale puntualizza che: ”Non è più necessario analizzare con la propria cinepresa i visi dei “diversi” sulle note della word music. Tutto questo è démodé e rischia di essere male interpretato”.
L’infernale e fantasioso Bill Plympton, quarantenne autore di cortometraggi culto in Francia, è di ritorno, e questa volta con un vero film d’animazione, LES MOUTANTS DE L’ESPACE, una parodia della parodia di MARS ATTACKS!. Se ora il disegnatore ha trattato in modo soft le tematiche riguardanti il sesso, non ha di certo mitigato la sua furia anti-establishment: la bestialità sovrannaturale degli alieni protagonisti diviene, infatti, un’arma sovversiva per minare l’ordine sociopolitico precostituito. Il lungometraggio, prodotto da Plympton stesso con un budget di 200 000 dollari (soldi vinti con i precedenti corti ed in seguito reinvestiti), alterna magistralmente delle atmosfere caotiche e brulicanti a momenti molto lenti e dilatati; “Tutto sommato, pressato da un qualsiasi fine e/o ideale, che sia di destra, indipendente, underground; o di sinistra, commerciale, hollywoodiano, conformista, il cinema americano rimane sempre fondato sul conflitto (in ogni campo), sulla decostruzione, sullo sfaldamento, e sul castigo biblico”. (Les Inroks).
Un triangolo amoroso al limite del lecito e tre star, Bruce Willis, Billy Bob Thornton e Cate Blanchette, per BANDITS di Barry Levinson, "Cineasta piuttosto letterale” per i Cahiers “all’interno della cui opera le scene spesso si susseguono in maniera fondamentalmente monotona nella loro prevedibile evoluzione”. Dopo aver appreso durante una trasmissione televisiva la malattia mortale della madre, un giovane cineasta ritorna al suo paese natale e ai luoghi della sua infanzia. Questo il tema di LA ROUTE di Darejan Omirbaev (Un certain regard a Cannes 2001), in cui la nostalgia dell’infanzia si mescola a quella per il cinema e per le sue visioni: molti i critici, infatti, che hanno ritrovato negli incubi del protagonista (poiché non sono le azioni che strutturano la pellicola ma le dimensioni dei sogni e dei ricordi) le immagini e le emozioni delle opere di Wenders e Antonioni. Sempre la nostalgia è il tema di LES DOUX AMOUR DES HOMMES, in cui un giovane scrittore parigino “branché” sfiduciato nei confronti dell’amore finirà per innamorarsi di una malata terminale per scoprire, infine, la vacuità della propria esistenza. Secondo Les Inroks il regista Jean-Paul Civeyrac: “Filma il primo bel film francese dell’anno, in quanto lontano dal pretendere di illustrare lo stato del sentimento amoroso di una certa gioventù contemporanea. Il film possiede la grazia della descrizione senza tuttavia avere alcuna intenzione naturalista”.
Il primo illustre invitato della Cinématèque di Parigi per l’anno 2002 è Tinto Brass, con una retrospettiva a lui dedicata (dal 9 al 13 Gennaio). Elogi per il regista veneziano ed un articolo di Libération sulla sua calda carriera con un titolo più che esplicativo: “Tinto Brass, “maestro del culo” (in italiano nel testo) arrive à Paris”. Dopo di lui sarà la volta di Paul Vecchiali, un’occasione per scoprire, o ritrovare, la sua opera atipica, dagli inizi ai tempi della Nouvelle Vague fino ai porno degli anni Ottanta.
A dieci anni della morte dell’indimenticato e amatissimo Serge Gainsbourg esce un esaustivo cofanetto contenente tutto il lavoro dell’artista come compositore per il cinema. Tre dischi evocano cronologicamente trentasei film ai quali Gainsbourg ha apportato il suo particolarissimo tocco, da L’EAU A LA BOUCHE (Jacques Doniol-Valcroze, ’59) fino a STAN THE FLASHER (Gainsbourg, ’89). Oltre le rarità, la raccolta offre una visione nuova dell’intera opera di Gainsbourg in cui le colonne sonore sono il riflesso del suo percorso poetico sempre variegato, capace di alternarsi tra il jazz e il reggae, passando attraverso la musica pop.
E’ attraverso la commedia, come vuole la tradizione, che il nostro cinema tenta di fare ritorno sugli schermi francesi. Con la sua faccia un po’ così Stefano Accorsi troneggia sulla locandina di TABLEAU DE FAMILLE (Le fate ignoranti), “Una commedia all’italiana che abbandona la satira degli anni 60 per confrontarsi con un'analisi dolce amara delle componenti sociologiche”. (Cahiers du Cinéma). Poche righe anche da parte di Premiere, il quale puntualizza che: ”Non è più necessario analizzare con la propria cinepresa i visi dei “diversi” sulle note della word music. Tutto questo è démodé e rischia di essere male interpretato”. L’infernale e fantasioso Bill Plympton, quarantenne autore di cortometraggi culto in Francia, è di ritorno, e questa volta con un vero film d’animazione, LES MOUTANTS DE L’ESPACE, una parodia della parodia di MARS ATTACKS!. Se ora il disegnatore ha trattato in modo soft le tematiche riguardanti il sesso, non ha di certo mitigato la sua furia anti-establishment: la bestialità sovrannaturale degli alieni protagonisti diviene, infatti, un’arma sovversiva per minare l’ordine sociopolitico precostituito. Il lungometraggio, prodotto da Plympton stesso con un budget di 200 000 dollari (soldi vinti con i precedenti corti ed in seguito reinvestiti), alterna magistralmente delle atmosfere caotiche e brulicanti a momenti molto lenti e dilatati; “Tutto sommato, pressato da un qualsiasi fine e/o ideale, che sia di destra, indipendente, underground; o di sinistra, commerciale, hollywoodiano, conformista, il cinema americano rimane sempre fondato sul conflitto (in ogni campo), sulla decostruzione, sullo sfaldamento, e sul castigo biblico”. (Les Inroks).
Un triangolo amoroso al limite del lecito e tre star, Bruce Willis, Billy Bob Thornton e Cate Blanchette, per BANDITS di Barry Levinson, "Cineasta piuttosto letterale” per i Cahiers “all’interno della cui opera le scene spesso si susseguono in maniera fondamentalmente monotona nella loro prevedibile evoluzione”. Dopo aver appreso durante una trasmissione televisiva la malattia mortale della madre, un giovane cineasta ritorna al suo paese natale e ai luoghi della sua infanzia. Questo il tema di LA ROUTE di Darejan Omirbaev (Un certain regard a Cannes 2001), in cui la nostalgia dell’infanzia si mescola a quella per il cinema e per le sue visioni: molti i critici, infatti, che hanno ritrovato negli incubi del protagonista (poiché non sono le azioni che strutturano la pellicola ma le dimensioni dei sogni e dei ricordi) le immagini e le emozioni delle opere di Wenders e Antonioni. Sempre la nostalgia è il tema di LES DOUX AMOUR DES HOMMES, in cui un giovane scrittore parigino “branché” sfiduciato nei confronti dell’amore finirà per innamorarsi di una malata terminale per scoprire, infine, la vacuità della propria esistenza. Secondo Les Inroks il regista Jean-Paul Civeyrac: “Filma il primo bel film francese dell’anno, in quanto lontano dal pretendere di illustrare lo stato del sentimento amoroso di una certa gioventù contemporanea. Il film possiede la grazia della descrizione senza tuttavia avere alcuna intenzione naturalista”.
Il primo illustre invitato della Cinématèque di Parigi per l’anno 2002 è Tinto Brass, con una retrospettiva a lui dedicata (dal 9 al 13 Gennaio). Elogi per il regista veneziano ed un articolo di Libération sulla sua calda carriera con un titolo più che esplicativo: “Tinto Brass, “maestro del culo” (in italiano nel testo) arrive à Paris”. Dopo di lui sarà la volta di Paul Vecchiali, un’occasione per scoprire, o ritrovare, la sua opera atipica, dagli inizi ai tempi della Nouvelle Vague fino ai porno degli anni Ottanta. A dieci anni della morte dell’indimenticato e amatissimo Serge Gainsbourg esce un esaustivo cofanetto contenente tutto il lavoro dell’artista come compositore per il cinema. Tre dischi evocano cronologicamente trentasei film ai quali Gainsbourg ha apportato il suo particolarissimo tocco, da L’EAU A LA BOUCHE (Jacques Doniol-Valcroze, ’59) fino a STAN THE FLASHER (Gainsbourg, ’89). Oltre le rarità, la raccolta offre una visione nuova dell’intera opera di Gainsbourg in cui le colonne sonore sono il riflesso del suo percorso poetico sempre variegato, capace di alternarsi tra il jazz e il reggae, passando attraverso la musica pop.
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