L’affare Canal+ infiamma la Francia

Il licenziamento di Lescure, in piena campagna elettorale, accende le polemiche ed alimenta le preoccupazioni sul futuro della libertà artistica della Francia. Diverse manifestazioni si stanno succedendo in questi giorni da parte dei dipendenti, mentre personalità del mondo dello spettacolo, tra cui David Lynch, esprimono la loro preoccupazione

Il delicato caso Canal+ e i destini dei suoi protagonisti infiammano in questi ultimi giorni gli animi, oltre che dei molti uomini coinvolti nella vicenda, dei media che questa volta non si limitano ad essere testimoni ma diretti protagonisti della crisi. Nella giornata di ieri il consiglio d’amministrazione del gruppo di Canal+ ha confermato la decisione presa da Jean-Marie Messier (l’ “americano”, il “Berlusconi francese”) di rimuovere PIERRE LESCURE dalla carica di direttore generale del canale. Il carismatico fondatore del canale viene ufficialmente rimpiazzato da Xavier Couture, manager uscente dal gruppo televisivo TF1, il quale a partire dalla mattina del 19 aprile dovrebbe ufficialmente e realmente prendere possesso delle sue funzioni, essendo già stato rimpiazzato a TF1 da altri due professionisti. Ragioni, ancora una volta, di bilancio sono all’origine della nuova nomina. Dopo cinque anni di bilancio in perdita (si parla di 374 milioni di euro per il solo 2001), il consiglio di sorveglianza di Vivendi Universal ha giustificato il ribaltone sottolineando che, per la prima volta in diciassette anni, Canal+ ha visto perdere una parte non indifferente dei suoi abbonati.
Ideatore e fondatore della televisione a pagamento sorta nel 1984 con tanto di sponsor politico rappresentato da François Mitterand, Pierre Lescure ha diretto e concepito la nascita di programmi molto amati, affiancandoli ad un palinsesto già ricco di cinema e di sport.
Tra le originali emissioni, ne figurano alcune di satira politica come il seguitissimo “LES GUIGNOLES DEL’INFO”, bizzarro telegiornale interamente condotto ed animato da pupazzi con inquietanti e riconoscibili sembianze umane. Sorprendente la mobilitazione attuata dagli stessi dipendenti del quarto canale negli ultimi giorni, manifestazioni che si prevede non si esauriranno entro breve, allo stesso modo delle polemiche. Dopo aver tenuto martedì sera un’assemblea generale in diretta su Canal+ e manifestato rumorosamente nella giornata di mercoledì sotto le finestre della sede di Vivendi Universal ubicata vicino l’Arc de Triomphe, i salariati del canale criptato hanno continuato anche nella giornata di ieri (giovedì 18 aprile) a manifestare il proprio disaccordo attraverso delle incursioni in alcuni programmi della rete. La mobilitazione, almeno dal punto di vista dell’audience, è stata un successo: il “Burger Quiz” speciale edizione anti-Messier è stato seguito da più di 2,2 milioni di telespettatori, contro 1 milione di media. Una manifestazione meno mediatica ma ugualmente tangibile si è svolta sempre nella giornata di ieri, con i manifestanti che hanno dimostrato il loro disaccordo per la definitiva decisione di Messier rendendosi davanti alla sede del Conseil supérieur de l’audiovisuel (CSA) a Parigi. Poco prima delle 15, ora in cui Messier veniva convocato dai nove membri del CSA già depositari della versione di Lescure ascoltato la mattina stessa, un centinaio di dimostranti era pronto ad accogliere il “padre-padrone” brandendo cartelli e urlando slogan. Dopo aver tentato inutilmente di penetrare nell’edificio attraverso un’entrata di servizio, Messier si è visto circondare la propria vettura da persone che urlavano: “Messier garde Couture pour tes chaussettes!” (Messier tieniti Couture per i tuoi calzini), giocando sul cognome del nuovo menager che, livido, gli sedeva accanto.Intanto l’aspra lotta si è portata anche sul terreno giuridico, in seguito ad un vivace colloquio tra i due principali protagonisti della vicenda. MESSIER ha infatti accusato Lescure di aver “deciso di utilizzare l’antenna per fini personali”. Accusa ritenuta “ingiuriosa” dal licenziato di lusso.
Difficile si annuncia ora la battaglia che l’ambizioso capo di Vivendi Universal deve vincere: quella di convincere i propri connazionali, e non solo, che la Francia non corre il pericolo di divenire troppo succube del mercato americano. Preoccupazione che è cresciuta soprattutto dopo le inquietanti dichiarazioni nel dicembre scorso, in cui il finanziere sentenziava la morte della tanto amata (sembrerebbe da tutti tranne che da lui stesso) ”exception” culturale francese. Sembra essere sicuro il fatto che Messier intenda snaturare il palinsesto di Canal +, inserendo nella programmazione un palinsesto più leggero e soprattutto meno costoso, al fine di ottenere il tanto agognato risanamento dei conti.
Pochi giorni prima della chiamata alle urne dei francesi per decidere del primo turno delle presidenziali, il caso non poteva non assumere anche una valenza più strettamente politica. Il primo ministro Leonel Jospin ha dichiarato di voler “vigilare personalmente” sulla vicenda, anche se il governo, inquieto per il fatto che tra le principali attività del gruppo Vivendi c’è la gestione di un bene comune come l’acqua, preferirebbe non essere coinvolto direttamente nella “bagarre”.
Non solo giornalisti, intellettuali e personalità politiche sia di destra sia di sinistra hanno più o meno palesemente dimostrato il loro disaccordo. Anche il mondo del cinema, universo direttamente interessato dalla vicenda, si è mobilitato attraverso un comunicato al quale hanno aderito circa 250 personalità tra cui la Binoche, la Bellucci e i registi Tavernier e Kusturica. In un’intervista a “Le Monde” l’americano David Lynch si è detto molto preoccupato. “E’ terribile- ha commentato- per Canal +, per Pierre Lescure, per me e per la diversità in materia di creazione cinematografica e televisiva. Entriamo in un era di cinema prodotto a catena”.
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