La Francia tra statuette e croci uncinate.
Si è conclusa con qualche rimpianto la 27 edizione dei Cesar, mentre un'accesa polemica accompagna l'uscita di "Amen". Intanto una ventina di registi preparano un omaggio a Parigi, e il sole del Salento arriva sulla capitale francese.
Per la ventisettesima edizione dei Cesar, svoltasi sabato 3 febbraio, sono stati ben 3000 i membri dell’Accademia che si sono confrontati, ed infine pronunciati, sul cinema francese dello scorso anno. Curiosamente non c’è stato l’esploit che si prevedeva per "Amèlie", avendo il suo regista ricevuto “solo” quattro statuette: miglior Film, Regista, migliore colonna sonora e scenografia. La vera sorpresa è arrivata dalla delicata pellicola di Jacques Audierd SUR MES LEVRE, premiando la prestazione della giovane protagonista Emmanuelle Devos, insieme alla migliore sceneggiatura e al suono. Altra pellicola premiata quella di François Aupeyron, LA CHAMBRE DES OFFICIERS, a cui sono state attribuite le statuette per il miglior attore non protagonista e per la migliore fotografia. Il rituale della cerimonia, che ha visto presenti le personalità e i professionisti di diverse generazioni del cinema d’oltrealpe, è stato rispettato con banale abitudine, ma anche con una punta di inquietante polemica quando Frédéric Mitterand ha etichettato Berlusconi come “L’uomo che ha comprato l’Italia e che ha contribuito a distruggere il cinema italiano”.
Il Newyorkese Woody Allen è uno tra i diciannove cineasti che sono sul punto di girare un film in omaggio alla città di Parigi. Il progetto prevede un totale di venti episodi ciascuno di pochi minuti, per filmare i venti arrondissement che costituiscono la Ville Lumière attraverso un impercettibile filo conduttore: un incontro, uno sguardo, la nascita di un amore. Allen s'incarica di raccontare la maestosità dell’VIII arr. tra la Concorde e la Madeline, mentre Agnès Varda, che sta girando proprio in questi giorni, si interessa agli angoli segreti di Montparnasse, ritornando in questo modo negli stessi luoghi di CLEO DE 5 A 7. Infine Jean-Luc Godard si occuperà di Belleville e della sua febbre multietnica, mentre Sally Potter passeggia tra le jardin de Luxembourg. Il progetto prevede ugualmente la partecipazione di Tom Tykwer, di Seijun Suzuki, d'Olivier Dahan, e di Walter Salles. Il tutto, per il momento senza titolo, è prodotto da Emmanuelle Benbihy, giovane direttore della società Novem Productions, il quale difende il suo progetto: “L’obiettivo è quello di cogliere una Parigi meno fantastica di quella di "Amèlie", ma più reale. Una Parigi degli Arabi e dei Neri, più terra terra, ma sicuramente più vera”.
Una polemica di natura storico-religiosa infiamma non solo le sale cinematografiche ma soprattutto i giornali e le trasmissioni televisive di questi ultimi giorni. Oggetto della disputa la pellicola AMEN. di Costa Gravas, che racconta il silenzio del Vaticano rispetto alla “soluzione finale” nazista, ed ancora più in particolare la sua provocatoria locandina firmata Oliviero Toscani. “Una provocazione inaccettabile”. Questo il categorico commento pronunciato dalla conferenza dei vescovi di Francia, indirizzato alla grande, rossa, “quasi” svastica che appare sui manifesti, sul cui sfondo si affiancano, in modo speculare, i visi dei protagonisti: un ufficiale nazista, ed un giovane prete. Sorprendono in modo ancora maggiore le critiche, inattese, sollevate da parte di una dozzina di personalità ebree, firmatari di una petizione apparsa sul settimanale cattolico “La Vie”, la quale denuncia: “Il carattere malsano dell’amalgama che vede insieme la croce di Cristo e la svastica nazista”. Le polemiche, naturalmente, stanno riempiendo le sale dove AMEN viene proiettato, e il film è stato uno dei più visti nello scorso week end, il primo dopo la sua uscita.
“L’intrigo di SANGUE VIVO, tentativo di riconciliazione tra due fratelli, serve da pretesto per la messa in scena di uno scheletro melodrammatico: voci, canti e danze che, a poco a poco, si svolgono su una storia di per se banale. Se la trama della pellicola rimane un po’ scolastica, lo stile del regista riconduce ad una bella idea di cinema: la danza ed i canti come mezzi per superare le crisi di un dispositivo fondato sull’opposizione tra tradizione ancestrale e modernità”. Con queste parole i Cahiers du Cinema accompagnano l’uscita del film di Eduardo Winspeare, dopo aver ottenuto un discreto successo in Italia lo scorso anno. Il grido pieno di passione di Will Smith troneggia sui molti manifesti di ALI, accolto dalla critica francese con entusiasmo ma insieme con riserve, come presso Les Inroks: “Michel Mann è un cineasta di cui la forma dei film è divenuta il soggetto stesso delle sue pellicole, un esperto in atmosfere visuali, capace di realizzare degli ottimi piani. Tuttavia egli non arriva a competere con la realtà, con le immagini che compongono l’immaginario collettivo del vero Muhammad Ali, combattente e sbraitante. In più il film manca di punti di vista sulle relazioni conflittuali tra l’eroe e l’America”. Ugualmente i Cahiers che, però, rilevano quanto ALI sia: “Un film ottimista e allegro, il cui ritmo e il cui stile sono quelli dell’entusiasmo. Non si dovrà cercare nessuna inquietudine esistenziale, nessun abisso interiore. Solo la potenza di un gigante che riesce a sconfiggere i propri demoni”.
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