Mezrich, Zuckerberg e il "fenomeno" Social Network
Mentre in una conferenza stampa a Palo Alto Mark Zuckerberg illustrava una serie di innovazioni di Facebook, che implementerebbero il livello di controllo della privacy e di proprietà del materiale caricato online dai singoli utenti, nel primo fine settimana di proiezione, il film di Fincher ha raggiunto il primo posto in classifica, con ventitre milioni di dollari collezionati
In una recente conferenza stampa a Palo Alto, sede della sua compagnia, Mark Zuckerberg ha illustrato una serie di innovazioni di Facebook, che implementerebbero il livello di controllo della privacy e di proprietà del materiale caricato online dai singoli utenti. Quella californiana è stata la prima apparizione pubblica dall’uscita nelle sale americane del film diretto da David Fincher e dedicato al “Social Network”. E nel primo fine settimana di proiezione, il film ha raggiunto il primo posto in classifica, con ventitre milioni di dollari collezionati, nonostante le aspettative del distributore Columbia Pictures si aggirassero intorno ai venticinque. Le speranze erano ben fondate, se si considerano gli ingredienti emotivi della storia - amore, delusione, amicizia, imbroglio, ingegno, competizione - e la sua grande attualità: Facebook conta, solo in Italia, quasi diciassette milioni di utenti e, negli Stati uniti, è riuscito a superare Google, per numero di accessi. La Sony Pictures ha così deciso di affidare al lanciatissimo Fincher, reduce dai successi di critica e pubblico di Zodiac e Il curioso caso di Benjamin Button, la storia del miliardario più giovane del mondo, Mark Zuckerberg, con un’azienda valutata ad inizio anno 14 miliardi di dollari.
Le vicende sono quelle narrate da Ben Mezrich nel suo “Miliardari per caso - L'invenzione di Facebook”: un bestseller che a dir la verità presenta solo in parte la “storia di soldi, sesso, genio e tradimento” del sottotitolo americano. Si parte coi primi esperimenti sul social network, nell’inverno del 2003, quando Zuckerberg è ossessionato dai circoli studenteschi (lui preferirà parlare di “forte motivazione”) e decisamente infantile: in fondo FB nasce perché un diciannovenne vuole vendicarsi di una ex-fidanzatina pubblicandone foto e dati online. Zuckerberg e l’amico Saverin violano, secondo il Consiglio direttivo del College, privacy e diritto d’autore ma proseguono nella creazione del sito. La piattaforma riscuote subito un enorme successo, inglobando altre università,
e intanto i due vengono accusati di aver rubato l'idea ai compagni Moskovitz e Chris Hughes. Quando il rapporto tra Zuckerberg e Saverin si incrina, quest'ultimo porta in tribunale l'ex amico, dando il via ad una tormentata battaglia legale da 600 milioni di dollari.
Mezrich ha reso bene il clima di Harvard, e non poteva essere altrimenti dal momento che in quel College si è laureato anche lui, a pieni voti. Per la stesura del libro si è avvalso poi della consulenza dello stesso Saverin. Il film sembra particolarmente interessato a rispecchiare quello spirito comunitario che Harvard da anni cerca di sponsorizzare, differenziandosi dalle altre università americane della Ivy League, accusate di istigare all’individualismo e alla competizione. Come a dire: Facebook è nato tra amici; il denaro, poi, ha fatto il resto.
Peraltro, come tutti gli ex allievi di Harvard, Mezrich è una sorta di Re Mida. Dal precedente “Blackjack Club (Bringing Down the House)”, Kevin Spacey ha voluto produrre nel 2008 21 di Robert Luketic: ancora Massachusetts, ancora un gruppo di ragazzi brillanti ad infrangere regole; nello specifico, i sei del MIT che sbancarono Las Vegas grazie ad algoritmi e matematica applicati al conteggio delle carte da gioco. Ma forse, da un autore che conosce l’ambiente e l’odore dei soldi, la Sony si aspettava più oro. (Maria Vittoria Solomita)
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