CORRISPONDENZE - Il presidente, l'avversario e novanta milioni di spettatori
ELEZIONI USA: - 33 giorni. A poco più di un mese dalle elezioni a Miami si svolge il primo dibattito-scontro tra Bush e Kerry. Dagli States le corrispondenze di Sebastiano Lucci ci raccontano questo mese di elezioni, che drammaticamente non coinvolgono solo i 200 milioni di americani ma possono decidere i destini dell'intero pianeta

Il countdown è iniziato. Tra poco meno di tre ore gran parte dei canali televisivi in tutti i cinquanta stati trasmetteranno il primo dei tre incontri, che si svolgeranno tra oggi e la fine di ottobre, tra il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush e il suo antagonista John Kerry .
Più che un dibattito politico (e lo è certamente, perché indipendentemente dal risultato, l'elezione del prossimo presidente condizionerà gli avvenimenti del prossimo quadriennio) è un avvenimento mediatico di assoluta importanza (secondo le stime questa sera un americano su due guarderà lo scontro). La Florida, dopo essere stata invasa e martoriata da un uragano dopo l'altro, è di nuovo al centro dell'attenzione mondiale. Qui, da una delle aule più importanti dell'Universita della Florida, sotto eccezionali misure di sicurezza (secondo alcuni esponenti della CIA, il rischio attentati è altissimo) tra poche ore si accenderanno i riflettori sull'ultimo atto di uno scontro politico che ha avuto negli ultimi mesi i momenti di grande intensità durante le due convention.
Non è più tempo di passi falsi. Questa sera i due contendenti si giocano il tutto per tutto di fronte all'opinione pubblica. Sono ancora molti i swing states (quegli stati che ancora non sono stati decifrati e dove ogni risultato è ancora possibile): in testa a tutti la Florida, ma anche il New Mexico e l'Oregon, il Minnesota e l'Iowa, la Pennsylvania, il New Hampshire e il New Jersey). Perché saranno proprio questi stati nuovamente, come quattro anni fa, a decidere l'elezione.
Gli ultimi sondaggi danno Bush in grande ripresa, con un vantaggio che giorno dopo giorno diventa sempre piu consistente. Bush e il suo staff hanno infatti utilizzato una linea di condotta che dal punto di vista della retorica e del linguaggio usato sembra molto più efficace di quello usato da Kerry, che a tratti sembra un condottiero vincente e in altri momenti non riesce ad essere particolarmente efficace.
La sensazione è che sia proprio Kerry quello a rischiare di più questa sera. Da lui i suoi sostenitori si aspettano molto e sanno bene che ormai è arrivato il tempo di osare e di essere incisivi per convincere quei tanti americani che questa sera davanti alla televisione si aspettano di riconoscersi in un leader.
Nulla è ancora deciso, e non lo sarà fino al primo fatidico martedi di novembre, ma si ha la netta sensazione che l'impatto mediatico, il carisma, e la sensibilità dei contenendenti in questo scontro epocale avrà una effetto catalizzante, e sarà più importante delle loro opinioni. Non tanto dunque le proposte vincenti, quanto la comunicabilità degli interlocutori.
Purtroppo fino a adesso, per i milioni di spettatori che da un continente all'altro, assistono con ansia, trepidazione e terrore questa elezione, le parole di Stanley Fish nel Chicago Tribune ("lo stile di Bush è più efficace della sostanza di Kerry"), suonano come una tetra previsione.
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