CORRISPONDENZE - L'anima dell'America in un supermercato tra Ginsberg e Coca-Cola.

Tra le nuove uscite "Autofocus" di Paul Schrader, "The Ring" di Gore Verbinski, "The Grey Zone" di Tim Blake Nelson e il documentario "Fidel".

Allen Ginsburg in una sua famosissima poesia (A Supermarket in California) narrava la sua esperienza in un supermercato della California. E il poeta beat tra un prodotto e un altro immaginava Walt Whitman e Garcia Lorca riflettendo sul senso di un'identita' perduta. Per capire l'America, la sua filosofia, la sua essenza, una visita in uno degli immensi supermercati diventa il momento chiave di una rivelazione. Luogo culto del trionfo del consumismo. Davanti a noi, europei dotati di una certa moderazione e di un senso di equilibrio, si aprono mondi sconosciuti, che ci sorprendono. Abituati ad un certo modo di pensare e di vedere il mondo ci troviamo impreparati di fronte a quella stessa abbondanza che ci inquieta e ci rende timorosi.

   Il supermercato e' l'immagine riflessa dell'America. Luogo perenne e immacolato, presente e allo stesso tempo distante. Luogo dove la tentazione si confronta con l'"american way of life". Io sono perche' ho, sembra suggerire la l'immensa insegna al neon che illumina l'enorme parcheggio deserto. Tu mi vedi, mi compri, tu sei.

   Qui si riflette il sogno di una nazione, la sua opulenza diventa arte, affermazione e qualche volta arroganza, nella sterminata distribuzione dei suoi prodotti. Il sogno americano si illumina di luci, e come Las Vegas (citta' del deserto, mondo artificiale per eccellenza, dove tutto e' palesemente falso, riproduzione) prende vita tra un prodotto e un altro.

   Quello che colpisce di piu' oltre la ricchezza e' la "chiassosa" colorazione. Il giallo accanto al verde, il blu vicino al viola, il rosso accanto al bianco. Ma il vero tripudio arriva quando si arriva nel reparto dedicato alle bevande. Decine e decine di bottiglie, l'una accanto all'altra, una dietro all'altra per decine di marche a me completamente sconosciute fino a quando arrivo alla bevanda che credevo rappresentasse l'iconografia ufficiale. Ed ecco che la mia percezione della Coca-cola (simbolo imperialista e universale, con i suo riconoscibili colori) si rivela completamente falsata. Mi accorgo solo adesso delle sue variazioni, dei suoi cloni: Coke Diet, Cherry Coke (con sciroppo di ciliega), Vanilla Coke (con estratto di vaniglia!), Diet Vanilla Coke (versione a basso contenuto calorico della precedente), Diet Cherry Coka, Diet Coke Light... e cosi' all'infinito.

    Ogni giorno e' una lotta spietata, una competizione selvaggia, un prodotto paragonato all'altro, l'uno contro l'altro (anche nella pubblicita'), e dove il consumatore, soffocato in questo villaggio globale, ingloba tutto (con la conseguenza che secondo un recente sondaggio un americano su quattro e' obeso) quello che gli viene proposto, soddisfatto della propria condizione.  Paghi due, prendi tre; un dollaro di sconto ogni cinque spesi; fai shopping il martedi' dalle cinque alle sette e risparmi il venti percento. Tutto va bene perche e' visibile, esibizione del proprio potere.   

    E il supermercato diventa tuo amico, tuo confidente, tuo confessore che ti tiene avvicina e  al ritmo di una musica asettica e artificiale che ti accoglie quando entri (come nel bellissimo film The Good Girl di Miguel Arteta con Jennifer Aniston), e che tutto sommato ti fa sentire protagonista del sogno americano e dei suoi eccessi.

Molte le uscite di questi giorni in un fine ottobre che si presenta molto interessante. Paul Schrader dirige Autofocus che ricostruisce la vita dell'attore Bob Crane (Greg Kinnear) reso famoso per aver interpretato la serie televisiva "Hogan's Heroes", fino alla misteriosa morte avvenuto nel 1978 in un motel dell'Arizona. Willem Dafoe interpreta il suo amico, John Carpenter, sul quale pendono pensono molti interrogativi.

  Atmosfere inquietanti e orrorifiche, paesaggi misteriosi e un passato che ritorna sono solo alcuni degli elementi di The Ring di Gore Verbinski, tratto da Ringu un horror giapponese di grande successo diretto da Hideo Nakata, con Naomi Watts nel ruolo di una giornalista che dopo la misteriosa morte di sua nipote, si mette alla ricerca che la condurra' a scoprire un terribile segreto.

   Il mondo accademico, nel nuovo film di Stephen Gaghan Abandon, diventa il terreno per esplorare i lati oscuri della realta' americana, quando Catherine Burke (Katie Holmes), studentessa affermata, viene contattata dal detective Wade Handler (Benjamin Bradd) che indaga sulla scomparsa del suo ex-ragazzo Embry (Charlie Hunman), che continua a ossessionare la vita della ragazza e che sembra in qualche modo collegato ad un'altra scomparsa nel campus.

    The Business of Dancyfancing di Sherman Alexie, gia' scrittore e sceneggiatore e' qui al suo debutto dietro la macchina da presa. Il New York Times l'ha definito "un dramma sull'autodistruzione" dove ogni personaggio viene rappresentato come una vittima, in uno stile frammentato e complesso attraverso i ricordi di Seymour Polatkin (Evan Adams) uno scrittore e poeta gay, costretto a tornare nella riserva indiana e a affrontare il suo passato e a interrogarsi sulla propria esistenza. Blink of an Eye di Van Fisher, e' una produzione indipendente del 1999, che tratta in maniera non convenzionale dell'infanzia tradita nei ricordi di Tommy (Frank John Huges), un prigioniero che viene rilasciato di prigione dopo aver scontato una pena per commercio di droga. Il film racconta la sua storia e i soprusi che ha dovuto sopportare da parte del padre violento. L'incontro con padre Chavez (Castulo Guerra) e Sophia (Seidy Lopez) gli cambiera' la vita.

    Sul tema della ribellione e della difficile convivenza familiare escono due film. The Debut di Gene Cajayon e' un'opera sul malessere, un film sulla ribellione dove un teen ager di orgini filippine, Ben Mercado (Danté Basco) si ribella al volere di suo padre per costuirsi un suo futuro e andare a studiare a Cal Arts. Conflitto generazionale tra dramma, musica, sentimenti e passioni fino al confronto con le proprie origini. Real Women Have Curves di Patricia Cardoso (prodotto dalla HBO) mostra il  conflitto generazionale tra Ana (America Ferrera) che vorrebbe frequentare la Columbia University, e sua madre Carmen (Lupe Ontiveros) che la vorrebbe a lavorare con lei.
  Con Formula 51 - The 51st State, il regista Ronny Yu, combina la sperimentata formula tra esaltazione della violenza e humour nero, rappresenta il mondo del crimine in un universo urbano dominato da intrighi quando Elmo McElroy (Samuel L. Jackson) crea una nuova potentissima super droga e si ritrova coinvolto in una vera e propria guerra.

     The Grey Zone di Tim Blake Nelson, tratto da una storia vera e adattato da un dramma del regista (autore di O) rappresentato a Broadway sei anni fa, si svolge a Auschwitz nel 1944 e racconta la storia del 12 Sonderkommando, una delle squadre speciali di prigionieri ebrei al servizio dei Nazisti, che riuscirono quasi a distruggere i forni crematori. Tra memorialistica, ricostruzione storica e dramma umano in un realismo angoscioso e grafico inedito per un film sulla Shoa. Koyaanisqatsi terza collaborazione (dopo Koyaanisqatsi e Powaqqatsi) tra il regista Godfrey Reggio e il compositore Philip Glass dove le sinfonie e le celebrazioni visive e sonore fanno da sfondo a questa personalissima visione del nostro mondo. Il titolo deriva dagli indiani Hopi e significa guerra come forma di vita. Competizione, caos, agonia, timori dell'apocalissi regnano incontrastati in questa desolante visione del mondo contemporaneo dilaniato da guerre, da paure e da una tecnologia sempre piu' impersonali.

    Tra i documentari arriva Fidel di Estela Bravo un ritratto personale di Cuba, della rivoluzione e del leader maximo. Tra gli altri vengono intervistati un numero impressionante di politici, storici, artisti tra cui: Fidel Castro (naturalmente), Nelson Mandela, Elián Gonzalez, the Buena Vista Social Club, Alice Walker, Sydney Pollack, Ted Turner, Muhammed Ali, Harry Belafonte, Arthur Schlesinger Jr., Charles B. Rangel, Ramsey Clark, Wayne Smith and Gabriel García Márquez.  Tra le produzioni straniere: dopo cinque anni esce negli States On guard (1997) di Philippe De Broca, ennesima edizione cinematografica tratta dal romanzo del 1857 di Paul Féval, ricostruzione storica tra passioni, intrighi e avventura. Dal regista di L'uomo del Rio (1963) e Come distruggere la reputazione del piu' grande agente segreto del mondo (1967), con Daniel Auteuil nel ruolo del cavaliere de Lagardère che trama vendetta.

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