Anteprime - "The Rules of Attraction" di Roger Avary
"The Rules of Attraction", il nuovo film di Roger Avary, (che aveva gia' contribuito alla dissacrante visione in "Killing Zoe" e "Pulp Fiction"), si caratterizza per la sua capacita' di essere cattivo, politicamente scorretto e cosi' disperato da non lasciare nessun dubbio: è il trionfo del narcisismo stilistico e dello svuotamento interiore.

Gli anni ottanta rivisti e rivissuti da Roger Avary, attraverso una progressiva de-costruzione strutturale, dove lo scorrimento del tempo viene fermato e riportato indietro. Una ricomposizione al rovescio fino a quando non raggiunge un altro personaggio, si riferma e torna normale. Lo humour nero del regista combinato alla visione demoralizzante e pessimista del romanzo di Bret Easton Ellis (da cui e' tratto il film, che Roger Ebert, il critico del Chicago Sun Times, bolla senza possibilita' di appello: "la vita e' troppo breve per permettersi di leggere uno dei romanzi di Bret Easton Ellis"), trasformano The Rules of Attraction in un disperato ritratto epocale di una generazione allo sbando, tra desideri irrealizzati, sogni in frantumi. Una generazione che vive l'eccesso come esaltazione dei propri desideri irrealizzati.

Ambientato in un college del'est coast, il film di Avery, mostra con piacere, senza imbarazzi, il mondo surreale e tragico che ruota attorno tre studenti, dove il loro presente e' caratterizzato da una sorta di aberrazione tra alienzazione e morte, dove il sesso so confonde tra i fumi della droga e dell'alcool. Lauren (Shannyn Sossamon) vorrebbe Victor, Sean (James Van Der Beek, reduce dalle fatiche di Dawson Creek), vorrebbe Lauren, Paul (Ian Somerhalder, C.S.I.), dalle tendenze bisessuali che vorrebbe conquistare Sean. E poi ancora altri personaggi che affollano le aule di questa generazione tradita, corrotta e allo stesso tempo ingenua e debole, ognuno legato all'altro da un filo, che prima o poi si spezzera' lasciandoli nella loro solitudini. Le loro storie si intrecciano in una girandola effervescente di nichilismo esistenziale dove il senso di vuoto e di decomposizione regna nelle loro vite, nella loro tremenda e angosciata quotidianita'.

Rules of Attraction e' un film senza speranza, sulla morte dell'amore, dei sentimenti, sul tramonto dell'arte della seduzione. La fine del mondo e' vicina, probabilmente e' gia' arrivata, e le feste orgiastiche ne caratterizzano questa essenza apocalittica: Dressed to Get Screwed (Vestiti per essere scopati), The Edge of the World (Il confine del mondo), The Graveyard (Il cimitero).
Film definitivo che sancisce la fine dei protagonisti di American Pie, circondati ora dal vuoto morale e accompagnati da quel senso di sadismo e di cinismo che accompagna le loro esperienza. L'umorismo e' spigoloso, morboso e fa male, il romanticismo viene ridotto, schiacciato: un'inutile residuo appartenente ad altri tempi che puo' solo condurre alla morte. E' il mondo angosciato, desolato, la nuova terra desolata creata dalla penna di Bret Easton Ellis.

Rules of Attraction si caratterizza per il movimento, incessante che accompagna i personaggi nelle loro peripezie, fino al suo esaltante tripudio nella tragica e esilarante descrizione del tanto agognato viaggio europeo "all-american". E' uno dei momenti piu' felici del film, dove tutto viene condensato e accellerato, nel testo e nelle immagini, in una velocissima rappresentazione dell'esperienza europea attraverso gli occhi USA. E' appena iniziato che e' gia' tutto finito. Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino, Roma, Venezia, Londra: in cerca di droga, sesso, musica e ancora droga, sesso droga. In questa condizione post-moderna il senso di desolazione che circonda questi ragazzi intrappolati nel loro mondo, e' totale, assoluto. Non esistono vie d'uscite, se non una strada notturna illuminata dai fari di una motocicletta, un futuro incerto che si trova davanti a questa generazione X.
The Rules of Attraction
Regia: Roger Avery
Soggetto: dal romanzo omonimo di Bret Easton Ellis; sceneggiatura: Roger Avary; fotografia: Robert Brinkmann; montaggio: Sharon Rutter; interpreti: James Van Der Beek (Sean Bateman), Ian Somerhalder (Paul Denton), Shannyn Sossamon (Lauren Hynde), Jessica Biel (Lara), Kip Pardue (Victor); produzione: Greg Shapiro per Lions Gate Film; origine: USA, 2002
La critica americana:
"Un esercizio di bravura sul vuoto assoluto".
Mark Caro, Chicago Tribune
Roger Avary ci vuole coinvincere che i simboli dissipati del suo film sugli eccessi capitalistici esistono veramente. Piu' il film cerca di impressionarci, piu' diventa petulante".
Stephen Holden, New York Times
"Una noiosa orgia di eccessi e sfruttamento che non ha nessun senso e che non significa nulla"
Jeffrey Bruner, Des Moines Register
"Come una storia avvincente, lo stile e' divertente e veloce, ti sorprende e non vuoi che finisca".
Eric Harrison, Houston Chronicle
"Se poteste tollerare l'umanita' portata alla sua forma piu' bassa e brutale, potreste apprezzare il film che Avary ha messo insieme".
Matt Easterbrook. Matt's Movie review
"Un drama nichilista pieno di miseria moderna e di affilata violenza".
Josh Larsen, Sun Publications
"The Rules of Attraction e' un film sulla desolazione, sulle menti sprecate, e cosa ancora peggiore, questa desolazione viene rappresentata con uno stile vivace e scaltro".
Chris Hewitt, St. Paul Pioneer Press
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